Vertigo di Alfred Hitchcock 60 anni dopo, mai stato così attuale

Sei decenni fa usciva in tutto il mondo quello che si può considerare uno dei thriller più belli e avvincenti della storia del cinema: Vertigo (La donna che visse due volte), lungometraggio di Alfred Hitchcok. All’epoca della sua uscita il film risultò quasi un fiasco, non ebbe il successo sperato. Critica e pubblico espressero un sincero disappunto in merito e dovettero passare molti anni prima che venisse “riscoperto” e rivalutato come una delle maggiori opere cinematografiche mai realizzate. Oggi, dopo 60 anni, Vertigo viene considerato all’unanimità uno dei massimi esempi di avanguardia registica per via delle numerose innovazioni apportate dal regista inglese e, assieme al celebre Psycho, diretto sempre da Hitchcock, il thriller più bello di tutti i tempi.

Vertigo è basato su un libro francese, D’entre les morts, edito nel 1945 e per il quale il regista rimase profondamente intrigato. La storia parla di un poliziotto di nome Scottie, interpretato meravigliosamente dall’immenso James Stewart, e del suo grave problema con l’acrofobia. Dopo essersi dimesso, un misterioso conoscente gli offre dei soldi per pedinare la moglie Madeleine (Kim Novak), la quale soffre anch’essa di una strana forma di ossessione compulsiva. Durante i pedinamenti, però, Scottie e Madeleine finiscono per innamorarsi fino a che la donna, in preda a una crisi ossessiva, si suicida gettandosi dal campanile di una chiesa. Tutto sembrerebbe finito se non fosse che Scottie, un anno più tardi, incontra quasi per caso una ragazza identica a Madeleine nei modi e nell’aspetto. Inizia a instillarsi nella mente del protagonista l’ipotesi che la ragazza da lui amata non è mai veramente morta.

Ciò che rende Vertigo un film indimenticabile è in prima istanza la tecnica registica di Alfred Hitchcock, la quale dopo 60 anni conserva ancora tutta la sua freschezza e innovazione, risultando più attuale che mai. Il maestro del brivido trasforma una banale storia d’amore in una paranoia infernale impreziosendola con virtuosismi e acrobazie registiche di ogni tipo. La pellicola è una commistione perfetta di numerosi elementi tra i quali amore, gelosia, paura ma soprattutto ossessione. Quest’ultimo aspetto è il perno focale dell’intera vicenda. Vertigo si fonda sul rimorso per una colpa mai avvenuta e sull’ossessiva ricerca di una terribile verità. La verità circa la sorte di Madeleine viene svelata allo spettatore all’incirca verso metà film mentre Scottie ne verrà a conoscenza soltanto alla fine. Questa tecnica narrativa è studiata con precisione da Hitchcock per scardinare il legame che normalmente si verrebbe a creare tra lo spettatore e il protagonista della storia: l’immedesimazione. A segreto svelato, il film non è più percepito dal punto di vista di Scottie bensì dal quello dello spettatore stesso che, sapendo qualcosa che egli ignora, teme costantemente per la sua incolumità. Chi osserva viene direttamente coinvolto nel circolo vizioso-ossessivo generato da Hitchcock.

Tuttavia il motivo principale per cui il film viene ricordato è l’utilizzo del cosiddetto “effetto Vertigo”, un complicato movimento di macchina che consiste nel combinare uno zoom in avanti e una carrellata all’indietro, o viceversa, e che venne sfruttato da Hitchcock per creare il senso di vertigine del protagonista. Questa tecnica fu una vera e propria innovazione se si pensa che negli anni a venire fu utilizzata in modo considerevole da numerosi altri registi per le loro opere.

Dopo 60 anni, Vertigo non ha perso un briciolo della freschezza e della suggestione che già lo caratterizzavano nel 1958 e che oggi lo rende uno dei picchi più alti di quella splendida forma d’arte chiamata cinema.

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