Proteste in Bolivia, tra corruzione e instabilità politica

Dal 21 ottobre 2019, le strade della Bolivia sono state attraversate da milioni di manifestanti, dalla polizia e successivamente dai militari, che stanno cercando di fermare le proteste anche con l’uso della violenza. Per capire l’attuale situazione in cui si trova il popolo boliviano si deve necessariamente conoscere la sua storia politica degli ultimi sedici anni.

Chi è Evo Morales, il presidente che ha governato per 16 anni?

Evo Morales è stato il primo boliviano indigeno a essere eletto Presidente, nel 2006. È un ex coltivatore di coca, sostanza molto popolare nei Paesi Sudamericani, e fondatore del Movimento al Socialismo (MAS). Sotto la sua presidenza, le classi sociali più povere sono riuscite a crescere economicamente e a vivere meglio: le sue numerose riforme, come la nazionalizzazione dell’estrazione petrolifera o la distribuzione di compensi ai proprietari terrieri, hanno fatto crescere molto il prodotto interno lordo (PIL) della Bolivia.

Per la maggior parte dei Boliviani, soprattutto per quelli più poveri come i contadini, Evo Morales è simbolo di speranza: è passato infatti dalla povertà assoluta alla presidenza dello Stato. È inoltre riuscito a far vivere il suo popolo in un’epoca d’oro per ben sedici anni, vincendo le elezioni per tre volte di fila, nonostante in precedenza la Costituzione boliviana negasse la possibilità di poter governare per così tanti anni.

Infatti, nel 2016 Morales aveva proposto un referendum per poter eliminare il limite costituzionale di due mandati e poter così continuare a governare. Il referendum è stato però un fallimento, e in un primo momento Morales avrebbe dovuto abbandonare l’idea di presentarsi alle elezioni per il suo terzo mandato. Poco dopo però, il suo volere è stato esaudito: il Tribunale Supremo Elettorale ha cancellato il limite dei due mandati perché riteneva che questo costituisse una violazione dei diritti politici e che fosse arrivato il momento di cambiare questa parte della Costituzione.

A ottobre del 2019 Morales si è presentato alle elezioni per il suo quarto mandato, per poter ancora continuare a governare. Era un leader popolare, amato dai cittadini e con consensi molto alti ma la sua lunga e voluta permanenza al potere ha portato a critiche e accuse di autoritarismo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso:

Il 20 ottobre i risultati delle elezioni vedevano ancora come vincitore Evo Morales e come perdente il suo sfidante Carlos Mesa, leader del partito di sinistra Comunidad Ciudadana (CC), per pochi voti di differenza.

L’ulteriore vittoria di Morales ha suscitato moltissimi dubbi tra la popolazione che ha parlato di corruzione: l’irregolarità dei voti è stata poco dopo confermata dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA).

Il giorno dopo, 21 ottobre 2019, milioni di persone si sono riversate in strada, soprattutto a La Paz, per protestare contro un pPresidente troppo accecato dal potere e che non ha voluto considerare la volontà del popolo, demolendo la democrazia.  Pochi giorni dopo si sono aggiunti alle proteste anche i sostenitori di Morales, per lo più coltivatori di coca, e la Bolivia si è ritrovata divisa: da una parte i manifestanti antigovernativi e dall’altra i sostenitori di Morales. Entrambe le fazioni si sono scontrare con una dura repressione da parte della polizia e dei militari, che si sono serviti di gas lacrimogeni e manganelli.

Da quel giorno la situazione è diventata insostenibile: i manifestanti protestano violentemente con saccheggi, blocchi stradali e incendi.

La presa di potere di Jeanine Añez:

Il 12 novembre 2019 Evo Morales, insieme al suo vicepresidente Álvaro Garcìa Linera,  ha deciso di dimettersi e di andare in Messico, che lo ha accolto come rifugiato politico. Con questo suo gesto Morales sperava di calmare le proteste, tuttavia questo non è avvenuto, anzi ha aumentato l’instabilità politica del Paese che si è ritrovato da un momento all’altro senza un governo. Evo Morales ha così messo fine a sedici anni di socialismo boliviano.

Dopo alcuni giorni di caos, Jeanine Añez, la presidente del Senato e leader del partito di opposizione Unione Democratica, si è autoproclamata Presidente di Stato con queste parole:

Di fronte all’assenza definitiva del Presidente e del Vicepresidente, e come stabilisce la Costituzione, come Presidente del Senato, assumo immediatamente la presidenza dello Stato prevista dall’ordine costituzionale e mi impegno ad adottare tutte le misure necessarie per pacificare il paese.

Jeanine Añez ha preso così il controllo del governo nonostante non fosse riuscita a raggiungere il quorum dei voti in Parlamento, composto per la maggior parte da sostenitori di Morales. Con questa sua autoproclamazione, è iniziato un governo di transizione senza aver chiesto l’opinione del popolo, che in questo modo si è sentito ancora una volta ignorato.

Le proteste sono diventate sempre più violente giorno dopo giorno e i manifestanti, sia pro che contro Morales, ora chiedono le immediate dimissioni di Añez, minacciando anche un blocco di tutte le comunicazioni stradali. Inoltre Evo Morales ha commentato, attraverso i suoi social networks, il gesto di Añez come un colpo di stato vero e proprio; come lui si sono espresse molte testate giornalistiche locali.

La situazione attuale e la denuncia dell’ONU:

Oggi il popolo boliviano versa nel caos più assoluto: ha un governo di transizione autoproclamato che non ha mai chiesto, è diviso tra chi necessita la presidenza di Evo Morales, chi vuole come presidente il suo ex sfidante Carlos Mesa e chi, come la polizia e alcuni gruppi di militari, cerca  di calmare le proteste. Come se questo non bastasse, anche l’esercito è spaccato tra chi appoggia il ritorno di Morales e chi no.

Dal Messico, vedendo il suo Paese in queste condizioni, Morales chiede un “grande dialogo nazionale”  con l’Unione Europea e la Chiesa Cattolica per riuscire a porre fine alle manifestazioni e portare il Paese alla normalità, ma nessuno è per adesso intervenuto.

La situazione per le vie delle città è incontrollabile: le proteste sono violente come anche le repressioni della polizia, oltre ventitré persone sono morte dall’inizio delle proteste e i feriti sono migliaia. L’ONU infatti ha parlato di “una situazione quasi fuori controllo” e continua a insistere per far sì che Añez  svolga nel più breve tempo possibile nuove elezioni, per far tornare la pace tra il popolo.

La Bolivia, dopo anni di pace e prosperità, sta attraversando quindi un periodo molto difficile, in cui il popolo non si sente e non è rappresentato da nessuno: il potere continuo voluto da Morales ha portato il Paese a un’instabilità politica e sociale elevata, tanto da intaccare i valori della democrazia.

 

 

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