Dopo più di un secolo, Greta Gerwig rilegge Piccole donne, il romanzo capolavoro di Louisa May Alcott, e decide di riportarlo al cinema, realizzando non una semplice trasposizione dal libro allo schermo ma un vero e proprio film moderno.

Pubblicato nel 1868, Piccole donne è la storia delle quattro sorelle March e dell’anno che passano nella loro vecchia casa a Concord, in Massachusetts, aspettando che il padre torni dalla guerra civile. Un romanzo di formazione che quasi ogni bambina si ritrova nella propria libreria. 

Tanto per citarne una, è il libro che Lila e Lenù, protagoniste de L’Amica geniale leggono e rileggono. Quattro sorelle: la responsabile e materna Meg, la turbolenta e scrittrice Jo, la timida musicista Beth e la vanitosa Amy.

Distaccandosi dai numerosi adattamenti precedenti (memorabile la versione cinematografica del 1994 diretta da Gillian Armstrong, con Wynona Rider nei panni di Jo), Gerwig decide di non seguire l’ordine cronologico delle vicende raccontate nel romanzo: il film si apre con Jo March davanti alla porta dell’editore a cui vuole proporre i suoi racconti.

Agli episodi della vita adulta delle sorelle March si alternano, ben ritmati, i ricordi dell’adolescenza, il celebre Natale senza regali, l’incontro con il ricco vicino di casa Laurie, i litigi, la malattia e gli amori.

Nelle sale italiane dal 9 gennaio scorso, dopo il successo di Lady Bird, Greta Gerwig ritorna sul grande schermo. Nel cast ritroviamo Saoirse Ronan nei panni dell’uragano Jo, Eliza Scanlen è la dolce Beth, Florence Pugh è la fresca e scontrosa Amy, mentre Emma Watson veste i panni della sensibile Meg.
A tenere testa a Jo, ritroviamo un dolcissimo Timothée Chalamet nei panni del vicino Laurie. Laura Dern, una madre in grado di tener testa da sola, senza il marito interpretato da Bob Odenkirk, alle quattro figlie, e, infine, una Meryl Streep divertente nelle vesti dell’acida zia March.

Tutte le sorelle March hanno un talento e lo mettono da parte: Meg ama recitare, Jo è la scrittrice della famiglia, Beth un’ottima musicista e Amy un’artista. Se i destini di Meg e Beth si dimostrano da subito inconciliabili con le loro passioni, è più difficile accettare che Jo e Amy, le più determinate, scendano a compromessi.

Amy, dopo i viaggi in Europa con la zia March, e dopo aver visto le opere del Louvre e di Roma, ha perso ogni speranza. Il suo percorso la porta a mettere sempre di più da parte quella che è la sua più grande passione perché la sua è un’epoca in cui il talento non basta, ragionando su un’unione conveniente. Perché il matrimonio viene visto come una proposta economica. 

Jo riesce a essere, ancora oggi, il ritratto della ragazza contemporanea che cerca nell’autodeterminazione, prima ancora che nell’amore, la sua felicità. Lo spirito femminista è la chiave del film: femminismo e femminilità attraverso quattro sorelle così diverse tra loro ma così uguali nei desideri e nelle paure. A differenza dei suoi personaggi, Alcott non si è mai sposata ed è riuscita a mantenersi con i suoi libri. Louisa May Alcott è tornata a essere un esempio per le giovani generazioni. Una donna che, spinta da particolari condizioni di povertà, è stata in grado di lavorare e provvedere alla famiglia grazie al proprio talento, in un’epoca in cui la massima ambizione per una ragazza adolescente era trovare un buon marito per vivere di rendita, in casa.

Un film dal ritmo veloce e incalzante, che non trascura nessun passaggio e nessun personaggio, un film in cui Greta Gerwig cerca di unire la voce di Jo March alla voce di Louisa May Alcott. Consigliato a chi, come Jo, non desidera altro che seguire i propri sogni. Perché, pur trovandoci in un altro secolo, riesce a diventare un film-incoraggiamento per tutte quelle persone che hanno bisogno di una spinta in più per seguire i propri sogni.

Perché, in fin dei conti, queste Donne non sono poi così Piccole.