13 novembre 2018

Prostituzione maschile minorile a Mondragone

Prostituzione maschile minorile a Mondragone

Nei pressi di Mondragone (provincia di Caserta) è stata condotta un’inchiesta per smascherare il problema della prostituzione maschile minorile. È già da qualche anno che si verificano situazioni simili sulla litoranea, ma è come se coloro che ci abitano non volessero vedere cosa sta accadendo nelle vie del loro paese. Il fenomeno della prostituzione minorile si inserisce in un contesto ben più ampio e cioè quello del caporalato. Ormai da tempo pullman di braccianti partono dalla Romania e dalla Bulgaria due volte all’anno, a maggio e a settembre, per raccogliere una schiera di lavoratori e portarli lungo le coste della Campania a raccogliere fagioli, meloni, pesche ecc. Seppur uomini e donne vengano pagati una miseria, lo stipendio che percepiscono in Italia (30 euro circa per gli uomini e 25 euro per le donne) è sicuramente superiore a ciò che guadagnerebbero nel loro paese. Quando i genitori si trasferiscono, portano con sé i propri figli e, una volta arrivati in Italia, entrano in un circolo troppo brutale per la loro età. Mentre i genitori lavorano infatti, la maggior parte dei ragazzini rom non va a scuola, ma, a quanto scoperto, si prostituiscono nei luoghi più abbandonati della città. Il luogo più accreditato per gli incontri è tra i canneti in riva al mare attorno ad un ristorante abbandonato, dove, lontano dalle indiscrezioni di tutti, si può consumare il rapporto sessuale alla luce del giorno.

I clienti sono perlopiù adulti, tendenti alla terza età, e i ragazzi invece non hanno più di 15 anni di media. Fuori dal controllo dei genitori, chini sopra i campi, invece che andare a scuola, si appostano con le loro biciclette ai lati della strada, un’automobile si accosta, si scambiano qualche parola e poi si allontanano, uno da una parte e uno dall’altra, per rincontrarsi tra i sentieri del canneto.

Il fenomeno è molto più grande di quel che sembra, poiché ci sono aguzzini italiani che affittano camere a chi ha intenzione di portare un ragazzino con cui divertirsi. La preoccupazione maggiore risiede nel fatto che la popolazione locale sembra non accorgersene – o non vuole accorgersene – perché il sistema dentro cui si inseriscono questi abusi è molto più grande. Il tutto si insedia in un vuoto di potere lasciato dai mafiosi della Camorra, rimpiazzati velocemente da un gruppo criminale composto da italiani e romeni che gestiscono tutto il complesso del caporalato.

Il giro d’affari di questi criminali è molto ampio, si va dall’imprenditore che accetta di sottopagare i braccianti, al caporale che organizza il lavoro, a colui che affitta appartamenti abusivi a famiglie di romeni e a chi affitta camere per far prostituire i ragazzini. È  sconfortante rendersi conto che chi dovrebbe dedicarsi solamente alla scuola e alle amicizie, sia costretto a vivere una realtà decisa dai più grandi. Che opinione avranno questi ragazzi dell’Italia, una volta cresciuti? Sono costretti a trasferirsi qui dai genitori, abbandonare i propri amici, le proprie abitudini, per abitare in  paese che si dimentica di loro e che li lascia prostituire.

Per fortuna in quelle zone la Chiesa e le varie organizzazioni sindacali stanno cercando di ridare dignità a quelle persone, sostenendole e cercando soprattutto di strappare quei ragazzini dalla strada. Dall’inchiesta però, molta più attenzione è stata rivolta a Mondragone, infatti le telecamere di “Storie italiane”, condotto da Eleonora Daniele, il 15 ottobre sono andate in quei luoghi e proprio in diretta sono riuscite a riprendere un ragazzino e un signore mentre si appartavano, denunciando immediatamente alle forze dell’ordine l’accaduto.

Ecco, da questo punto di vista, è importante che non si faccia solo polemica su ciò che accade, ma che si agisca immediatamente, perché attraverso la semplice critica il problema non può essere sradicato. Il problema risiede nel fatto che, nelle zone in cui opera la criminalità organizzata, per paura, il silenzio domina lungo le strade, la cecità sembra appartenere a tutti. Non vedere e non sentire, causa sicuramente meno danni, rispetto all’opporsi all’intero ingranaggio, che non fa altro che distruggere la vita dei più deboli.

Fino a quando il problema non verrà estirpato, il ricambio generazionale non costituirà necessariamente un ricambio d’anima. È come se in quelle regioni non ci fosse più la speranza di distruggere un sistema, in piedi ormai da troppo tempo, ma questo non deve succedere. Se la mafia e la criminalità sono insite nella cultura e nella tradizione italiana da troppo tempo, ciò non vuol dire che debba essere così per sempre. Ci sono tradizioni buone e cattive, bisogna essere conservatori in un senso, ma non ottusi e ostinati dall’altro, alcune consuetudini si mantengono, altre si buttano via. Se critichiamo i nostri antenati per abusi commessi, per certe brutalità, per non aver considerato i diritti umani, non vuol dire che noi dobbiamo continuare lungo questa retta. Non è ammissibile che il mondo chiuda gli occhi di fronte alla prostituzione di bambini.

Una società può svilupparsi civilmente, rispettando regole e diritti, attraverso il controllo (non autoritario) dello stato. Le politiche sociali sono importanti, affinché nasca una società equilibrata, fondata su determinati valori, in cui prostituzione, caporalato e mafia, non ne facciano parte. Se si lasciano crescere dei ragazzini con ferite profonde, senza che nessuno si preoccupi di ricucirle e senza che nessuno si preoccupi di ridare speranza a chi ha perso fiducia verso colui che avrebbe dovuto accudirlo, il fenomeno sarà destinato a ripetersi, tramandando di generazione in generazione, invece che le favole, la prostituzione.

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