Nel pomeriggio di domenica 19 gennaio si è svolta la Conferenza di Berlino per cercare una soluzione diplomatica alla guerra in Libia. Alla conferenza, organizzata dall’ONU e che ha visto la partecipazione del segretario generale Antonio Gutierres, hanno partecipato diciotto delegazioni, tra cui Russia, Italia, UE, e Turchia, oltre che ovviamente i due contendenti della guerra civile libica, Al-Serraj e Haftar. Lo scopo della Conferenza era arrivare a un accordo per un cessate il fuoco stabile.

Le delegazioni presenti alla Conferenza internazionale hanno raggiunto un accordo su un documento di cinquantacinque punti, che, insieme a una fine del conflitto, prevede l’inizio di un processo politico per arrivare a un governo unico e lo stop degli attacchi agli impianti di petrolio e l’embargo sulle armi. Haftar e Al-Serraj hanno seguito lo svolgersi delle trattative in due stanze separate. In seguito, i due leader libici hanno incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Esteri tedesco Heiko Mass, i quali hanno riferito loro le decisioni prese.

Al-Serraj e Haftar hanno accettato il monitoraggio della tregua; inoltre, i due leader hanno nominato i dieci componenti (cinque per ogni parte) del Comitato militare congiunto, un’ipotesi che fino a pochi giorni fa faceva storcere il naso a Haftar. I compiti di questo comitato saranno monitorare lo svolgimento della tregua e stabilire le linee degli schieramenti. I due leader hanno anche accettato di convocare una conferenza intra-libica, un altro dei punti presenti nel documento finale.

La risoluzione della guerra civile libica sembra aver fatto qualche passo avanti, ma non è certamente facile trovare la via giusta per risolvere un conflitto che affligge il Paese nordafricano da quasi un decennio.

La guerra civile in Libia

In Libia si sta combattendo una guerra civile dal 2014, ma senza particolari miglioramenti per quanto riguarda la stabilizzazione del Paese. I contendenti sono le forze del Governo d’accordo nazionale di Al-Serraj, con sede a Tripoli, e il governo del generale Haftar. Quest’ultimo è un anziano militare che si presenta come uomo forte ed è capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. Il suo governo ha sede a Tobruk e controlla l’est e parte del sud del Paese, la regione detta Cirenaica. Haftar è supportato da Russia, Francia, Egitto e Emirati Arabi Uniti, mentre il governo Al-Serraj è quello riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Dopo quasi sei anni di combattimenti per il controllo del Paese, sembra che si sia giunti a un punto di svolta con l’intervento della Turchia a favore di Al-Serraj, annunciato il 10 dicembre 2019. Il 2 gennaio questa proposta è stata approvata dal parlamento turco, dopo forti pressioni da parte di Erdogan. Il presidente turco aveva annunciato di voler “sostenere il governo internazionalmente riconosciuto di al-Serraj ed evitare un disastro umanitario”. Non è ancora chiaro se i militari turchi si limiteranno ad aiutare nell’addestramento delle truppe governative o se interverranno effettivamente nel conflitto. La Turchia ha inoltre inviato veicoli, armi e attrezzature per operazioni militari di diversa natura.

Il conflitto è entrato nella sua fase più violenta a partire da aprile 2019, quando le truppe del generale Haftar hanno attaccato Tripoli. Lo scopo era prendere il controllo della capitale e di conseguenza di tutta la Libia, scacciando il primo ministro Al-Serraj, ma le milizie di quest’ultimo lo hanno impedito. Le cose si sono fatte difficili per le milizie di Al-Serraj dopo l’intervento della Russia a fianco di Haftar, che ha reso il conflitto più sanguinoso, mandando mercenari e droni. Negli ultimi mesi, infatti, le forze governative hanno più volte rischiato di perdere il controllo della capitale e delle regioni occidentali sotto la loro tutela. Dopo nove mesi di combattimenti, 160.000 persone sono diventate sfollati e sono morte più di duemila persone. Solo ora sembra che si sia giunti a una situazione di tregua.

La presenza internazionale nel conflitto libico

La Libia è in uno stato di forte instabilità sin dal 2011, dopo la caduta del governo del dittatore Gheddafi. Dopo nove anni di caos, il conflitto non solo si sta intensificando in modo preoccupante, ma sta diventando sempre più internazionale. I Paesi terzi hanno da sempre un ruolo importante nel conflitto libico. La loro presenza negli ultimi mesi si è fatta sempre più pesante, visti gli interessi economici e strategici legati al Paese nordafricano. Il petrolio ha giocato sempre un ruolo fondamentale nella geopolitica della Libia: sul controllo dell’oro nero Italia e Francia si scontrano da anni, con la francese Total che cerca di acquisire i pozzi di petrolio dell’italiana Eni. La stessa conquista di Tripoli per Haftar significherebbe molto, perché in questo modo avrebbe aperto un punto di commercio verso l’Europa.

L’importanza crescente di Russia e Turchia

Turchia e Russia sono attori fondamentali nella guerra civile libica e negli ultimi mesi hanno sostituito, a livello di peso nelle scelte politiche, l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Lo stesso intervento della Turchia ha delle ragioni legate ad accordi sulle politiche energetiche nel Mediterraneo orientale, oltre che a una più generale esigenza di espandere la propria influenza. L’accordo tra Libia e Turchia, firmato a fine novembre 2019, è stato criticato pesantemente da molti Paesi, che pensano che violi l’embargo ONU sull’esportazione di armi in Libia.

Il ruolo di Russia e Turchia è così preponderante che nelle scorse settimane si era ipotizzato di dividere la Libia in due zone di influenza, controllate dai governi di Ankara e Mosca, un’ipotesi ben vista dal governo turco. Dopo mesi di sostegno della Russia alle truppe di Haftar e l’intervento della Turchia, il 9 gennaio i presidenti Vladimir Putin e Recep Erdogan si sono incontrati a Istanbul. Durante il vertice, hanno deciso di optare per un cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte del 12 gennaio. La proposta di tregua è stata prontamente accettata da Al-Serraj, mentre Haftar aveva inizialmente rifiutato, fino alla giornata di sabato 11 gennaio quando ha annunciato di aver accettato la tregua.

Tuttavia, quando il 13 gennaio Al-Serraj e Haftar si sono incontrati a Mosca per siglare l’accordo sulla tregua, Haftar non ha firmato, dicendo di volersi prendere ancora qualche giorno per riflettere. Secondo gli analisti internazionali, la motivazione di questo slittamento è che la firma di un accordo di pace sarebbe vista come una sconfitta dal generale, che sta cercando di conquistare Tripoli da quasi un anno. Nonostante la Russia, suo alleato principale, abbia cercato di convincere Haftar a firmare l’accordo, gli Emirati Arabi Uniti, altro suo alleato di fondamentale importanza, hanno esortato Haftar a continuare a combattere senza accettare le condizioni di cessate il fuoco.

La decisione di Haftar non giunge a sorpresa. Il cessate il fuoco si regge su equilibri molto fragili: il portavoce dell’Esercito nazionale libico ha infatti annunciato che qualsiasi violazione della tregua da parte delle truppe di Al-Serraj “incontrerà una dura risposta“. L’intensificarsi dei combattimenti presso Tripoli, la recente conquista da parte di Haftar di Sirte, cittadina vicina a Misurata, sede delle milizie governative, e la fragilità delle alleanze militari sono altri elementi che, secondo diversi osservatori, indicano la fragilità della tregua.

Il ruolo dell’Italia

Nel corso dell’ultimo anno l’Italia ha perso molto del potere che aveva in Libia. Il governo italiano, come molti altri Stati dell’Unione Europea, sostiene il governo Serraj. Il Governo d’accordo nazionale, tuttavia, nell’ultimo periodo si è trovato sempre più isolato, proprio a causa dell’atteggiamento ambiguo dell’Italia e di altri Paesi suoi alleati.

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio si è recato in Libia il 17 dicembre 2019, in una missione che puntava a ridare all’Italia un ruolo di primo piano nel conflitto libico. Alla fine della sua visita ufficiale ha annunciato che l’Italia escludeva l’intervento militare a favore di una risoluzione diplomatica. La via indicata da Di Maio porta alla conferenza che l’ONU vuole organizzare a Berlino entro fine gennaio, ma che ha scarse possibilità di successo. Visti infatti i recenti sviluppi del conflitto, sembra piuttosto improbabile che Haftar si presenti.

Nella giornata di mercoledì 8 gennaio il premier Giuseppe Conte si è reso protagonista di un incidente diplomatico nelle trattative di pace con i due leader libici. Nel primo pomeriggio Conte aveva incontrato il generale Haftar a Roma, in un vertice durato circa tre ore. Il premier avrebbe dovuto incontrare anche il suo corrispettivo libico Al-Serraj, ma l’incontro è saltato per ragioni poco chiare. Alcuni hanno ipotizzato che Al-Serraj si sia offeso perchè Conte ha incontrato anche Haftar, altri hanno ipotizzato che l’incontro sia saltato per ragioni di sicurezza. Questo intoppo ha messo in pericolo una già difficile soluzione diplomatica del conflitto e ha evidenziato le carenze dell’Italia nel contributo alla risoluzione della crisi libica. Conte e Al-Serraj si sono poi incontrati sabato 11 gennaio.