Chiunque ha ascoltato i Carmina Burana di Orff, ma non tutti ne sono coscienti.
I Carmina Burana sono una cantata scenica composta da Carl Orff, basata su 24 poemi di una raccolta di componimenti poetici medievali reperita nella Bura di san Benedetto, in Alta Baviera nel 1803. Alcuni poemi sono anche corredati di notazione musicale, in cui tuttavia è utilizzato il sistema adiastematico, molto difficile da decifrare.
Scritti prevalentemente in latino medievale, i Carmina Burana furono composti da goliardi e clerici vagantes tra l’XI e XII secolo, e vennero poi tramandati nel Codex Latinus Monacensis 4660, o Codex Buranus. Carl Orff per primo nel 1935-36 decise di musicarli, con il titolo completo “Carmina burana: Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis“. All’epoca di Orff, nessuna delle musiche originali era nota; solo in seguito, a partire dagli anni ’60 e poi negli anni ’80, ad opera di Ray Manzarek e dei Madrigalisti di Genova, sono state tentate riproduzioni attendibili delle musiche originali.

L’opera non ha una trama precisa ma sfrutta la struttura della composizione, con il famosissimo brano O Fortuna in apertura e in chiusura, ed è basata sul concetto del giro nella Ruota della Fortuna, la cui immagine è miniata sulla prima pagina della raccolta dei poemi.

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La realizzazione della cantata scenica necessita di tre solisti (soprano, tenore e baritono), due cori ed una grande orchestra, oltre che – nella versione originale – mimi e ballerini. L’opera è strutturata in cinque parti più prologo e finale; se nel prologo, con i brani O Fortuna e Fortuna plango vulnera, vi sono una serie di improperi contro la Sorte (vera traduzione del latino Fortuna), nella prima parte viene celebrata la primavera con Vera laeta facies, Omnia sol temperat e Ecce gratum. Nella seconda parte vi sono brani in tedesco antico, mentre nella terza, In taberna, troviamo brani riguardanti il gioco d’azzardo, il bere e il buon cibo. Nella quarta parte, Cour d’amours, vi sono brani che inneggiano all’amore sensuale, come Amor volat undique, Stetit puella o Tempus est iocundum. Nella quinta parte viene celebrata la bellezza delle donne, con Ave formosissima, mentre il finale ripete il primo brano del prologo.

Della durata di più di un’ora, Carmina Burana è una cantata scenica degna dell’opera e dello stile degli anni Trenta del Novecento, composta da 24 brani molto diversi tra loro, ma tutti caratterizzati da una forza dirompente, intensa e suggestiva.
Tuttavia, il mondo intero conosce ed ha sentito innumerevoli volte sempre e solo lo stesso brano: O Fortuna, che per il suo stile particolarmente drammatico viene spesso proposto nei film in scene apocalittiche o particolarmente ricche di pathos.

Il brano è presente infatti in oltre 50 tra film, programmi televisivi e spot pubblicitari, guadagnandosi il titolo di pezzo più abusato nella storia dei mass-media. Lo ritroviamo ad esempio come sigla dello spot britannico di un famoso dopobarba negli anni ’70, o per accompagnare la cavalcata di Re Artù nel film Excalibur negli anni ’80.  Nel 1990 è impiegato in un horror canadese intitolato I Gargoyle e nel film sui Doors è usato per raccontare la tossicodipendenza di Jim Morrison. Nel 1992, ancora, accompagna L’Ultimo dei Moicani, finché nel 1999 non lo ritroviamo addirittura in South Park e in un episodio dei Simpson.

O Fortuna è stato persino arrangiato in remix techno degli anni ’90, quando Orff entrò suo malgrado nelle discoteche di mezzo mondo, vuoi forse per l’enfasi, l’incedere epico, la strumentazione poderosa e il tono apocalittico del brano, che trovò così spazio ovunque fosse richiesto un momento ad alto tasso di suspense, drammaticità e cataclisma.

Si consiglia in ogni caso di ascoltare anche gli altri 23 brani dei Carmina Burana musicati da Orff; tra le migliori registrazioni vi è quella di Riccardo Muti del 1979 e quella di James Levine del 1984, o, più recente quella di Christian Thieleman del 2003.