Lo studio dei rapporti tra autonomia e automazione crea uno spazio del discorso forse più ampio degli ambiti avanguardistici della conoscenza che attualmente si occupano di entrambi i termini.
Parliamo di Intelligenza Artificiale, machine learning, Computational Creativity. Le grandi traiettorie della nuova scienza – figlia della nozione di “complessità” e dell’accumulo smodato di dati – che tuttavia non riescono ad esaurire un tema filosofico eterno come il rapporto tra metodo e misura, giudizio e regola, individualità e integrazione.

Del resto, ci troviamo più vicini ad una lotta titanica che a un tentativo di raffronto. La vicinanza tra autòmatos (“che si muove da se’”) e autònomos (“che si dà legge da se’”) dà luogo a una soluzione successoria, se non fortemente gerarchica, dal momento che la sostenibilità di un movimento è nulla se non si dia a priori una legge per la sua occorrenza.
L’autonomia sta all’automazione come il pranzo sta al primo e al secondo piatto. Questi due appaiono, si succedono, regolano il proprio ordine, la propria identificazione e la loro eventuale alternativa sulla base di un’istituzione-pranzo.

Quando, dunque, ci interroghiamo sulle prospettive del mondo che incalza, un mondo di automazione, espropriazione fisico-cognitiva dell’umano e integrazioni cibernetiche delle categorie naturali, dovremmo chiederci se questo inevitabile destino possa dar luogo all’emergere di un nuovo soggetto legislatore. Nuove individualità o sistemi che manifestino l’abilità di dare legge a se stessi e al loro ambiente.

Quel mondo automatico ormai ben presente alle predizioni di tutti è chiamato da Cosimo Accoto “mondo ex machina”.

“Un mondo generato, movimentato e mantenuto risolutivamente dalle macchine”.

Si parla di “tecno-paesaggi” disegnati per una perfetta machine experience e sempre più lontani dalla biologica e quindi claustrofobica human experience. Accoto parla di una nuova ontogenesi, un nuovo modo di nascere, svilupparsi e morire del mondo, addirittura un’ectogenesi, vale a dire un mondo:

“che si avvia sempre più a essere allevato – metaforicamente, ma anche materialmente – in seno a una tecno-ecologia riproduttiva automata, come avviene per le vite biologiche fatte crescere all’esterno del loro ambiente naturale, dentro placente e incubatrici artificiali”.

Si tratta quindi di intendere l’automazione come un “dinamismo neo-ecologico, al fine di restituire al nuovo mondo degli iper-dati un’ontologia aderente e capace. In seconda battuta si tratta di stimolare le sue maglie per vedere se da questo nuovo tessuto possa emergere un’esistenza autonoma artificiale.

 

Accoto stesso usa la parola autonomia, scrivendo che:

“Le macchine, dunque, devono poter imparare a essere nel mondo in autonomia e, per farlo, devono poter produrre la lor verità sul mondo”.

L’apprendimento automatico, il machine learning, oggigiorno, sembra essere la tecnologia di innovazione computazionale ed emulazione cognitiva più capace di reggere il peso delle scommesse sul futuro intelligente del tecno-mondo. È pur certo che il caso di una qualche verità emergente da un semplice lavoro di processamento da parte di un algoritmo, sia pure machine learning, sembra quanto meno improbabile.

Questo perché un algoritmo processa dati, esperienze concrete, ma non esistono dati neutrali, immediatamente oggettivi e conoscitivamente universali. Ogni dato è significativo perché significa qualcosa per la teoria che ne descrive il comportamento e l’entità, non in quanto appartenente a una logica esterna alla nostra mente ed eterna. Senza una teoria su di esso, o almeno una semplice familiarità, un dato non è utilizzabile, forse neanche ci accorgeremmo di lui.

Chris Anderson, in un articolo del 2008 pubblicato su Wired dal titolo The end of theory, proponeva una delegittimazione del lavoro analitico dello scienziato per creare una nuova scienza unicamente basata sul potere quantitativo dei Big Data. Da più parti, però, gli è stato risposto: quali dati? Denotabili e significanti in quale modo (modus)?

È per questo che un algoritmo automatico che si limiti a prevedere soluzioni di certe contingenze in atto o a classificare determinati assetti di dati non fa niente di autonomo. Funziona come gli è stato imposto di funzionare (seppur in materia evolutiva e autopoietica, come nel caso del machine learning). Inoltre, non vanta alcun potere legislativo sul suo ambiente d’azione o sull’azione stessa in quanto tale.

Questo accorgimento, tuttavia, oscura solo fino a un certo punto le spettacolari capacità tecniche del machine learning, che praticamente rappresenta la totalità della “nuova Intelligenza Artificiale”. Le tecnologie ad apprendimento automatico hanno dato e stanno dando una nuova regola al mondo. Stanno creando gli orizzonti di un nomos che, tuttavia, ancora una volta, non basta a poter parlare di autonomia.

Si tratta infatti di una legge estrinseca. Ovvero un mondo che si riorganizza negli spazi digitali allo stesso modo in cui il commercio internazionale si è riorganizzato a seguito della nascita del capitalismo industriale. Non più delle piccole isolette, dei piccoli blocchi intrinsecamente isolati e condannati a un breve e debole passaggio di merci (o informazione), ma una bellissima intelaiatura bizantina che sposta il focus dal particolare all’insieme, dal comportamento discreto al complesso ordine del continuum.

Nel mondo dell’automazione algoritmica e big-data-based nessuna logica particolare ha senso se non si inscrive in una logica generale. Questo lo dimostrano i nuovi mezzi di comunicazione, le nuove frontiere della contabilità bancaria e soprattutto le spaventose rivoluzioni del marketing e dell’inserzione.
Ma questa è solo una logica nuova, pervasiva, globale, potentissima. Non è ancora un mundus, un ordine che dà legge a se stesso. L’autonomia crea, non si limita a produrre, inventa. Non si limita a succedere, delibera. Non si limita a stabilire, giudica, non si limita a gestire.

Il mondo automatico, il mondo nuovo, non è ancora un mondo intelligente. Non spuntano nuove fonti di automatismo. Noi umani siamo ancora la forma privilegiata di liberi àrbitri di noi stessi.

Resta ancora aperta, tuttavia, la possibilità logica che questo nostro sacro monopolio spirituale dia segni di cedimento, dia modo di una compartecipazione. L’estensione dello spirito, insomma, la distribuzione dello scettro della legge, è un sogno da prefigurarsi più spesso.


FONTI

C. Accoto, Il mondo ex machina, Egea S.p.A., Milano, 2019.