Nel dibattito bioetico sulle responsabilità che l’uomo deve assumere nei confronti della natura, trovano spazio anche la questione animalista e la considerazione etica se gli animali possano essere oggetto di riflessione morale. A partire da una lunga tradizione storica millenaria, lo “specismo” rappresenta il concetto funzionale alla credenza dominante che gli uomini siano superiori agli animali per il solo fatto di possedere le caratteristiche distintive del linguaggio e della ragione. Tale convinzione ha consentito agli umani di schiavizzare, uccidere, torturare e sfruttare gli animali in qualunque modo l’uomo ritenesse necessario alla sua utilità. La relazione violenta e predatoria tra uomini e animali che ha prevalso nelle culture e nelle società di ogni tempo, attraverso la cacciagione e la domesticazione coatta, si è mantenuta inalterata anche nella società contemporanea, perlomeno fino alla seconda metà del secolo scorso. Oggi, invece, si parla sempre più di liberazione animale.

È del 1978, infatti, la prima Dichiarazione universale dei diritti dell’animale approvata dall’UNESCO in cui viene esplicitamente affermato che “tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita ed hanno gli stessi diritti all’esistenza”. Si tratta di uno dei principi fondamentali a cui si sono ispirati i movimenti animalisti nati negli anni Settanta, in cui il “punto di vista animale” diventava il perno di una nuova concezione anti-specista. Da allora molti attivisti e pensatori di differenti estrazioni culturali hanno richiesto l’estensione dei diritti naturali a tutti gli animali non-umani ed hanno sostenuto proposte sulla questione della liberazione animale, come l’adozione di una dieta rigorosamente vegetariana, o la condanna delle pratiche di allevamento intensivo e della sperimentazione/vivisezione sugli animali. Tra i vari teorici, filosofi e studiosi di tematiche relative all’animalismo e dei diritti degli animali, come gli statunitensi Tom Regan e Gary Lawrence Francione o l’austriaco Helmut F. Kaplan, spicca l’australiano Peter Singer.

Singer, autore del saggio Liberazione animale del 1975 e fondatore del Movimento per la liberazione animale, rappresenta uno dei capisaldi della letteratura animalista contemporanea. Egli ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’abolizione della caccia, della vivisezione e del superamento dello “specismo” come forma di discriminazione tra tutte le specie viventi. La sua scelta rigorosamente vegetariana è coerente con la sua filosofia utilitaristica di ricerca della felicità di tutti gli esseri viventi, secondo la quale nessun animale dovrebbe essere maltrattato o ucciso.

Questo “profeta della liberazione animale” pone l’essere umano di fronte alla necessità di regolare il suo rapporto con le altre specie viventi secondo i principi di equità e giustizia e considerazioni morali valide per tutte le creature non umane, contro i pregiudizi di superiorità di una specie rispetto a un’altra. Per Singer, essere anti-specisti significa in primo luogo considerare gli animali viventi come degni della vita e della libertà, allo stesso modo di come l’uomo e la donna sono considerati animali su questo pianeta. Il suo intento è di farci comprendere che gli animali nella nostra società sono prigionieri dell’addomesticamento e dell’allevamento intensivo, che vengono sfruttati e uccisi e che non meritano meno rispetto di quelli che amiamo e che vengono accuditi e nutriti dentro le nostre case.

Nel suo libro, inoltre, Singer cerca di mettere in luce i pregiudizi che influiscono sui comportamenti umani e come gli animali soffrano della tirannia degli esseri umani. Dagli esempi e dalle descrizioni delle situazioni di sofferenza e di degrado in cui sono rappresentate le condizioni degli allevamenti intensivi alimentari e delle pellicce, e dalle sperimentazioni di animali cavie nei laboratori farmaceutici o di prodotti cosmetici, Singer cerca di far emergere sentimenti di rabbia e di sdegno accompagnati dalla determinazione a fare qualcosa. Tuttavia il suo appello non è di natura sentimentale, ma fa ricorso alla ragione e a fondamentali principi morali su cui pone le basi di un movimento di liberazione dai pregiudizi e dalla discriminazione. Il suo scopo è combattere l’ostilità nel considerare le pratiche oppressive verso gli animali non-umani, che da sempre sono ritenute naturali e inevitabili, come indegne e di arbitraria discriminazione.

Si tratta di una prospettiva ancora difficile da affrontare per le persone che ogni giorno si cibano di carne animale e non concepiscono cosa vi sia di sbagliato, e spesso hanno difficoltà anche solo ad immaginare cos’altro potrebbero mangiare. Un riferimento a un concetto di utilità e vantaggi naturali simili a quelli di cui erano convinti i proprietari di schiavi neri del sud America prima che fossero illuminati con gli argomenti degli abolizionisti del nord contro la schiavitù, e oggi pressoché accettati da tutti. Si tratta per Singer di pregiudizi contro principi naturali che fanno leva sull’abitudine, non solo alimentare ma anche mentale, e che inducono a ignorare gli interessi degli animali.

Peter Singer
Peter Singer

Per Singer il permanere di una diffusa crudeltà istituzionalizzata verso gli animali è spesso causa di ignoranza piuttosto che di indifferenza. Conoscere cosa avviene negli allevamenti intensivi, nelle “fattorie industriali”, nei mattatoi e nei laboratori di ricerca, potrebbe stimolare molte persone a rivedere le loro convinzioni e sostenere un coerente sistema etico e anti-specista che riconosca ad ogni essere vivente il di ritto di non soffrire.

 

Anche il filosofo Tom Regan promuove la tesi fondamentale che gli animali non umani siano soggetti di vita allo stesso modo degli esseri umani. Autore del saggio I diritti animali, Regan sostiene una visione giusnaturalistica che si propone di riconoscere gli animali (ed in particolare tutti i vertebrati) come soggetti di diritto che non possono subire pratiche di asservimento e manipolazione da parte della specie umana. La sua tesi è motivata dal fatto che se si ammette che esistono diritti umani fondamentali anche per le esistenze marginali di esseri umani privi, per età o handicap, di consapevolezza o razionalità, allora anche agli altri esseri viventi non umani devono essere riconosciuti dei diritti.

Tom Regan
Tom Regan

Naturalmente la sua filosofia ha suscitato notevoli prese di posizione contrarie, ma ha fornito anche l’opportunità di aprire un dibattito e di dare un contribuito ad alimentare la crescita e l’interesse per questi temi sulla liberazione animale e sulla necessità di un cambiamento nel modo in cui pensiamo agli animali e ai loro diritti.

 

Un segnale di cambiamento in questa direzione è avvenuto nel 2008 quando la Commissione ambiente del Parlamento spagnolo ha dichiarato, con una decisione storica, che ad un animale può essere concesso lo status legale di persona avente diritti. Conseguenza diretta e concreta di questa risoluzione è stato il sostegno all’organizzazione Progetto grande scimmia, che rivendica i diritti fondamentali del diritto alla vita, alla libertà individuale e alla protezione dalla tortura dei primati a noi più vicini: scimpanzé, bonobo, gorilla e oranghi. Si tratta di un esempio e un segno importante nella direzione di abbattere una barriera, all’apparenza insormontabile, tra gli esseri umani provvisti di diritti e dignità e gli animali non umani considerati solo semplici oggetti.

Rimuovere la tesi dell’unicità della nostra specie come conseguenza morale dell’evoluzionismo ci riporta ad una citazione scritta di Charles Darwin:

L’uomo nella sua arroganza si considera una grande opera degna dell’intervento della divinità. Più umile, io credo, più verosimile, è ritenerlo creato dagli animali.

Un’affermazione che ci può far abbandonare l’idea che la vita umana in natura abbia una valenza superiore rispetto al resto del regno animale e che può portarci alla considerazione che anche gli animali non umani siano tutti degni di essere moralmente rispettati. Senza mettere in discussione il piano della diversità che ci caratterizza come specie umana, ci si può aprire a una maggiore considerazione per le sofferenze che non siano esclusive del solo genere umano ma di ogni essere senziente e del suo diritto alla vita, cercando di andare oltre a una moralità tradizionale che la storia ci ha consegnato come totalmente antropocentrica.

 

FONTI:

  • Peter Singer, Liberazione animale, trad. di E. Ferreri, Il Saggiatore, Milano, 2015.
  • Tom Regan, I diritti animali, trad. di R. Rini, Garzanti, Milano 1990.
  • James Rachels, Creati dagli animali, trad. di P. Cavalieri, Edizioni di comunità, Milano, 1996.