13 novembre 2018

La corsa all’Africa del millennio

La corsa all’Africa del millennio

L’Africa. Un continente antico in cui riecheggiano – le origini della specie umana, la cosiddetta culla dell’umanità – ricco di popoli estremamente diversi gli uni dagli altri, ognuno con le proprie regole, i propri codici, i propri valori e le proprie culture. Non solo il continente africano è eterogeneo e variegato dal punto di vista culturale, ma anche flora, fauna, clima e ambiente subiscono enormi variazioni da zona a zona; si passa così da immensi diserti e brulle savane a rigogliose e floride foreste pluviali. Solo analizzando le numerose interpretazioni etimologiche del termine Africa si può perfettamente riconoscere la grande fama che questo primitivo continente aveva già in tempi antichi. Si pensa perciò che il nome Africa possa derivare dal latino Afri – nome dato ad alcuni popoli che vivevano in Nord Africa – o dalla parola latina Apricum, ossia “luogo assolato”; dal punico Afrigah – altro nome dato a Cartagine; dall’etimo fenicio Afar – che significa “polvere”; o ancora dal greco Afrikè, da afròs, ovvero “spuma delle onde”.

La storia del continente africano è una storia ricolma di esplorazioni, conquiste, guerre, schiavitù e ingiustizie. Per quanto concerne i vicini Paesi europei, la prima potenza coloniale che fiutò interessanti affari da poter mettere in atto sul continente africano fu il Portogallo, tra il XIV e il XV secolo. Dopodiché, dal XV secolo, seguirono l’esempio portoghese anche gli altri Paesi europei che mirarono per lo più alla ricerca di spezie, di ricchezze minerarie e forestali, nonché allo sfruttamento della manodopera attraverso la tratta degli schiavi. Dall’Ottocento fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale la colonizzazione del continente africano perdurò, soprattutto da parte dei Paesi colonialisti più spietati: portoghesi, francesi, inglesi; ma anche tedeschi e italiani. Per non parlare degli olandesi, i cosiddetti boeri, i quali si stanziarono nel territorio sudafricano nel XVII secolo spazzando via letteralmente le popolazioni indigene sempre vissute in quelle aree, permettendosi di autoproclamarsi i veri africani o afrikaner, gli unici in diritto di occupare quelle terre. Facendo un passo verso il Novecento, come non ricordare il terribile regime di separazione razziale sudafricano noto come Apartheid.

Sul piano economico, la colonizzazione africana di tempi che appaiono remoti e lontani ha in realtà avuto conseguenze così negative e devastanti da avere contribuito in larga misura alle condizioni di svantaggio e arretratezza economica di molti Paesi africani. Attualmente, il continente africano ha risvegliato l’interesse dei Paesi economicamente molto avanzati, con la presenza di nuovi incisivi attori come Cina ed Emirati Arabi Uniti. Numerose sono le iniziative e i progetti che arrivano da svariate regioni del Mondo.

Alcuni esempi possono essere l’iniziativa del gruppo alberghiero francese AccorHotels che, congiuntamente al Katara Hospitality di Doha, stanzierà un fondo da un miliardo di dollari per costruire hotel nei Paesi dell’Africa subsahariana; o ancora la sfida Nissan per la costruzione di una fabbrica per l’assemblaggio dei veicoli in Kenya; la russa Tmh per la realizzazione di una fabbrica costruttrice di materiali ferroviari in Sudafrica; o la svizzera Agility Logistics per la costruzione di un centro merci nei pressi del porto di Maputo, in Mozambico. Inoltre, negli stessi giorni della terza edizione del Forum di Cooperazione Cina-Africa del settembre 2018, il presidente del Parlamento europeo ha proposto di inserire nel prossimo bilancio dell’Unione Europea un cosiddetto “Piano Marshall per l’Africa” da 50 miliardi di euro.

Dal lato italiano, l’ultimo World Investment Report dell’Unctad – Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo – mostra che 23 miliardi di euro vengono investiti in Africa; al contrario di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna che investono somme maggiori. Per quanto riguarda le esportazioni, le imprese italiane hanno riscosso nel 2017 circa 17,5 miliardi di euro dal continente africano, di cui 12 provenienti esclusivamente dal Nordafrica: non si tratta di un dato positivo se si considera che le esportazioni complessive dell’Unione Europea verso il continente africano superano gli 874 miliardi di dollari.

Ma il player di maggiore rilievo attualmente sembra essere la Cina, che investirà altri 60 miliardi di dollari in tre anni per l’Africa tra linee di credito, fondi speciali, prestiti, sgravi fiscali e progetti legati alle infrastrutture. Nello specifico, il presidente della Repubblica Popolare cinese ha dichiarato che tra i 60 miliardi, 20 saranno in linee di credito, 15 in aiuti e prestiti a interessi zero, 10 in fondi per lo sviluppo, 10 per il finanziamento di progetti e 5 per facilitare le importazioni in Africa. Non vi è dubbio che la presenza cinese in Africa sarà schiacciante rispetto alle altre potenze economiche.

Sembrerebbe dunque che il destino del continente africano sia sempre quello di essere “strattonato” da una parte e dall’altra da attori dagli interessi ambigui, spinti dalla brama di nuove ricchezze che possono facilmente essere depredate da un Paese che manca di strumenti economici, giuridici e democratici per potersi difendere. Tuttavia, molti sono i progetti che al contrario hanno un genuino e sano interesse di cooperazione e sviluppo, senza che questo comporti la costituzione di una relazione bassata su rapporti di forza. La speranza è che la quantità di progetti con questa tipologia di approccio siano in continua crescita e determinino degli effettivi cambiamenti in Africa.

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