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26 settembre 2018

Le scrittrici si tingono di Noir.

Le scrittrici si tingono di Noir.

Il noir, un genere la cui definizione sfugge a delle caratteristiche rigide e precise, si sviluppa soprattutto a partire dall’inizio del nuovo millennio. Si tratta di un genere in cui dominano le tinte fosche, che prendono forma nella violenza e nei misteri che animano i romanzi noir. A differenza di quanto accade nel giallo, in cui il colpevole alla fine è sempre individuato, nel noir questo non avviene: è piuttosto il mistero, il non sapere, a dominare. Un’altra caratteristica del noir – che sfuma qui nel post-noir – è l’approfondimento psicologico dei personaggi, che manca nel suo cugino giallo. E proprio quest’ultimo punto sembra essere sviluppato in modo particolarmente efficace da alcune scrittrici.

Nelle scrittrici che esordiscono all’inizio del XXI secolo, infatti, emerge la necessità di raccontare storie nuove, anomale, anormali, fuori dal comune.

Irrompono allora temi nuovi, quei temi che fanno parte di quell’anormalità che è la massima reazione alla normalità, e che includono la violenza che corre tra le righe dei romanzi noir.

Sembra, in altre parole, che l’inquietudine diffusa nell’epoca della globalizzazione trovi una risposta efficace proprio nel romanzo noir, con cui il crimine scardina i muri del mondo letterario e vi si infiltra.

Parlando del noir e della letteratura femminile, il naturale punto di incontro non può essere rappresentato che da Alda Teodorani, la regina del dark italiano. Nelle sue storie, la scrittrice di Massalombarda usa «la mente e lo sguardo dell’assassino per appropriarsi degli elementi psicotici del killer». La particolarità della scrittura di Alda Teodorani sta nella sua capacità di utilizzare lo sfondo del noir per indagare le profondità dell’animo femminile, alla ricerca di quel contatto con la parte più istintiva di ognuno di noi con cui la modernità sembra aver smesso di dialogare.

Un’altra scrittrice che rappresenta bene il noir degli anni Zero è Grazia Verasani, che in Quo vadis baby? descrive «una Bologna oscura, indistinta, piena di ombre, inquieta», che è lo specchio dell’animo della protagonista Giorgia Cantini.

Grazia Verasani ha anche preso parte al dibattito riguardo la nuova definizione di post-noir, proposta da Raul Montanari per indicare quelle scritture che sono nate come noir, ma che sarebbero poi andate in una direzione diversa, in cui, senza rinunciare alla suspence, più spazio è concesso ai personaggi e alla loro psicologia.

Grazia Verasani si mostra entusiasta della proposta, identificando questo approfondimento psicologico come la caratteristica più spiccata del noir al femminile.

Il noir è collegato a doppio filo alla morte: infatti «il noir ci riavvicina alla morte che nella nostra società viene esorcizzata e allontanata il più possibile».

La morte, elemento cardine dei romanzi noir, è dunque uno dei nuovi temi con cui si misurano le scritture femminili di questi anni.

Questa tematica è affrontata, tra le altre, da Simona Vinci e da Laura Liberale. Tanatoparty di Laura Liberale intreccia le trame di morte e marketing in un tessuto del tutto originale, in cui gli esponenti del settore funerario fanno bella mostra di sé all’inaugurazione di una fiera.

Simona Vinci, invece, intreccia il tema della morte a quello dell’adolescenza in Brother and sister.

From Medea: atto unico di Grazia Verasani affronta il tema dell’infanticidio richiamandosi al mito che lo rappresenta per eccellenza, quello, appunto, di Medea.

Forse non è un caso che siano le scrittrici a sviluppare il noir in modo particolarmente efficace: il noir pone domande, più che dare risposte. Ed è proprio quella che viene definita letteratura al femminile a sviluppare questa caratteristica, in contrapposizione ad una letteratura, definita al maschile, che non mette in dubbio niente e dimostra una perfetta padronanza del mondo che ha attorno. Padronanza di cui il noir non sa che farsene: è la non consapevolezza, l’incertezza, che questo genere vuole portare alla luce. Il connubio con la letteratura femminile sembra allora necessario e inevitabile.


FONTI

Elisabetta Mondello, Il noir degli anni Zero, Roma, Giulio Perrone, 2015

Grazia Verasani, From Medea: atto unico, Milano, Sironi, 2004

Grazia Verasani, Quo vadis baby?, Milano, Colorado noir, 2004

Laura Liberale, Tanatoparty, Padova, Meridiano Zero, 2009

Roberta Mochi, Neonoir e poliziesco. Il disordine e l’ordine, in La narrativa italiana degli

anni Novanta, a cura di Elisabetta Mondello, Roma, Meltemi, 2004

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