L’artigianato è da secoli un fiore all’occhiello per l’economia italiana: vanta una storia secolare legata al prestigio del made in Italy in ogni campo, da quello gastronomico a quello tessile, passando per la liuteria, la vetreria e l’oreficeria. Manualità, ingegno e creatività sono i cardini del lavoro artigianale, che basa la sua fortuna sul “saper fare con le mani”, sul riuscire a costruire con attenzione al dettaglio e alla qualità prodotti che sul piano industriale perdono invece di autenticità. 

In un Paese come l’Italia, famoso per i suoi prodotti di alta qualità e per il suo ineguagliabile made in Italy, dove la disoccupazione giovanile è altissima e scarseggiano carpentieri, fornai, sarti, l’artigianato diventa una grande opportunità. Il “saper fare” rimane un ingrediente indispensabile per l’intero settore manifatturiero italiano e contaminandolo con i nuovi saperi tecnologici, l’Italia si ritrova tra le mani un formidabile strumento di crescita e innovazione.

Questo affermazione è tratta da una ricerca dell’Ires (Istituto di Ricerche Economico-Sociali del Piemonte), che ha condotto uno studio sull’artigianato, intitolato  Mutamenti nella composizione dell’artigianato. L’artigianato, che non è in via di estinzione, crea occupazione e genera lavori in cui si coniugano creatività, abilità manuale e padronanza delle tecniche, da un lato, e innovazione, tecnologie digitali e potenzialità della rete dall’altro. Perché oggi l’artigianato si sposa con la digitalizzazione dell’economia. Lasciando da parte il discorso sulla robotica, oggi l’artigianato sfrutta infatti il nuovo mercato e-commerce nell’ottica di una rapida distribuzione e di una maggiore vicinanza al target giovanile che cannibalizza l’economia con un click.

Un esempio è il sito Etsy,  mercato virtuale nato a New York nel 2005 e interamente dedicato ai manufatti artigianali. Oltre un milione di artigiani  vendono le loro creazioni senza intermediari, avendo permesso a Etsy nel 2012 di raggiungere un fatturato di circa 900.000 euro. Questo sito è stato scoperto dalla Commissione Europea nel 2015, la quale ha portato avanti una ricerca con il titolo Business Innovation Observatory – Collaborative Economy: collaborative production and the maker economy. In questo studio si evince la grande opportunità che Etsy dona alle donne:

 L’88% di coloro che vendono prodotti artigianali su Etsy sono donne e  il 97% di queste donne lavora direttamente da casa

Oltre a Etsy, un altro esempio di canale di vendita di pezzi di artigianato è RedBubble, sullo stile del primo, sito conosciuto e sfruttato soprattutto dai giovani. Oggi, dunque, essere connessi con il mondo, sfruttare il mercato dell’e-commerce, proporsi al meglio e mettere in vetrina ciò che si crea è fondamentale. Il digitale, infatti, permette di regolamentare il proprio mercato e il proprio target, aiuta ad aumentare le entrate e gioca un ruolo potente nella costruzione dell’identità dell’artigiano, inoltre aiuta a conoscere i clienti più remoti, a personalizzare gli oggetti e a vendere il tutto stando nella propria casa. Tuttavia, può solo l’e-commerce spiegare l’essenza dell’artigianato digitale?

Quando si parla di artigianato digitale a cosa si fa riferimento? Gli artigiani digitali nascono grazie ai successi della robotica: la nascita di Robot che aiutano il lavoro umano è un’occasione per l’artigianato di crescere e svilupparsi. Negli ultimi anni, in Italia, si è affermato un gap economico e occupazionale dovuto non solo alla nascita di nuove catene che abbattono i costi dell’artigianato, ma anche alla mancanza di personale qualificato e specializzato che potesse ereditare le conoscenze del mestiere. Esempi di “robot artigiani” sono Flippy Raven.

Filippy è un robot costruito per la gastronomia, è capace di cuocere hamburger e, in uso già in Pasadena, può migliorare i servizi culinari aiutando il lavoro all’interno dei fast food, con l’aspettativa di arrivare nei grandi ristoranti. Raven, invece, è stato progettato per lavorare in ambito sanitario e aiutare gli sviluppi chirurgici.

Ciò che spaventa i sostenitori dell’artigianato è che la robotica non sia lo strumento giusto per colmare il gap occupazionale, creando anzi una scomparsa delle figure più specializzate nell’ambito artigianale, mettendo a rischio migliaia di posti lavoro. A sostenere questa tesi è stata l’IBA (International Bar Association), che ha studiato l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, affermando che, oltre ai classici lavori manuali, anche i classici “lavori di sportello” hanno un’alta probabilità di scomparire nei prossimi vent’anni, pari circa all’89%.

Tuttavia c’è chi a questo studio risponde con un’ulteriore previsione:

Previsti in crescita gli impieghi nel settore pubblico (istruzione e sanità in testa); per il settore dei servizi, le professioni connesse con le attività creative, il digitale, il design e la progettazione; l’architettura e le attività legate al settore green, che dovrebbero beneficiare della crescente urbanizzazione e del sempre più pronunciato interesse per la sostenibilità ambientale. In declino le professioni legate alle vendite, ad eccezione dei tecnici di vendita e degli agenti immobiliari

Queste percentuali possono indicare quale sia la strada giusta per l’artigianalità del nostro millennio? Queste ricerche riusciranno a predire davvero le occupazioni del futuro? Una cosa è certa: la creatività dell’uomo, chiave dell’artigianalità, non può essere automatizzata.