15 dicembre 2018

Del disegno divino e degli umani scarabocchi

Del disegno divino e degli umani scarabocchi

Per alcuni la fede da sola non basta. Per dirla con Pietro Abelardo:

“Non si deve credere in nulla se prima non lo si è capito.”

L’idea è che la fede dev’essere preparata o supportata da argomenti razionali. Bisogna, insomma, essere in grado di dimostrare quantomeno l’esistenza di un’entità superiore, prima di credere in Dio.

Uno degli argomenti più potenti mai elaborati per sostenere l’esistenza di Dio è senza dubbio quello teleologico, o argomento del disegno. La struttura dell’argomento prende le mosse da una constatazione piuttosto banale, che chiunque almeno una volta nella vita ha fatto: l’universo appare sorprendentemente complessoordinato.

Tutto sembra seguire un disegno preciso e ispirato, un disegno che non può non rimandare a un divin disegnatore. Più precisamente, l’argomento suona più o meno così:

  1. L’universo e le sue parti sono disposti in maniera tale da conseguire il proprio scopo;
  2. Se l’universo e le sue parti sono disposti in maniera tale da conseguire il proprio scopo, allora una sola entità può aver disegnato l’universo;
  3. Se una sola entità può aver disegnato l’universo, allora Dio esiste;
  4. Quindi Dio esiste.
Figura dos corpos celestes, Bartolomeu Velho Volvelle 1568.jpg

Figura dos corpos celestes, Bartolomeu Velho Volvelle 1568

Il problema principale con questo tipo di argomento è che non c’è un modo indipendente di stabilire se l’universo abbia un proprio scopo o meno. Dare per scontato che la premessa 1 sia vera significa infatti presupporre che Dio esista. Ma che Dio esiste è esattamente ciò che ci si proponeva di dimostrare – quindi l’argomento è viziato da una circolarità.

Inoltre da Darwin in poi esiste una teoria naturalistica in grado di render conto della sorprendente complessità del vivente. Almeno per quanto riguarda il pianeta Terra. Per tutto il resto c’è la fisica e l’astrofisica.

Il fatto è che come esseri umani facciamo una gran fatica a distaccarci dal pensiero finalista. Lo applichiamo a tutto, vediamo fini anche laddove non ve ne sono affatto.

Il pensiero finalista può anche averci avvantaggiato nei millenni passati. Vedere un fine in un movimento tra le fronde può far tutta la differenza del mondo se dietro a quel movimento si cela una tigre dai denti a sciabola.

Talvolta però tutto questo veder disegni ovunque può anche portarci a scarabocchiare sopra la realtà. E ciò significa rinunciare a comprenderla oppure travisarla. Un vero peccato, no?


FONTI

Fred Feldman, A cartesian introduction to ethics, McGraw-Hill, New York 1986

Ci sarà mai fine alle religioni – Il Post

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Abelardo

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