Lo scorso 20 gennaio, a Richmond (Virginia), si è tenuta una manifestazione in favore del possesso di armi. La data non è stata scelta a caso: il 20 gennaio è il cosiddetto “Lobby day”, momento in cui gli elettori presentano ai parlamentari le loro richieste politiche. Talvolta si legge dell’ennesima sparatoria successa in una qualsiasi città americana e si pensa a come sia possibile che, all’alba del 2020, certe cose possano ancora accadere in un Paese considerato all’avanguardia in moltissimi settori. Quello delle armi non è tra questi e il tema divide la società civile statunitense in modi che sono difficilmente comprensibili ai nostri occhi.

I timori di un raduno tutt’altro che pacifico erano molti, soprattutto a causa degli inviti alla violenza che si leggevano sul web da parte di gruppi neonazisti, paramilitari e suprematisti. Per evitare un remake di quelli che furono gli eventi del 2017 (stesso Stato, stessa manifestazione), il governatore della Virginia ha dichiarato lo stato di emergenza e imposto severi controlli per accedere alla zona dell’evento. Tra questi ha incluso il divieto di portare armi al raduno (in Virginia è possibile portarle in vista anche se si è sprovvisti di licenza) e imposto controlli con il metal detector. In risposta i manifestanti hanno deciso di riversarsi intorno al perimetro di sicurezza al grido di “il diritto alle armi è un diritto civile”.

Appello al Secondo Emendamento

I dati della polizia parlano di circa 22000 manifestanti, ma il tutto si è svolto senza nessun incidente (un solo arresto). Tra i presenti vi erano organizzazioni di estrema destra (Oath Keepers, Proud Boys e Three Percenters), paramilitari e una frangia di sostenitori del presidente Trump, riconoscibili dallo slogan “Make America great again” sui loro cappellini. Il presidente non era fisicamente presente alla manifestazione, ma l’ha supportata mediante un messaggio su twitter che non lascia spazio a molti dubbi. “I will NEVER allow our great Second Amendment to go unprotected, not even a little bit!” ossia “Non lascerò mai che il secondo emendamento privo di protezione, neanche un po’”. Il Secondo Emendamento a cui fa riferimento è relativo al diritto di possedere armi. Ogni Stato ha regole precise in materia, per esempio sulla visibilità o meno dell’arma, ma in nessun territorio è mai stato messo in discussione.

Durante il corteo non ci sono stati scontri anche perché non ci sono state contromanifestazioni. Sono state le stesse organizzazioni antifasciste e quelle attive per il controllo delle armi ad evitare di scendere in piazza, ma non hanno però risparmiato commenti sull’evento. “Credo che le loro iniziative siano soprattutto una reazione al fato che abbiamo riconquistato il parlamento della Virginia, lo stato dove ha sede l’NRA, la lobby delle armi. Sanno benissimo che stiamo vincendo”: queste le parole di Courtney Champion, una volontaria della sede della Virginia di Moms Demand Action for Gun Sense in America.

Nel 2017 coloro che si opponevano alla marcia dei militanti di estrema destra furono investiti da un’auto: il bilancio parlava di un morto e diciannove feriti. Inoltre, sebbene un primo tempo i due cortei fossero divisi da barricate, ben presto queste furono sfondate e si giunse allo scontro aperto tra le due fazioni: non si registrarono morti ma i feriti furono quindici.

Chi si batte per una regolamentazione del possesso di armi?

Moms Demand Action for Gun Sense in America è solo una tra le associazioni che si battono quotidianamente per una circolazione più consapevole delle armi negli Stati Uniti. Fondata da Shannon Watts, risale all’indomani della sparatoria alla scuola elementare Sandy Hook. L’idea partì da un gruppo Facebook in cui Watts scrisse che tutti gli americani avrebbero potuto e dovuto fare di più per ridurre l’uso violento delle armi. A partire da quel messaggio l’associazione si è enormemente espansa: oggi è presente in ogni Stato e conta più di 6 milioni di sostenitori.

Il corteo pro-armi si è concluso con il discorso di Alex Jones, il celebre conduttore radiofonico idolo di estremisti e complottisti: “Se ci porteranno via le armi ci sarà un altro 1776, un’altra rivoluzione”. Alexander Jones  è diventato celebre nell’ormai lontano 1999, anno di fondazione del suo sito InfoWars, punto di lancio per numerose teorie cospirazioniste. Tra queste, relativamente alla questione delle armi, si ricorda quella legata alla tragedia di Sandy Hook, scuola che divenne teatro di una sparatoria con 20 vittime. La teoria voleva che tale sparatoria fosse stata orchestrata ad hoc e promossa dal personale vicino a Barack Obama, per promuovere una politica contraria all’uso delle armi. Il conduttore è vicino all’elettorato di Donald Trump, il quale elogiò pubblicamente la sua attività nel corso della campagna presidenziale del 2016, che poi lo vide trionfare.

 

FONTI

Matt Cohen, Mother Jones, Un corteo armato spaventa gli Stati Uniti, Internazionale (pp. 18, numero 1342)

www.ilpost.it

momsdemandaction.org

www.wired.it

Frase Facebook: La società civile statunitense si spacca sul Secondo Emendamento, in Virginia (USA) si manifesta per il diritto alle armi