Le origini della settima arte risalgono alla fine dell’Ottocento, grazie alle prime innovazioni messe a punto dai fratelli Lumière in quegli anni con il Cinematografo, strumento che consentì la prima proiezione pubblica nel 1895. Questa la data scelta per indicare la nascita del cinema, l’arte più giovane ma anche quella in più rapida evoluzione. Infatti, la rivoluzione tecnologica dei primi del 900 ha reso il cinema emblema della modernità.

Non dev’essere tuttavia ignorato che si è pur sempre nell’ambito di un’arte e, in quanto tale, anche il cinema è attraversato da correnti, pensieri e protagonisti differenti. Nonostante questo, il legame con la tecnologia ha messo in crisi il concetto di arte, in molti si sono interrogati sul ruolo del regista in quanto autore, sul film come prodotto artistico, e sulle responsabilità da assegnare ai vari soggetti coinvolti.

Celebre è l’interesse nato sulla rivista Les cahiers du cinéma, contenitore delle più importanti riflessioni sul cinema francese (e non solo) che dagli anni ’50 diventa protagonista di una polemica provocata dai suoi redattori più giovani. Non solo redattori ma anche registi ed in quanto tali artisti, Chabrol, Godard, Resnais, Rivette, Rohmer Truffaut, sono gli esponenti delle Nouvelle Vague, una corrente di pensiero che cercò di sconvolgere il classico modo di fare cinema.

Il regista è autore dell’opera d’arte a 360°: il film coincide con le sue scelte che ora riguardano anche sceneggiatura, scenografia e performance attoriali; non a caso sono scelti attori non professionisti o agli esordi, più facilmente manovrabili e dunque portavoci del regista.

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In tal modo l’autore fa sentire la sua presenza, non solo con la narrazione di vicende anti convenzionali e spesso slegate dalle logiche di causa-effetto, ma anche con uno stile evidente, volutamente trasgressore delle regole imposte dal cinema classico.

Concetti del genere scatenarono il dissenso dei tradizionalisti, tuttavia pellicole come À bout de souffle (Godard, 1960) ebbero un successo inaspettato, prova del fatto che il pubblico era pronto alla rivoluzione sostenuta dalla Nouvelle vague.

Il nuovo modo di fare cinema si diffuse nel resto d’Europa arrivando in America verso la fine degli anni ’60 dove vennero dissacrate le norme del cinema classico in favore di prodotti registici autoriali che portarono al cinema un pubblico nuovo, giovane, ammiratore delle nuove possibilità del mezzo cinematografico, sempre in rapida evoluzione e mai prevedibile.