Il Signore degli Anelli – Le due torri rappresenta il punto mediano del grande progetto di Peter Jackson. Dopo le quattro statuette conquistate dalla Compagnia dell’anello l’attesa venne soddisfatta con un altra grande pellicola. Nonostante le difficoltà nel trasporre un’opera grandiosa come quella di Tolkien anche il secondo film della trilogia si confermò all’altezza della situazione guadagnandosi due meritati riconoscimenti nella notte degli Oscar.

Vediamo allora le 5 migliori sequenze di questo accattivante secondo capitolo.

5) Il risveglio del Re

Per il “ritorno” del Re ci sarà da attendere l’ultima fatica del regista. Tuttavia il quinto posto di questa speciale classifica va al risveglio di Théoden, re di Rohan. Nelle terre dei cavalli, dilaniate dal malvagio Saruman, re Theoden è consumato da un maleficio e mal consigliato dall’insidioso Vermilinguo. L’arrivo a Edoras di Aragorn, Gimli e Legolas, guidati dal rinato Gandalf il Bianco, non è dunque gradito e la tensione che accompagna la loro entrata a palazzo è palpabile. Qui si consuma uno dei momenti narrativamente e cinematograficamente più significativi: lo scontro a “distanza” tra gli stregoni. Il bagliore bianco rivelato da un nuovo Gandalf, il controllo di Saruman sulla mente e sul corpo di Theoden, il montaggio alternato incalzante. Tutti elementi che contribuiscono alla crescita di intensità narrativa e trovano il proprio culmine nel risveglio definitivo del re di Rohan, le cui mani si stringono con nuova forza attorno alla fida spada.

File:Il Signore degli Anelli 206.jpg - Wikipedia

4) Legolas, abbattilo!

È indubbio che gli eventi narrati nella seconda pellicola di Peter Jackson servano a condurre a uno degli scontri più epici dell’intera storia: la battaglia al Fosso di Helm.
Numerosi i momenti memorabili, forse troppi; dal tremare della terra all’arrivo dell’esercito oscuro al silenzio che precede lo scontro, dalle acrobazie di Legolas alle battute e alla tenacia di Gimli. Al quarto posto vogliamo però inserire uno dei punti di svolta del conflitto: la distruzione di parte delle mura attraverso un intruglio esplosivo ideato da Saruman.
Si tratta di una sequenza breve, quasi fulminea, che la ripresa a tratti rallentata aiuta a comprendere nella sua fondamentale importanza. Un nemico non meglio identificato che avanza, Aragorn che si accorge del pericolo incombente, Legolas che manca il bersaglio a più riprese. Attimi di ansia mista a terrore, che si concludono con la penetrazione efficace del nemico e l’esplosione di una sezione delle mura del Fosso. La vittoria sembra sorridere alla malvagità di Saruman.

3) È giusto combattere per questo

A guadagnare il gradino più basso del podio non è una delle tante scene d’azione che impreziosiscono la pellicola; bensì il discorso che Sam rivolge a Frodo negli ultimi minuti del film, in contemporanea alla vittoria riportata da uomini ed elfi al Fosso di Helm.
Oltre ad essere una magnifica riflessione sulla necessità di combattere per ciò che è giusto, Sam riassume in poche frasi il senso della missione che la Compagnia e le forze del bene stanno faticosamente portando avanti. Le sue parole testimoniano con forza quanto la figura di Sam non sia marginale, ma al contrario fondamentale all’interno della storia. Il coraggio di Frodo nel portare l’anello a Mordor rischierebbe di dissolversi nel nulla senza la presenza del coraggioso e saggio Sam. Uno Hobbit come tanti, completamente fuori contesto, privo di ambizioni di comando, ma con uno e un solo obiettivo: aiutare gli amici e il suo padron Frodo ad avere la meglio sul Male e poter finalmente tornare a casa.

2) Non può essere…

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Al secondo posto non potevamo non inserire il momento della resurrezione. Gandalf, figura Christi, rinasce dalle viscere della Terra. Dallo scontro con il Balrog al vagare nella dolcezza dell’eterno, per poi fare ritorno in bianche vesti per portare a compimento la missione. La grandiosità di tale sequenza è in realtà preceduta da attimi di grande tensione e paura. Aragorn, Legolas e Gimli,  penetrati nell’insidiosa foresta di Fangorn, sono alla ricerca di Merry e Pipino, convinti che il malefico Saruman abbia catturato i due poveri Hobbit. Le loro armi, pronte a fronteggiare il pericolo, vengono tuttavia ridicolizzate da un potere sovrumano.

E qui, tra laccecante bagliore perlaceo e lo sgomento dei tre prodi guerrieri, emerge dalle fronde Gandalf il Bianco, che annuncia il suo ritorno con maestosa solennità.

Io sono Gandalf il Bianco e ritorno da voi ora, al mutare della marea.

1) All’alba guarda a est!

Ancora lui, ancora lo stregone bianco. Gandalf conquista di diritto anche la prima posizione della classifica, facendosi interprete del momento di maggiore epicità dell’intera pellicola. Soverchiate nel numero e persi terreno e uomini, le forze di re Theoden si giocano la sopravvivenza e la vittoria in un ultimo assalto della cavalleria.
Nel bel mezzo della battaglia, il volto di Aragorn si leva ad osservare una delle alture circostanti. E qui, impennato in sella ad Ombromanto, lo stregone Bianco si staglia luminoso, circondato dal chiarore del sorgere del sole. Al suo fianco Eomer e i suoi Rohirrim la cui discesa trionfale a falciare i corpi nemici, è preceduta da un potente ruggito di fedeltà al loro re. Quanto segue è pura magia estetica; musica celestiale, una cavalcata impietosa a sbaragliare l’oscurità, una luce accecante ad allontanare le tenebre del Male.