8 marzo 2019, Roma: mentre nel centro della città un fiume di donne e uomini partecipa alla mobilitazione nazionale organizzata da Non una di meno, all’ex Mattatoio, in zona Testaccio, la senatrice Emma Bonino organizza una tavola rotonda sulle Mutilazioni Genitali Femminili.

Nella Giornata internazionale delle donne, la Senatrice italiana, che da tutta la vita si batte per i pari diritti e l’autodeterminazione delle donne, cerca di puntare i riflettori su una pratica culturale tanto antica quanto disumana e mortale, posta in essere ancora oggi su ragazze e bambine in molte zone del mondo.

Le MGF sono anche affare nostro

Durante la conferenza è emerso come sia spesso opinione comune che la pratica delle mutilazioni genitali femminili non abbia nulla a che fare con la cultura europea e occidentale in generale, ma non è così: l’immigrazione, la globalizzazione e il multiculturalismo hanno reso note tali violenze, fino a renderle impossibili da ignorare. Ancora una volta non si può prescindere dal considerare la migrazione come un fenomeno di alto impatto socio-culturale. L’Italia, proprio per questo motivo, è stato uno dei primi paesi europei a dotarsi di una legge – la n.7 del 2006 che criminalizza tale pratica già consacrata come grave violazione dei diritti umani a livello internazionale.

Analizzando la faccenda dati alla mano, ad oggi, per oltre 200 milioni di donne in più di 30 paesi del mondo il passaggio dall’infanzia all’età adulta viene ancora segnato con il sangue di una mutilazione sui genitali femminili. Spesso proprio a causa di questa pratica ancora molto diffusa, le bambine muoiono dissanguate o per emorragie: è stato sottolineato, quindi, quanto sia fondamentale tutelarne il diritto alla salute.

L’ ex Mattatoio romano trasformato in un luogo di denuncia e attivismo

L’evento era aperto al pubblico e gratuito, e si è inserito all’interno del progetto multimediale della mostra Uncut, che racconta le storie e denuncia le sofferenze delle donne che hanno deciso di andare contro alla logica patriarcale radicata dietro la pratica delle MGF; il tutto mostrato al pubblico attraverso il linguaggio fotografico e la narrativa. La mostra resterà in esposizione fino al prossimo 30 marzo.

Durante la tavola rotonda è stato inoltre presentato il progetto Before: “Best practices to empower women against Female genital mutilation, Operating for Rights and legal Efficacy”, da parte di alcune associazioni italiane, belghe e francesi, promotrici dei diritti delle donne: la Differenza Donne, l’Institut Women Safe, la Palabre e No peace without justice, fondata proprio dalla stessa Emma Bonino. Il progetto è stato sostenuto anche dall’Unione Europea all’interno del programma European Union Rights, Equality and Citizenship 2014-2020.

Ciò che emerge dalla ricerca svolta è che, nonostante le leggi di cui la maggior parte dei paesi si sono dotati per punire tale pratica, il problema rimane globale ed è ancora largamente diffuso, soprattutto in Africa. Le Mutilazioni genitali femminili rientrano in un sistema più ampio di violenza contro le donne, di cui esse sono vittime sin da piccole. Un problema che ha alla base discriminazione e violazione della dignità, a causa del radicatissimo sistema patriarcale di organizzazione della società civile.

Come suggerisce il dottore Pierre Foldes, che da anni si occupa di curare le ragazze rimaste vittime delle MGF e ne conosce pertanto i risvolti psicologici oltre che semplicemente fisici:

è necessaria una rivoluzione di conoscenza oltre che di coscienza”.

La presenza di Khadi Koyta, attivista senegalese per l’eliminazione delle Mutilazioni genitali femminili di cui lei stessa è stata vittima nel proprio paese di origine, ha raccontato come una simile pratica lasci un segno indelebile nell’anima di chi la subisce.

Che siano donne europee, africane, italiane, sono prima di tutto donne: i diritti non hanno confini.”

L’attivista somala per i diritti umani Edna Moallim ha raccontato invece di come sia riuscita a sfuggire alla terribile pratica e di come sia senta fortunata perché al contrario la maggior parte delle donne, soprattutto nei piccoli villaggi, non trovano e non hanno trovato il coraggio di sottrarsi, per paura di essere rinnegate dalla propria Comunità, nonostante in Somalia dal 1988 vi sia una legge che vieta tutte le forme di Mutilazioni genitali femminili.

Le ragazze migranti che vengono in Europa spesso hanno già subito tale violenza, occorre lavorare quindi nei piccoli villaggi e includere nella battaglia culturale anche gli uomini, i quali pensano che la mutilazione venga praticata per motivi religiosi.”

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche note ex ministre e attuali parlamentari italiane come la senatrice Valeria Fedeli, ex Ministro dell’Istruzione e della Ricerca, e l’Onorevole Stefania Prestigiacomo, che nel 2006 è stata una delle promotrici della legge italiana contro le MGF. Esse hanno ricordato che:

non possiamo permetterci di essere superficiali e passivi”.

Sottolineando come le Istituzioni abbiano un ruolo fondamentale nel promuovere certi valori sul piano non solo legislativo, ma anche educativo e sanitario, hanno affermato in conclusione che le leggi non sono sufficienti se non ricevono un riscontro pratico. A detta di Elisabetta Belloni del Ministero degli Affari Esteri, serve pertanto un approccio integrato al contrato del fenomeno.

Proprio a tal proposito, l’Onorevole Prestigiacomo, da ex Ministro per le pari opportunità, ha fatto notare che nell’attuale legislatura non vi sia più tale figura da lei in precedenza ricoperta, bensì sia stato  nominato un Sottosegretario delle pari opportunità, Vincenzo Spadafora, il quale non ha potuto essere presente alla tavola rotonda.

Se ne sente la mancanza”,

ha commentato nostalgicamente la Prestigiacomo.

Ancora, riguardo al ruolo dell’educazione, la ex ministra Fedeli ha puntualizzato come le scuole dovrebbero sensibilizzare, perché “educare significa prevenire”. L’educazione vista pertanto come “chiave per chiudere le porte all’ignoranza e alla violenza”.

In chiusura, l’atteso discorso della senatrice Emma Bonino. Da attivista, prima che donna politica, ha ricordato a tutti i presenti come l’emancipazione femminile sia “un processo infinito”; non bisogna mai essere sazi di diritti, a cui corrispondono anche necessariamente doveri.

Difendiamo quello che c‘è ma bisogna anche pretendere sempre di più.

 “È ora di reagire per una battaglia di civiltà e vediamo di non addormentarci più.

L’evento è terminato con la visita alla mostra, accompagnata dal sottofondo musicale live del cantante maliano Bafing Kul. Una serata in cui le vere protagoniste sono state sicuramente cultura, integrazione e tutela dei diritti per tutti e per tutte.


FONTI

Radicalparty

Inaugurazione mostra Uncut e tavola rotonda per la presentazione del progetto BEFORE, Mattatoio Roma, 08/03/2019

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