“Caratteri” è una raccolta di racconti brevi a cura di Esmeralda Moretti. Per leggere la prefazione e il primo Racconto, clicca qui.

CASA

Gli piovono addosso parole pesanti come pugni di grandine. Fitti come la pioggia più accecante.

Gli serve un ombrello. Che sia resistente, però.

Non ha mai sbattuto le palpebre da quando lo sta sopportando. Decide che è arrivato il momento di chiudere gli occhi per un battito di ciglia che sia un po’ più generoso del solito. Ma così la realtà diventa un incubo: meglio svegliarsi.

Serra i pugni, digrigna i denti e tutti i suoi muscoli si tendono. Non è facile trovare un ombrello che regga. Prova a pensare ad una canzone, poi ad un’altra, ma si bucano tutte quante e la grandine si insinua più insistente che mai nelle ferite più interne che un uomo possa avere. Sopra i lividi, sulle cicatrici.

Ma adesso non fanno male più.

Perché, papà, devi farmi questo? Perché non credi in me? Perché mi consideri una delusione?

Suo padre non era mai davvero stato un padre. Cos’è un padre? Un padre è quello che la sera torna per cena, anche se lavora tutto il giorno. Un padre è quello che la notte dorme a casa. Un padre è quello che impone le proprie regole, ma lo fa solo per amore. Padre è la figura che sa dirti no quando esageri, o prima che tu lo faccia, perché ti vuole bene e non vuole farti inciampare su degli ostacoli che può evitarti con la sua esperienza. Ma non esistono no immotivati da parte di un padre che ti ama. Il papà è quell’uomo con cui litighi, ma solo perché non sa accettare il fatto che tu cresca, diventi un uomo, non abbia più bisogno di lui. Il padre, se è davvero padre, è la declinazione più difficile dell’essere uomo, la parte più nobile.

Quell’uomo là, davanti a lui, ad urlargli contro parole fatte di aria, non è suo padre.

Perché, papà, non riesci ad accettare il fatto che io sia diverso da te? Che io abbia altri sogni, altri progetti, altri piani per diventare uomo. Non c’è un solo modo di essere uomo, e io, come te, non ci voglio diventare.

Quando avrò un figlio, non gli vomiterò addosso le mie frustrazioni e i miei fallimenti, perché non è questo che un padre fa.

Non è più un ragazzo, non è più il bambino vulnerabile che era un tempo. Ormai è un uomo, e sta scegliendo che tipo di uomo essere.

Sicuramente un uomo che non alza la voce.

Sicuramente un uomo che la sera torna a casa e stampa un bacio sulle labbra della sua donna. Donna che, cascasse il mondo, non piangerà mai a causa sua, di notte, da sola, in un letto vuoto, ma saprà sempre di poter allungare una mano sul lato sinistro del materasso per piangere con lui, o per fare l’amore, o per poggiarsi sul suo petto e sentire il suo profumo e tornare a casa.

Un uomo vero profuma di casa, non di sigarette. Un uomo vero ha gli occhi che luccicano di mondo, non che si ripiegano all’interno. E così sono gli occhi di suo padre: finti, decorativi, perché non gli servono, dato che lui pensa solo a se stesso, e tutto il mondo che gli serve si trova esattamente nell’estensione della sua persona. Non guarda gli altri, non li ascolta. Quando parla con qualcuno, in realtà è tutto un lungo monologo, dato che mentre l’altro parla, lui pensa già a come dovrà ribattere.

Un uomo vero, invece, sa ascoltare. Sa proteggere chi ama. Sa essere presente, anche se a volte è difficile. Sa chiedere scusa se sbaglia.

Questo suo padre non lo aveva mai fatto.

Ed è ancora lì, ad urlargli che non è buono a niente, che ciò che studia è inutile, che le scelte che ha fatto sono tutte sbagliate. Ma come fa un uomo che non c’è mai stato, un uomo che non ti conosce, che non sa chi sei, a pretendere di sapere cosa è meglio per te.

Potrebbe rompersi le dita per quanto sta stringendo forte i pugni. O potrebbe usarli contro di lui.

Ma in realtà, sa che non serve.

In quella stanza ci sono due esseri umani: un Uomo, bello, sicuro di sé e pieno di vita, e un frustrato, che ha solo bisogno di sfogare su qualcuno la propria rabbia.

Che lo faccia.

Non possiamo scegliere la casa da cui veniamo, ma possiamo rimboccarci le maniche e costruire quella che più ci piace.

Casa sono le persone e non c’entra niente con la famiglia.

Casa è quel posto virtuale lontano dalle paure e dai problemi, dalla malinconia e dai rancori.

Casa è il profumo della donna più bella del mondo che dorme con una tua maglietta e ti chiede come stai, e la tua risposta le importa davvero.

Casa sono le braccia forti dell’uomo che ti protegge dalle tue fragilità, e le bacia tutte, una alla volta. Non comincerà mai dal tuo corpo, né dalle tue labbra. Inizierà spegnendo la luce in camera da letto e accarezzandoti il viso con le sue mani ferme, perché sa che il buio non ti piace e che hai bisogno di lui per essere te stessa, che hai scelto lui per essere felice.

Casa è dove sei te stesso.


FONTI

Testo di Esmeralda Moretti

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