Pirandello: alla ricerca della propria identità

Pirandello fu un celebre autore italiano, determinante per la letteratura italiana e il pensiero occidentale. Attraverso le sue opere letterarie e teatrali, Pirandello ha introdotto una pensiero sconvolgente che è andato a minare certezze ritenute incrollabili. Figlio di un periodo rivoluzionario dal punto di vista culturale, Pirandello contribuisce alla sempre più evidente problematicità della vita. Sono celebri le sue maschere, la costruzione di plastiche personalità in base convenzioni ed esigenze sociali; ciascuno, in base al contesto, mostra un’immagine falsa di sé per compiacere le aspettative. Il fulcro della poetica pirandelliana è, di fatto, la demolizione dell’identità, tale come le persone se la immaginano. In questo modo, l’autore evidenzia la falsità e l’assurdità su cui si regge la vita sociale. Un problema che ha destabilizzato la coscienza collettiva e con cui si fanno i conti tutt’oggi. 

La transizione tra razionale e irrazionale

Il primo Novecento è stato un periodo che si può dire esplosivo, in quanto si susseguirono eventi e ideologie che sono andate a sconvolgere la mentalità occidentale. Non solo guerre, rivoluzioni, riforme politiche, ma proprio nel campo culturale si sono verificate le novità più impattanti. In questo periodo, il pensiero occidentale sradica le proprie radici e affronta il problema di riempire il vuoto che si è creato.

Sono tre i principali momenti fondamentali nello sviluppo del pensiero moderno. Uno è la filosofia di Nietzsche, con la celebre dichiarazione «Dio è morto» egli volle esprimere la morte della cultura passata, che era basata sulla ragione e sulla fede. Alla privazione dei punti di riferimento tradizionali, si aggiunge la scoperta della parte più oscura della mente umana: l’inconscio. Freud scopre come gli impulsi fuori il controllo della coscienza siano alla base delle azioni dell’uomo. L’irrazionalità diventa componente importante, se non fondamentale, della vita moderna. In questo clima di disorientamento, delusione, dovuto alla frantumazione delle certezze, si sviluppano correnti di pensiero reattive. Fra questi si distingue il decadentismo, un movimento letterario che, distanziandosi dalla tradizione, propone atteggiamenti artistici innovativi.

Uno degli esponenti del decadentismo italiano fu Pirandello. L’autore siculo diventa una figura importante del panorama letterario contemporaneo, grazie alla sua opera Il fu Mattia Pascal. Attraverso questo capolavoro, il pensiero pirandelliano diffonde i propri temi cardine. Uno degli aspetti più determinanti introdotti da Pirandello è senz’altro la problematica dell’identità. Pirandello mostra come l’identità sia una costruzione artificiosa che, nella maggior parte, non dipende dal singolo. L’identità diventa un marchio, un’etichetta imposta dalla società, senza la quale la vita sociale è impossibile. 

L’umorismo: i meccanismi della risata 

Pirandello si preoccupa di indagare gli aspetti più controversi della vita quotidiana. L’autore riflette, di fatto, su quei comportamenti che solitamente si compiono, ma le cui cause spesso si ignorano. Oltre al problema dell’identità e le sue conseguenze, Pirandello opera anche una riflessione su uno dei gesti più comuni ma anche controversi: la risata.

Nel 1908 Pirandello pubblica il saggio L’umorismo. In quest’opera l’autore riflette sui motivi della risata, sul perché si compie. Egli opera una distinzione tra comico e umoristico, due modi distinti che generano la risata. Il comico viene definito la risata che si genera come reazione involontaria a un evento del tutto inaspettato. Questo atteggiamento Pirandello lo denomina avvertimento del contrario, la percezione dell’assurdità della manifestazione del surreale. Al contrario, l’umorismo rientra già sotto il controllo della ragione, in quanto essa approfondisce l’evento comico. Denominato sentimento del contrario, l’umorismo consiste nella risata per il comico, ma contestualizzata in quanto agiscono l’empatia e l’immedesimazione. Attraverso la comprensione della situazione in cui si genera l’evento comico, la risata assume maggiore consapevolezza. In questo modo è possibile cogliere i messaggi insiti nella comicità, spesso come riflessi di una realtà assurda. Questa percezione è tipica della satira, dove si mescolano comico e critica. 

L’umorismo è componente importante delle opere pirandelliane, data la volontà dell’autore di trattare le controversie della vita. Infatti in molte opere Pirandello inscena situazioni assurde. Tuttavia, i comportamenti del protagonista e delle persone coinvolte, mostrano la complessità della situazione, proponendo al lettore una visione completa con tutte le sue sfumature. Il contrasto tra apparenza e realtà viene moderato dal coinvolgimento emotivo: il lettore continua a percepire l’assurdità, ma comprende da dove deriva. 

La morte dell’identità

Come sopra accennato, il problema dell’identità è la questione primaria sollevata da Pirandello. Nelle opere più iconiche dell’autore, il tema dell’identità è il fulcro della narrazione e dell’ideologia. In Il fu Mattia Pascal Uno nessuno centomila, Pirandello rappresenta i due protagonisti alle prese con la scoperta dell’inesistenza della propria identità

L’identità è definita come l’immagine nella quale si riconosce l’individuo, caratterizzata da elementi distintivi. L’identità poggia su caratteristiche e valori ritenuti incontestabili dalla percezione dell’individuo. Pirandello fa crollare questa sicurezza, mostrando come le proprie convinzioni siano estremamente fragili: basta un commento della moglie di Moscarda sul suo aspetto per turbare l’idea che egli si era creato di se stesso. Così Moscarda inizia a indagare sulla propria immagine, cercando di coglierla nel suo momento più autentico. Ma scopre che gli è impossibile; comprende che ognuno ha una concezione della sua persona che non coincide mai con la propria. Attraverso questa situazione tragicomica, Pirandello evidenzia l’impossibilità dell’uomo di vivere nella veridicità, obbligato alla finzione. Così si originano le maschere, i ruoli e gli atteggiamenti in cui la società rinchiude ogni individuo, proiettando alla comunità un’immagine approssimativa.

Di fronte a queste scoperte, attraverso i personaggi di Pascal e Moscarda, Pirandello mostra due modi di reagire. Da una parte vi è la reazione passiva di Pascal, condiscendente al ruolo che la società gli ha affidato. In seguito al casuale evento che l’ha escluso dalla società, Pascal non riesce a vivere senza la consapevolezza di avere un’identità, anche se finta. Per questa ragione, alla fine decide di tornare alla sua vita precedente, ma da inesistente, in quanto registrato morto. L’altro modo di reagire consiste in un atteggiamento aggressivo, guidato dalla volontà di svincolarsi dall’immobilità sociale. Questo atto di rottura assume concretezza nella follia, l’annullamento di ogni convenzione sociale. Così agisce Moscarda, adottando un comportamento anormale, finendo per essere giudicato pazzo e recluso in manicomio.

La follia come libertà

Pirandello spiega come la vita sociale porti inevitabilmente alla finzione. Il vivere sociale comporta l’impiego di atteggiamenti costruiti a misura, impedendo l’espressione del proprio essere. Ma la libertà, e quindi la verità, esiste e consiste nella follia: soltanto liberandosi di tutti gli obblighi sociali si giunge a un comportamento spontaneo e autentico. 

Viene definito uno stato folle quello di colui che agisce senza seguire le aspettative della ragione e che lascia libera espressione ai moti interiori. La denominazione di ‘folle’ è opera della società, di coloro che ancora vivono negli schemi convenzionali e che reputano folle ciò che differisce dalla normalità. Ma per il ‘folle’, la sua condotta irrazionale è l’unica possibile espressione di una pura vitalità. In questo caso, l’uomo si lascia trasportare dal flusso vitale che regola l’esistenza di ogni cosa. Egli si perde nel divenire e diventa tutt’uno con il caos dell’esistenza. Si può dire, pertanto, che l’uomo acquisisce la sua vera identità soltanto quando non ha più la possibilità di costruirne una.

FONTI

Pirandello, Uno, nessuno e centomila, I Giganti di Gulliver, 1995

Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Mondadori, 2015

CREDITI

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