di Ophelia

Voglio fare l’amore, voglio provare piacere, voglio toccarmi fino a sospirare e godere. Queste frasi hanno attraversato il nostro cervello innumerevoli volte. Abbiamo imparato a dare loro una forma, un impulso, che sappiamo come gratificare, come controllare e quando sia corretto abbandonarci al piacere. Sarebbe di sicuro strano che le persone intorno a noi ci guardassero come esseri puri, casti e immacolati totalmente estranei a questi desideri. Questo perchè non siamo disabili. Il disabile, fisico e psichico soprattutto, in Italia è giuridicamente, e troppo spesso culturalmente, un essere privo di desiderio sessuale, un eterno bambino che non aspira e non merita il piacere della gratificazione carnale.

Un coraggioso disegno di legge presentato nel 2013 dice: “Molte persone in condizione di disabilità non possono autonomamente intrattenere relazioni interpersonali complete sotto il profilo psicoaffettivo, emotivo e sessuale poiché impedite da una condizione di ridotta autosufficienza a livello di mobilità o a causa di un aspetto fisico lontano dai modelli estetici dominanti e ritenuti attraenti.[…]Si aggiunga a queste difficoltà la persistenza nella nostra cultura del pregiudizio per cui le persone disabili sono percepite come asessuate, prive di una dimensione erotica e senza un desiderio di intimità. L’impossibilità, con questi presupposti, di raggiungere una condizione di benessere psicofisico, emotivo e sessuale, costituisce una limitazione al diritto fondamentale alla salute, limitazione che la normativa ha il dovere di prevenire…

Il testo si proponeva di portare sul tavolo istituzionale il concetto di “Assistente sessuale”, un uomo o una donna che accompagna chi non è in grado di gestire la sfera sessuale aiutandolo materialmente, a scoprire l’erotismo e a indirizzare energia e impulsi che diversamente potrebbero esprimersi in malessere o in rabbia. Questa figura professionale esiste ed è regolamentata in molte nazioni europee, si tratta di un operatore socio sanitario o uno psicologo, specializzato tramite corsi appositi per poter affrontare la delicatissima questione dell’esperienza sessuale di chi si trova a non poterla gestire liberamente.

Gruppi formati da parenti ed educatori chiedono a gran voce che la questione venga velocizzata dal governo, loro fono forse i più consci dell’incredibile discrepanza esistente tra l’immagine sociale del disabile e la realtà dei fatti. Gianluca Nicoletti nel suo toccante “Una notte ho sognato che parlavi”, libro dedicato alla vita con suo figlio affetto da autismo, racconta senza mezze misure della scoperta da parte del ragazzo dell’auto-stimolazione degli organi genitali e dello sforzo che come padre ha dovuto sostenere per riuscire ad educarlo all’intimità e alla riservatezza, osservando anche che non si facesse del male a causa di raptus violenti. Un modo di comportarsi assolutamente adeguato di un padre ricolmo di amore, ma soprattutto di cultura e di mezzi mentali per accettare e gestire la situazione.

Nonostante l’arretrata situazione italiana meriti visibilità nella speranza di far muovere le cose, dalla rete e dal mondo arrivano anche molte storie incoraggianti di persone che tramite il giusto supporto e soprattutto la sconfitta del pregiudizio riescono a vivere a pieno la propria sessualità anche in modo non ordinario. Una storia positiva può essere sicuramente quella avvenuta una notte come tante in un locale del bolognese durante il “Decadence”, una serata dedicata alla sessualità alternativa, dove un ragazzo in sedia a rotelle si è rivolto a un rigger (persona specializzata nel bondage giapponese tramite luso delle corde) per poter sperimentare l’ebrezza di essere sospeso. Il rigger e la sua assistente non si sono assolutamente lasciati intimorire e con tutte le accortezze del caso hanno trasformato il momento in un ricordo di accettazione, aggregazione e divertimento.

Un progetto che arriva dall’America è invece Kinkability, una linea di sex toys di impronta fetish studiati per essere utilizzati da persone con disabilità o amputazioni. Molte persone con disabilità fisiche si incontrano e si scambiano opinioni o appuntamenti grazie a community e social network ampliando le loro possibilità e contribuendo fisicamente ad abbattere lo stigma ed il pregiudizio.

Per approfondimenti:

http://www.sessoamoredisabilita.it/ilprogetto/

http://www.lovegiver.it/

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