Ciao amica,
da tanto non ti sentivo respirare sulla mia pelle;
il nero che soffiavi è impallidito
sempre così, camminare
e non accorgersi di avere la polvere negli occhi
che tutto sta per crollare
per crollare.
Non mi hai mai lasciata sola,
la mia amica più affettuosa
invadente
velenosa
chiusa nel suo stipo
ogni tanto esplode
le frasi si spezzano e le parole
dis arti co late
rotolano
so
no
o
s
sa
r
ott
e
stridono impotenti
in una informe massa di vocali sbiadite.
I trucchi si squagliano
ma prima del nero
prima dell’assenza di ogni cosa
il male
il tuo braccio ficcato in bocca
provo a non sentirlo
non voglio vedere
ma è lì pressato sulla mia faccia
in ogni solco sul corpo.
Conto le persone della mia vita
sulle dita delle mani
meno una
meno uno
morta lei
morti tutti
ogni perdita è una vittoria
un punto che non si muove
rimarca il nero nero nero nero
un chiodo spaccato
vernice sciolta
polvere sotto il letto.
La luna mi guarda
incappucciata mi ascolta
tu le parli attraverso
mi tappi le orecchie e tagli la mia lingua
indichi il forno.

Ciao amica,
è passato tanto tempo dall’ultima volta
fastidiosa e piccola sulla mia spalla
blateri le tue barzellette funebri,
non sono mai cambiate;
alcune cose rimangono
come il pugno sotto gli occhi
la scia di carne umana che delimita i miei spazi
la nera cenere trascolora
la perdita
il fottuto schifo
le notti insonni
le mattine morte
il male che mi fa alzare
la quiete che langue.
Ma devo dirti,
sono stanca
di portare questa croce.

Sta’ qua ancora, quanto devi stare,
succhia tutto il sangue e le lacrime.
Nutrimi col tuo rimorso, se devi, lascia la tua nausea.
Vattene poi, prima che il giorno cominci.
Ho lettere da scrivere.

 


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