Artista controverso, sicuramente. C’è chi lo ama e chi lo odia (anche se i primi sono probabilmente in maggioranza). E tendenzialmente non ci sono vie di mezzo: Salmo non è uno di quei personaggi che può rimanere indifferente ai più. E il motivo è anche semplice da intuire: il più delle volte fa cose inappropriate, è scomodo e dice cose scomode. Satira? Provocazioni? Sì, sicuramente. Senz’altro colpisce nel segno. Forse anche chi non vorrebbe essere colpito e chi non si dovrebbe colpire. Come con il brano 90MIN.

Qui avevamo già parlato dell’immenso successo ottenuto dall’artista grazie all’ultimo album Playlist, pubblicato lo scorso 9 novembre 2018, con oltre 9 milioni di ascolti sulle piattaforme di streaming nelle sole prime ventiquattro ore. Un successo clamoroso, per il quale l’album ha al momento riscosso la certificazione di triplo platino.

Copertina dell’album Playlist.

Ma, come si diceva all’inizio, c’è chi lo ama e chi lo odia.

Tra chi lo ama – sorvolando sulla risposta molto scontata “i fan” – sicuramente c’è chi si occupa del Premio Amnesty International Italia. Infatti il singolo 90MIN, prima traccia dell’album nonché doppio platino, figura tra i dieci pezzi candidati della sezione Big al suddetto premio. La sua candidatura è stata possibile grazie al fatto che il pezzo in questione è ricco di riferimenti d’attualità che, in qualche modo, inneggiano al rispetto dei diritti umani.

Tra chi lo odia, invece, sicuramente c’è qualche politico, con i suoi rispettivi seguaci. Perché Salmo nei propri pezzi non si tiene dentro nulla, butta fuori qualsiasi opinione senza remore o indugi. Lo fa spesso anche in modo abbastanza violento, il che blocca automaticamente il dialogo con l’altra parte (probabilmente perché il dialogo non è neanche lontanamente cercato). E che le modalità siano giuste o sbagliate, ormai non sono molti gli artisti in Italia che si espongono per dire ciò che pensano. E quando succede, del resto, spesso vengono pesantemente insultati, basti pensare a quello che è accaduto alla cantante Emma Marrone.

In ogni caso, anche Salmo e le sue critiche più o meno velate nei confronti dell’attuale governo non sono passate inosservate.

Questa è l’Italia, è una mente contorta
Chiudi la bocca o ti levan la scorta

“Chiudi la bocca o ti levan la scorta” è un chiaro riferimento al battibecco, avvenuto sui social, tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il giornalista e scrittore Roberto Saviano. Quindi qui il cantante esprime la propria opinione in modo conciso ma più che chiaro. Del resto, sta affermando implicitamente che il ministro minacci di togliere la scorta chiunque lo critichi e vada apertamente contro di lui.

Ma non è sicuramente finita qui.

I razzisti che ascoltano hip hop
Qualcosa non torna

Questa parte del testo di 90MIN è strettamente ricollegabile a quanto affermato da Salmo stesso in un’intervista rilasciata a Rolling Stone.

Io non so se quella dei porti sia una mossa di comunicazione politica, o questi siano stronzi per davvero. Quello che mi manda fuori di testa sono i ragazzini rappusi che dicono “grande Salvini” e mi scrivono in privato che sono delusi perché ho infamato il loro idolo. Vi do una notizia: io sono sempre stato dalla stessa parte, siete voi che non avete capito un cazzo. La nostra è una cultura black; non puoi stare con Salvini e ascoltare hip hop, non è giusto. Strappa le mie magliette, brucia i CD. Oppure riflettici su, e cambia la tua idea del cazzo.

Al riguardo, il ministro aveva esortato sui propri social il cantante ad aprire la mente. Del resto anche la risposta di Salmo non si è fatta attendere:

 

Sì, Salmo è decisamente un artista controverso, in grado di far parlare di sé. Ma quello che non gli manca e non gli è mai mancato – oltre al talento – sono le idee. Idee da portare avanti sempre e comunque, nonostante le critiche. 90MIN è un brano che parla di un Paese in declino ma, nonostante l’evidente tracollo, di un Paese che pensa al calcio e a poco altro. Invece lui, il caro Maurizio, al resto ci pensa.

Prima di essere un vero italiano, cerca di essere umano.

E la giuria di selezione del Premio Amnesty se ne è resa conto.