Dal 21 al 24 gennaio si è svolta l’edizione 2020 del World Economic Forum di Davos. Ogni anno, a partire dal 1971, l’élite economica globale si ritrova nella località montana svizzera per una serie di discussioni e interventi per definire l’agenda economica globale e confrontarsi tra loro in una serie di conferenze e dibattiti.

Per coloro che vi partecipano si tratta principalmente di un evento di networking, sponsorizzato da banche e multinazionali. Sono molti, tuttavia, i critici di questo evento, da chi pensa che si tratti di uno spreco di tempo a chi giudica i miliardari che vi partecipano come incapaci di comprendere le problematiche della gente comune. I critici non sono solo esterni al World Economic Forum: nell’edizione 2019 lo storico olandese Rutger Bregma, durante un panel, aveva sottolineato l’ipocrisia dei miliardari che parlano di crisi climatica e arrivano con i loro jet privati per partecipare al meeting di Davos.

Il motto di quest’anno è Stakeholders for a cohesive and sustainable world. Molti capi di governo, amministratori delegati di aziende, organizzazioni non governative, accademici e personalità per quattro giorni hanno discusso di diversi argomenti, seguendo il filo conduttore della sostenibilità. Sette le tematiche su cui si sono focalizzati i discorsi: economie più giuste, miglioramento dei business, il futuro del lavoro, il buon utilizzo della tecnologia, oltre la geopolitica e come salvare il mondo, futuri sani.

Crisi climatica al World Economic Forum

Gli interventi degli attivisti per il clima

Il cambiamento climatico è stato il tema centrale della cinquantesima edizione del World Economic Forum. Come lo scorso anno, l’attivista Greta Thunberg ha partecipato al meeting di Davos insieme ad altri giovani attivisti del movimento Fridays for Future provenienti da tutto il mondo. I giovani attivisti hanno ripetuto ai potenti lo stesso messaggio che portano in piazza ogni venerdì: la nostra casa è in fiamme e l’élite mondiale sta facendo ben poco per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Lo dimostrano i deludenti risultati della COP25, dove i rappresentati di 196 Paesi non hanno raggiunto alcun accordo sui mercati internazionali del carbonio.

Thunberg ha fatto tre richieste da realizzare immediatamente all’élite globale radunata a Davos . La prima è che le banche, i governi e i fondi di investimento smettano di finanziare progetti di esplorazione e estrazione di combustibili fossili. La seconda e la terza sono una fine immediata ai sussidi alle compagnie di estrazione e un’uscita da tutti i progetti di investimento sui combustibili fossili.

Con i livelli di CO2 di oggi, il budget di emissioni che abbiamo a disposizione sarà esaurito entro otto anni. E non si tratta di opinioni o visioni politiche, ma della miglior scienza disponibile ad oggi.

 

Sono della stessa opinione di Greta il Principe Carlo d’Inghilterra e Al Gore. L’ex vicepresidente statunitense è da diversi anni molto attivo nell’ambito della sensibilizzazione all’azione per il clima. Durante una sessione sullo sviluppo dei mercati sostenibili e sull’Amazzonia, Al Gore ha paragonato la lotta al cambiamento climatico alle maggiori battaglie della storia, come le Termopili e Dunkirk.

Il controverso intervento di Donald Trump

Gli appelli dei giovani ambientalisti tuttavia non vengono accolti da tutti. Donald Trump ha detto agli altri leader mondiali di non ascoltarli, e di ritenere che essi stiano tentando di distruggere l’economia e rubare la libertà agli americani. Il suo discorso è proseguito sottolineando come grazie alla sua politica economica il sogno americano sia tornato più forte di prima.

This is not a time for pessimism, this is a time for optimism. To embrace the possibilities of tomorrow, we must reject the perennial prophets of doom and their predictions of the apocalypse. They are the heirs of yesterday’s foolish fortune tellers.

Questo non è il tempo per il pessimismo, questo è il tempo per l’ottimismo. Per cogliere le possibilità del domani, dobbiamo respingere i perenni profeti di sventura e le loro previsioni apocalittiche. Sono gli eredi degli sciocchi sensitivi del passato.

Nonostante il suo atteggiamento scettico nei confronti delle soluzioni alla crisi climatica, Trump si è detto d’accordo con il progetto proposto a Davos di piantare una tonnellata di alberi per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Questa iniziativa, per quanto virtuosa, non è comunque abbastanza per compensare la mancanza di interventi più decisivi per combattere il cambiamento climatico, secondo la direttrice esecutiva di Greenpeace, Jennifer Morgan.

Durante la sessione finale del World Economic Forum c’è stato uno scontro tra il segretario del Tesoro statunitense, Steve Mnuchin, e la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde. Quest’ultima ha affermato che è di importanza vitale inserire i rischi climatici all’interno delle previsioni economiche. Secondo Mnuchin, invece, si dovrebbe parlare di problemi ambientali piuttosto che di cambiamento climatico, i cui rischi e costi vengono secondo lui esagerati.

Disuguaglianze sociali

L’organizzazione non governativa Oxfam ha presentato il rapporto Time to care sulle disuguaglianze sociali e di reddito. Nel 2019, secondo quanto ha rilevato Oxfam, i miliardari di tutto il mondo (appena 2153 persone) erano più ricchi di oltre 4,6 miliardi di persone. Il rapporto si focalizza in particolare sulle condizioni di lavoro delle donne, il cui lavoro di cura della casa e delle persone spesso viene non pagato o sottopagato.

Queste differenze abissali sono il risultato di un sistema economico che svantaggia le donne e favorisce la crescita delle disuguaglianze sociali e di reddito. Per questo la ONG chiede ai governi di cambiare il sistema, in modo che non discrimini le donne e che non si riduca alla mera produzione di profitto, ma che dia valore a ciò che davvero importa alla società.

Governments around the world can, and must, build a human economy that is feminist and benefits the 99%, not only the 1%.

I governi di tutto il mondo possono e devono costruire un’economia umana, che sia femminista e che benefici il 99%, non solo l’1%.

 

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