Lunedì scorso il gruppo Mara, azienda ruandese con sede nella capitale, Kigala, ha presentato due modelli di smartphone realizzati completamente nel Paese situato nella regione dei grandi laghi. I due modelli montano il sistema operativo di Google: l’azienda d’altronde non è nuova a collegamenti tecnologici con i Paesi africani.

Secondo il Presidente ruandese Paul Kagame, il Ruanda è ora nelle condizioni di estendersi e diventare un hub tecnologico che dovrà essere usato come modello per tutti gli altri Paesi africani. Ma la storia del Paese ha cominciato a progredire in ambito economico e sociale solamente negli ultimi vent’anni.

L’innovazione in Ruanda passa dagli smartphone

Colonia tedesca fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, venne in seguito amministrato dal Belgio su mandato della Società delle Nazioni (organizzazione che nel 1945 sarebbe diventata l’ONU che conosciamo oggi ) fino a quando, nel 1961, ottenne l’indipendenza e la separazione dal Burundi, altro Stato africano confinante con il quale formava una regione unita sin da quando i tedeschi si avventurarono in Africa nell’Ottocento.

Il Ruanda è un Paese famoso nel mondo per il terribile genocidio che nel 1994 ha causato lo sterminio dell’etnia tutsi ad opera degli estremisti appartenenti all’altra etnia del Paese, maggiormente radicata nel territorio: gli hutu.

Nelle varie inchieste che si sono svolte in seguito al drammatico evento risultò colpevole, fra gli altri, anche l’attuale Presidente Paul Kagame, nonostante una recente inchiesta ribalti completamente questa teoria, grazie ad una perizia balistica effettuata dopo che l’aereo su cui viaggiavano l’ex Presidente del Ruanda Juvénal Habyarimana e l’ex presidente del Burundi, Cyprien Ntaryamira, venne colpito da due missili e abbattuto.

Questo episodio è riconosciuto come l’evento che ha aperto le ostilità fra le due etnie, dando un pretesto al movimento estremista ricollegato agli hutu per muovere guerra. Il Paese in quegli anni stava scontando gli effetti di una grande crisi economica generata dall’aumento consistente della popolazione, a cui non ha fatto seguito un aumento di risorse agricole e di esportazioni. Le radici di questo genocidio, che certamente sono piantate nel terreno dello scontro politico una volta destituita la monarchia, sono da ricercarsi anche nella crisi economica che ha investito questo Paese a partire dagli anni Ottanta.

Il Ruanda oggi

Freedom House, l’organizzazione non governativa che si occupa di rilevare la salute della democrazia nei Paesi ufficialmente riconosciuti, dà un giudizio del Ruanda non proprio lusinghiero: basandosi su parametri come la libertà di stampa e la periodicità delle elezioni, Freedom House boccia il Paese etichettandolo come non ancora del tutto democratico.

Questa situazione, però, deve essere inquadrata in un ammodernamento piuttosto recente del Paese, processo che inevitabilmente getta luci e ombre sull’equilibrio istituzionale. Basti pensare che il Ruanda detiene il più alto tasso al mondo di parlamentari donne: il 64% di questi infatti è di sesso femminile, grazie anche ad una sezione della legge elettorale nazionale che impone un tasso di quote rosa pari almeno al 30%.

Dall’altro lato tuttavia, un referendum approvato poco tempo fa dal 98% della popolazione ruandese ha concesso al Presidente Kagame di potersi ricandidare oltre il secondo mandato, limite massimo per la più alta carica del Ruanda, consentendogli in via ipotetica di rimanere al potere fino al 2034. L’Unione europea e gli Stati Uniti hanno condannato con forza questo voto, prospettando un ricambio generazionale della guida del Paese al più presto possibile.

Insomma, qualcosa in Ruanda si sta muovendo nell’ottica di un futuro sviluppo e di una futura trasformazione pienamente democratica, anche se ci sono ancora parecchi ostacoli che ne mettono in dubbio l’efficacia. Trasparency International, però, pone il Ruanda sul podio delle nazioni africane meno corrotte, consegnandogli il quarto posto dietro a Botswana, Capo Verde e alle isole Seychelles.

Crescita economica

Il tasso di povertà del Paese è sceso costantemente in questi ultimi anni toccando di recente il 40%, mentre il tasso di crescita economica si è gradualmente rialzato fino ad arrivare al 6,2%.

Si prevede inoltre che entro il 2020 il Paese potrà raggiungere un tasso di crescita economica dell’8,1%, grazie soprattutto alla “Ruanda development board, una zona economica speciale nella Capitale che può contare sul vantaggio di avere una più snella burocrazia e un sistema di semplificazione normativa. La zona è stata istituita per incrementare il libero scambio nella regione: il Ruanda è in continua espansione da anni, e la rete Internet copre il 95% del territorio nazionale, grazie all’iniziativa partita nel novembre del 2014 da governo ruandese (presieduto da Bernard Makuza) chiamata  EDPRS2, che si proponeva di espandere la rete internet (4G-LTE) a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale.

Il progetto era inquadrato nell’ottica di apportare miglioramenti concreti alla situazione sociale della popolazione: il Governo credeva infatti, e a ragione, che una rete Internet a banda larga (una delle più potenti al mondo, tra le altre cose) potesse avere un impatto concreto in termini di alfabetizzazione, conoscenza e cultura.

Il tasso di popolazione che vive sotto la soglia di povertà è sceso costantemente nel nuovo secolo. Nel 2000 questo tasso superava il 68%, ma con gli anni ha continuato a diminuire sino a raggiungere il picco minimo del 39,1% nel 2017; la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) è rimasto costante (tra il 5,8 e il 6,2) negli stessi anni.

Le esportazioni del Paese raggiungono prevalentemente Stati Uniti, Pakistan e Cina, e riguardano per la maggior parte  e caffè, ma anche molti minerali ormai diventati essenziali nelle moderne economie a trazione tecnologica.

Il Paese può inoltre contare un alto tasso di innovazione tecnica, grazie ai numerosi investitori giunti da tutto il mondo favoriti dalla “Ruanda developement zone”: gli ospedali della regione possono infatti contare su un trasporto delle sacche di sangue, problematico in molte regioni africane, attraverso l’uso di droni. L’importante successo raggiunto dal Gruppo Mara con la realizzazione dei primi due smartphone al mondo completamente africani è la conferma di un processo di cambiamento e innovazione che sembra funzionare.

Il Ruanda non ha ancora raggiunto un livello di democrazia e progresso tecnologico tale da consentirgli di rappresentare un modello di innovazione da seguire e studiare, ma la strada è quella giusta. Il popolo ruandese, capace di dimenticare il genocidio sanguinario che in cento giorni portò alla tragica scomparsa di almeno un milione di persone, ha compreso appieno le opportunità che la rivoluzione tecnologica può apportare ad un Paese, mentre attende ancora di comprendere come una totale e reale democratizzazione del Paese potrebbe influire direttamente sui sistemi di investimento e di snellimento della burocrazia che già cominciano a portare i frutti attesi.

Non resta che augurarsi uno sviluppo pacifico e tollerante del Paese, in attesa di una nuova elezione.