Mercoledì 5 febbraio 2020 è stata proiettata l’anteprima stampa del film L’hotel degli amori smarriti, di Christophe Honoré, che sarà nelle sale cinematografiche a partire dal 20 febbraio.

Film complesso, introspettivo, che costringe lo spettatore a tirare fuori i mostri che ha dentro e a fare i conti con se stesso.

Cosa significa “amare”? Quanto può incidere il tempo, l’abitudine, la routine, sul significato di questa parola, sul modo in cui noi la intendiamo?

Ci innamoriamo di un uomo a 25 anni. Saremo capaci di amarlo ancora a 50? Quando il suo aspetto sarà diverso, i suoi occhi avranno visto più cose e la sua pelle porterà i segni di molti più attimi? Cos’è il sesso? Quanto è importante? È qualcosa di puramente fisico o ha una componente emotiva non trascurabile?

Cos’è la fedeltà, in che senso dobbiamo intenderla?

Dopo vent’anni di matrimonio, Richard scopre che la moglie Maria lo tradisce. Maria decide dunque di fuggire e rifugiarsi nell’hotel di fronte casa: ha bisogno di tempo per riflettere. Ciò che non sa, è che la riflessione sarà più vivace del previsto, ricca di ricordi, di ospiti e di fantasmi del passato. Tutti noi abbiamo fantasmi con i quali preferiremmo non fare i conti. Eppure, dobbiamo.

Un amore smarrito, prima di essere smarrito, deve essere stato vissuto, posseduto, e solo poi messo da qualche parte che non si sa più dove… in qualche cassetto, in una lavatrice sporca, nella tasca di un paio di vecchi jeans o in un cappotto invernale che non ci ricordiamo neanche di avere.

Sposarsi: cos’è? È vero che tutte le coppie sposate perdono la passione? È vero che dopo 25 anni di convivenza la parola “amore” si smarrisce, sostituta da “affetto”? Queste sono solo alcune delle domande che lo spettatore si pone guardando il film. Ci pesa ammetterlo, ma la verità è che la nostra esistenza ruota intorno ad una sola persona.

Dal 20 febbraio sarà al cinema L’hotel degli amori smarriti, Chambre 212, un film di Christophe Honoré, con Chiara Mastroianni, Vincent Lacoste, Benjamin Biolay, Camille Cottin e Carole Bouquet.

 

Il regista spiega che il film nasce con l’intento di valorizzare il cinema di finzione,

dove il “facciamo finta” ha più valore del “facciamo così com’è”.

Il termine “finzione” è da intendersi nel senso di “incantesimo”, incantesimo da cui bisogna lasciarsi affascinare.

Sin dall’inizio, volevo che la mia storia assomigliasse più a un racconto coniugale che ad un resoconto sulla vita di coppia.

Si tratta si un film dalla forte simbolicità e potenza comunicativa. È un film davvero intimo, perché ogni storia d’amore che si rispetti, nel momento in cui viene narrata, suscita, in un certo qual modo, simpatia, in chi la ascolta.

Christophe Honoré certo di storie sa raccontarne: autore di svariati libri e romanzi, testi teatrali, direttore di opere, sa emozionare sfiorando l’arte in tutte le sue forme. Ma questa volta ha trattato l’amore. Non l’amore giovane e bello, quello che piace a tutti. L’amore vero, quello che dura una vita, che ha le rughe sul volto, chili di discussioni sulle spalle, eppure, torna sempre, con qualche lacrima in più, e forse, con qualche bacio in meno.

 


FONTI
Anteprima film
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Materiale gentilmente fornito da Officine Ubu e Ufficio Stampa ECHO srl