“Tre colori: Film Blu” di Krzysztof Kieślowski, #attoprimo

Parlare di Krzysztof Kieślowski, il celeberrimo regista polacco scomparso nel 1996, sembra quantomai interessante oggi. Il fascino visionario e inquieto dei suoi film, le sue regie così attente al dettaglio ed estremamente introspettive sono un invito alla riflessione e un affondo nella coscienza individuale. Così, menzionare il visionario regista polacco non può che portare alla mente il suo più celebre capolavoro: una trilogia di film ispirati ai colori della bandiera francese. Tre colori: Film blu, a seguire Tre colori: Film bianco e Tre colori: Film rosso sono un affondo sui tre principi alla base della Costituzione francese: in ordine libertà, uguaglianza, fraternità. La trilogia di Kieślowski, divenuta celebre anche a seguito di numerosi riconoscimenti internazionali, è un vero e proprio approfondimento coscienziale, un invito a fermarsi e guardarsi dentro, proprio come fanno i protagonisti.

Tre colori: Film Blu è la prima tappa di un percorso a colori all’interno dei principi rivoluzionari che stanno alla base della rivoluzione francese. Tuttavia non vi è alcun riferimento politico: Kieślowski evoca il concetto di libertà e lo declina in modo assai particolare. Il film, datato 1993, è sicuramente influenzato da quella percezione di libertà provata dal regista polacco a seguito del crollo del muro di Berlino. Un sentimento tanto bramato e approfonditamente trattato già in precedenza nei film degli anni ’90. In Tre colori: Film blu la libertà è filtrata attraverso gli occhi di Julie. Julie è una giovane donna che ha perso il marito e l’unica figlia in un incidente d’auto. La volontà di porre fine alla sua vita è interrotta dall’incontro con una giovane donna bisognosa di aiuto. Inizia così un percorso di redenzione, attraverso una lenta riscoperta del valore della vita.

Il film è un affondo nella coscienza di Julie nella disperata ricerca di libertà. Una libertà negata dai pesi di una animo pesante, che affonda in un passato troppo difficile da dimenticare. Kieślowski sceglie di raccontare una storia complessa, tuttavia all’apparenza incredibilmente semplice. Il film è costellato da simbolismi e rimandi tra le scene e il tema d’ispirazione resta sempre uno sfondo. Così la scelta di trattare il concetto di libertà in modo non convenzionale si sostituisce all’iniziale intenzione di raccontare la vita di un carcerato e la sua espiazione. Tre colori: Film blu è, più che una storia, un’esperienza. Il pubblico si trova inconsapevolmente immerso in un flusso narrativo complesso e ne rimane ammaliato, straordinariamente assorto.

Il blu, il primo colore della bandiera francese, invade letteralmente la scenografia. Il blu è ricordo del marito nelle pareti della casa, blu sono gli oggetti e i dettagli dell’arredamento (come il lampadario). Blu è anche la piscina, in cui spesso Julie si ritrova a nuotare. Blu sembrano i pensieri della protagonista, i riflessi agli impulsi a cui spesso è sottoposta, i fermi immagine e i blocchi della telecamera che producono sospensione. Gli oggetti della realtà entrano nella mente di Julie al punto da riflettere anche le sue incertezze e i suoi pensieri vacillanti, le forme di rabbia e sfogo e il suo imperterrito tentativo di ripristinare l’identità attraverso il liberamento da un ricordo troppo ingombrante. La fotografia di Slawomir Idziak sfrutta filtri di colore blu. Sfruttano questi artifici dunque le scene simboliche, in bilico tra il sogno della veglia, tra la realtà e la mente di Julie.

In effetti, non è ben chiaro se le immagini o i personaggi della storia siano elementi reali o proiezioni della mente di Julie. Le inquadrature al dettaglio, la focalizzazione sugli occhi o su particolari del viso sembrano riprodurre un ambiente interamente introspettivo. La sceneggiatura di Krzysztof Piesiewicz è lenta e statica. I dialoghi sono ridotti al minimo, le battute tra i personaggi sono essenziali, come i loro movimenti. L’interiorità di Julie è infatti assordante e onnipresente al punto da non lasciare spazio alla parola. Sono allora ridotti al minimo i contatti tra la protagonista e la realtà, per prediligere un affondo nella sua psicologia. Julie è un filtro attraverso cui il reale viene visualizzato e nel suo estremo egocentrismo non può che mostrarne le molteplici fragilità.

Tre colori: Film Blu è un film mistico. Attira e appassiona, nell’inconsolabile consapevolezza di ineffabilità. Non è possibile accettare il passato se non liberandosi dai pesi che ne opprimono il ricordo. Con questo film Kieślowski vuole allora raccontare un percorso esistenziale e per farlo decide di trasportare lo spettatore al di là dello schermo. Per guardare con gli occhi di chi quella storia la sta vivendo davvero.

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