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I Grammy e i suoi grandi dimenticati: Record of The Year

Un po’ come la cerimonia degli Oscar, ogni anno attendiamo con ansia quella dei Grammy – e, la maggior parte delle volte, è quasi impossibile non rimanerne amareggiati. Quest’anno, più che mai, sono innumerevoli i grandi dimenticati dalla Grammy Academy. A partire da questo articolo, fino alla cerimonia che si svolgerà il 31 gennaio 2021, la redazione di musica de «Lo Sbuffo» ha dunque deciso di rendere onore a chi questo premio se lo sarebbe meritato decisamente, ma non è stato minimamente considerato tra le candidature.

Per la prima settimana di questa nuova rubrica, parliamo del Record of The Year, la registrazione dell’anno; una delle categorie più ambite, che offre grande riconoscimento artistico all’artista, ma soprattutto a tutti gli altri collaboratori che stanno dietro la creazione del pezzo, come i produttori. Di seguito, vi presentiamo le candidature della sessantatreesima edizione dei Grammy:

Black Parade – Beyoncé

Colors – Black Pumas

Rockstar – DaBaby Featuring Roddy Ricch

Say So – Doja Cat

Everything I Wanted – Billie Eilish

Don’t Start Now – Dua Lipa

Circles – Post Malone

Savage – Megan Thee Stallion Featuring Beyoncé

Dimitra Gurduiala, Caposezione

Blinding Lights – The Weeknd

Talented, brilliant, incredible, amazing, showstopper, spectacular, never the same, totally unique, completely not ever been done before, unafraid to refferace or not refferace, put it in a blender, shit on it, vomit on it, eat it, give birth to it.

Questa citazione di Lady Gaga è forse la descrizione perfetta per il detentore mancato del Record Of The Year. L’assenza di Blinding Lights tra i candidati di quest’anno si è fatta sentire, facendosi riconoscere come un vero e proprio crimine musicale. Con quaranta settimane in cima alla Billboard Hot 100, quasi due miliardi di ascolti su Spotify e una produzione che fa ancora sognare, The Weeknd e il suo nuovo disco After Hours hanno davvero centrato il segno – al contrario dei Grammy, purtroppo.

Ciononostante, con una nonchalance ammirevole, il cantante canadese non ha perso tempo. Annunciate le candidature, ha subito tentato di smascherare l’ipocrisia dell’Academy sui social: “The Grammys are corrupt. You owe me, my fans and the music transparency”. Onestamente, Abel, non avresti potuto dirlo meglio.

Stefania Berra, Redattrice

Rain On Me – Lady Gaga, Ariana Grande

Binomio dance pop perfetto tra due delle artiste più apprezzate del panorama musicale. Si tratta del secondo estratto da Chromatica, sesto album in studio di Lady Gaga uscito a maggio. La canzone è un inno alla perseveranza e alla tenacia nonostante il dolore della vita, con la pioggia che fa da sfondo e continua a cadere, come metafora delle lacrime. Una sorta di brano terapeutico che ci libera dalla paura e dalla necessità di piangere che talvolta ciascuno di noi ha. È una rinascita interiore, è la forza di andare avanti. Il tutto interpretato divinamente dal carisma e dalla voce imponente delle due cantanti. A mio avviso, è un pezzo ben riuscito che avrei visto volentieri tra le nomine come Record of The Year. Ritmato e molto ballabile, interessante anche nel messaggio che viene veicolato senza tuttavia risultare banale e scontato; il tutto coronato da un videoclip altrettanto dinamico, con Lady Gaga e Ariana Grande che ballano sotto un temporale in un’ambientazione un po’ futuristica.

Giulia Ascione, Redattrice

Watermelon Sugar – Harry Styles

Dopo la sorprendente esclusione di Sign Of The Times nel 2017 – che in molti non hanno ancora digerito –, quest’anno sembrava ovvio che Harry Styles potesse dominare nelle categorie principali dei Grammy. E invece no. Il suo cavallo di battaglia, stavolta, era Watermelon Sugar. Il brano ha accompagnato la strana estate 2020, con la sua spensieratezza e le sue atmosfere meravigliosamente anni Settanta. Oltre ad avere spopolato in radio, si è classificata al settimo posto nella Top Hits annuale di Spotify, tra le canzoni più ascoltate degli ultimi 12 mesi. Per non parlare del suo videoclip, uscito a maggio ma girato pre-pandemia, che è una vera celebrazione della diversità intesa dal punto di vista fisico e non solo. Tutto questo non è bastato ad ammetterla tra le nomination del Record Of The Year, ma si è “fermata” alla candidatura per Best Pop Solo Performance. E un po’ ci dispiace.

Francesco Pozzi e Andrea Ciattone, Redattori

The Box – Roddy Ricch

Nonostante il Black Lives Matter, le nominees ai Grammy di quest’ultima edizione hanno dimostrato che nulla è realmente cambiato. Ci sono artisti neri che hanno letteralmente fatto da magistrale colonna sonora a uno degli anni più complessi di sempre. Eppure, non sono neanche stati presi in considerazione per il prestigioso premio musicale. Tra le esclusioni più illustri spicca quella di The Box di Roddy Ricch, che ha lanciato il giovane rapper di Compton nell’orbita delle superstar americane. Il brano, uscito il 17 gennaio 2020 dall’album Please Excuse Me For Being Antisocial, ha ottenuto un successo enorme complice l’aver spopolato sulla piattaforma social TikTok, che lo ha portato ad essere primo per undici settimane consecutive nella Billboard Hot 100 – è stato, inoltre, il brano più riprodotto in streaming della prima metà del 2020.

Sembra assurdo come non sia stato considerato dall’Academy, nonostante la sua viralità e capacità di perdurare tutto questo tempo sulla classifica più importante d’America. In compenso, all’interno delle nomination per il Record of The Year troviamo lo stesso il rapper assieme al suo collega DaBaby con il brano Rockstar, celebre per l’esibizione live con la quale i due artisti hanno mostrato appoggio al movimento Black Lives Matter. L’Academy, però, ancora una volta, ha dimostrato di non aver ancora compreso del tutto – se non affatto – l’hip hop.

 

Chi sono per voi, invece, i grandi dimenticati dei Grammy? «Lo Sbuffo» vi dà appuntamento al prossimo sabato, con un’altra categoria particolarmente importante: l’album dell’anno.

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