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Arlene Heyman è una psichiatra e psicoterapeuta newyorchese settantenne, e Il buon vecchio sesso fa paura è la sua opera d’esordio. In realtà il libro circola già da un paio d’anni sul panorama editoriale internazionale, ma solo quest’anno Einaudi ha deciso di pubblicare in Italia questa raccolta di racconti. Una raccolta vera, intensa e insidiosa.

Sono sette le storie che Heyman racconta ne Il buon vecchio sesso fa paura. Sette storie con il corpo come filo conduttore; un corpo che è mediatore della relazione fra esseri umani. Donne e uomini, madri e figlie, padri e figli, matrigne e figliastre, che comunicano, si fraintendono, litigano, si rinnegano, si trovano, si perdonano, tutto attraverso le reazioni e gli impulsi del corpo. Corpo adolescente, o di giovane donna; corpo di cinquantenne impacciato nei confronti dell’amante giovanissima, o di sessantenne che non rinuncia al sesso con il marito più anziano; corpo sano nonostante l’età, o corpo invaso, martoriato dalla leucemia, ma non per questo privo di pulsioni e desideri.

Arlene Heyman, Il buon vecchio sesso fa paura, Einaudi, 2018.

Corpo come fondamenta su cui Heyman costruisce l’architettura del racconto; un’architettura immensa, imponente, che a partire dalla quotidianità della generazione dell’autrice va a coinvolgere la malattia, il decadimento della persona, la morte, il genocidio; fino all’attentato alle Torri Gemelle. E vite permeate di coraggio: il coraggio di affrontare il cancro con il sorriso sulle labbra per i propri cari, di proteggere la propria madre da scoperte che la traumatizzerebbero in età avanzata, di cercare di portare l’armonia nella propria casa nonostante i problemi economici e relazionali. Il coraggio di una figlia di farsi madre per la propria madre, di un figlio di reggere il peso della morte imminente del padre. Il coraggio di rivendicare una vita sessuale nonostante l’età; perché la generazione di Heyman è quella che ha dato vita alla rivoluzione sessuale, e non ha paura del sesso.

E il coraggio da parte dell’autrice di trattare tematiche che metterebbero in imbarazzo la maggior parte dei suoi coetanei -e non solo- senza peli sulla lingua. Viagra e lubrificanti aprono Il buon vecchio sesso fa paura; pensieri martellanti sulla scarsa intesa sessuale con il marito sessantenne lo chiudono. Nel mezzo il divario anagrafico, le relazioni clandestine, le gelosie, i desideri e gli impulsi. E la meravigliosa capacità di Heyman di indagare l’animo umano, finanche il proprio; finanche a svelare al lettore un episodio della sua stessa vita, la relazione di una studentessa con il suo professore: Arlene e Bernard; Bernard Malamud, scrittore americano e suo insegnante presso il Bennington College.

E pagina dopo pagina una scrittura consapevole, misurata, piacevolissima. L’indugio specialissimo sui dettagli, non pedante, ma imprescindibile, perché è su quei dettagli che si costruisce la storia. Dettagli che tornano e chiudono il cerchio; dettagli che caratterizzano i personaggi, che li rendono famigliari al lettore; che rendono le vicende così reali e potenti, gli episodi così vicini e carichi di una profondità umana che ha del mistico.


FONTI

Arlene Heyman, Il buon vecchio sesso fa paura, Einaudi, 2018.

CREDITS
Copertina by Lo Sbuffo
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