Verona, città dell’amore. Questo il centro italiano scelto per ospitare, tra il 29 ed il 31 marzo, il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF). Ma di che cosa si tratta esattamente? Troviamo risposta sul sito ufficiale, dove è possibile leggere:

è un evento pubblico internazionale di grande portata che ha l’obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società.

Tale evento raccoglie infatti posizioni che vanno dagli anti-abortisti (quali Dmitri Smirnov, esponente della chiesa ortodossa, che ha definito le donne che interrompono la gravidanza assassine e cannibali) a tutti coloro che si schierano contro il femminismo e contro i gruppi LGBT. Alcuni ospiti osteggiano addirittura il divorzio. Lo scandalo ha preceduto l’evento di parecchie settimane, e l’opinione pubblica italiana si è ritrovata nuovamente divisa. Ma che cosa tratta il WFC? Chi ha partecipato? E soprattutto, come ha reagito la nostra società?

Poiché la famiglia è l’istituzione sociale originaria che getta le fondamenta di una società moralmente responsabile “…” la città di Verona è orgogliosa di ospitare, dopo Budapest e Chisinau, il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie!

Così leggiamo sulla pagina ufficiale dell’evento. Precedentemente, il WTO aveva avuto luogo in Moldavia, ospitato dal presidente moldavo Igor Dodon, e in Ungheria, con la partecipazione del Primo Ministro Orban. Quest’anno, l’Italia si aggiunge all’elenco, con l’appoggio del Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Centralità della famiglia naturale, ruolo della donna e maternità, utero in affitto, omosessualità; queste solo alcune delle tematiche discusse a Verona. Si tratta, lo capiamo bene, di un enorme passo indietro per un Paese che tanto ha lottato per tutelare i diritti delle donne e di tutte le categorie che rientrano sotto la sigla LGBT.

Un Balzo indietro fino al medioevo, come affermano molti sui social, reso ancora più acuto dalla prossimità con un altro fatto che ha scosso tutti gli animi femministi italiani: il Ddl (Disegno di Legge) Pillon. Esso ha lo scopo di difendere, lo ricordiamo, la cosiddetta famiglia tradizionale, o naturale. Prevede infatti una serie di norme che, nel concreto, rendono estremamente difficoltosa la separazione (nonché molto cara).

Proprio il senatore Pillon compare nella lista dei partecipanti al WTO assieme a Matteo Salvini, che alle critiche mosse dalla sua aderenza aveva risposto: Le conquiste sociali non si toccano, ma il bambino è sacro. Sempre il Ministro dell’Interno aveva scritto su Twitter:

Lo stato non deve entrare nella camera da letto, nessuno deve essere discriminato in base alle sue scelte affettive, ma finché campo difenderò il diritto di ogni bambino ad avere una mamma e un papà. Il pensiero dell’utero in affitto e della donna in vendita mi fa schifo.

Ma la lista dei relatori (tutti con posizioni analoghe) non finisce qui. Compaiono infatti anche il Ministro per la Famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana (dichiarato anti-abortista), il Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Carlo Bussetti, il sindaco di Verona Sboarina, Luca Zaia, governatore della Regione Veneto e molti altri.

Uno scenario lugubre per il bel Paese, che però ha saputo reagire al WTO con tutta la forza del progresso sociale, dell’amore svincolato dal genere e del femminismo. Un primo spiraglio di luce arriva da un capotreno di Italo. Nel momento in cui il convoglio 8973 si è fermato nella stazione di Verona Porta Nuova, sabato 30 marzo, il capotreno ha annunciato al microfono: Oggi Verona è più che mai città dell’amore e l’unica famiglia è quella in cui ci si ama. Auguro a tutti una buona giornata.

Anche uno spot lanciato su Twitter da Ikea, in occasione del Congresso delle Famiglie, ci ricorda che ciò che rende tale una famiglia è l’amore. Non c’è bisogno di un congresso per capire cos’è una famiglia recita il Tweet che accompagna lo spot. Iniziativa fondamentale è stata poi sicuramente quella promossa dal Rettore dell’Università di Verona: dopo aver impedito che il Congresso venisse ospitato negli spazi universitari, infatti, ha fatto appendere un cartello che recita su sfondo arcobaleno: L’Università promuove il pluralismo delle idee e respinge violenza, discriminazione e intolleranza.

La mobilitazione sociale di maggior rilevanza in risposta al WTO giunge però ancora una volta dalla strada. Una contromanifestazione è stata infatti organizzata a Verona alla marcia organizzata dal Congresso stesso (cui hanno partecipato 10mila persone). Contro il World Congress of Families hanno sfilato in migliaia, dai Sentinelli a Non Una di Meno. Cartelloni ironici e multicolore hanno accompagnato il corteo: Famiglia Naturale? No, frizzante leggiamo. E ancora: Ogni volta che parlate di famiglia naturale un antropologo muore; e infine: Dio è donna, Patria è il mondo intero, la Famiglia è Arcobaleno (i Sentinelli).

Ancora una volta si presenta dunque di fronte a noi un’Italia divisa tra spinte progressiste e tentativi di rifugiarsi in un passato basato invece sull’immobilismo. Ma proprio queste spinte retrograde fungono da propulsore per nuove manifestazioni, cortei, dimostrazioni di apertura mentale e pluralismo ideologico; indispensabili per garantire un futuro innovativo al Paese.