Fisica quantistica della vita quotidiana di Piergiorgio Paterlini è una raccolta di 101 micro-romanzi, o un romanzo composto di tanti romanzi. Come lo si voglia definire, romanzo o raccolta, fatto sta che questo insieme di micro-romanzi, definiti così dall’autore, è un interessante prodotto di narrativa sperimentale. Intendiamo sperimentale nella sua accezione più semplice possibile, come qualcosa che contraddice la norma e la tradizione, ma anche come un oggetto che vuole pervenire ad una soluzione nuova tramite vie altrettanto nuove e incerte, appunto sperimentali.

101 micro-romanzi, veramente micro, della lunghezza di massimo due pagine l’uno. Gli argomenti e i generi? Tutti quelli possibili. Dal noir alla storia d’amore, con lieto fine o meno, ironiche e parodiche, tragiche, con alieni, killer, vecchi, giovani e bambini: tutte rigorosamente non più lunghe di una pagina e qualcosa. Tutte brevi e fulminanti. La capacità che Paterlini mostra nello sviluppare in poche righe estremamente dense una storia intera è veramente notevole, di matrice certamente hemingwayana. Ma cosa c’entrano la fisica quantistica e la vita quotidiana? Due sono i cardini della fisica quantistica che Paterlini chiama in causa nel suo libro. Prima di tutto la relazione fra osservatore e oggetto osservato. Nella fisica quantistica la presenza di un osservatore “turba” il suo oggetto e modifica la riuscita di un esperimento. In questo caso è molto forte la presenza dell’osservatore-Paterlini che, con una serie di elementi che si ripetono simili in tutto libro, restituisce al lettore una realtà “turbata” dalla sua osservazione. In attesa che il lettore la turbi ulteriormente. Ma la realtà offerta al lettore non è una realtà qualunque. Paterlini tenta di stabilire, proprio tramite la sua osservazione, un collegamento fra il piccolo e il grande, fra l’astratto ed il concreto, proprio secondo il secondo cardine della fisica quantistica, che lega l’astrazione matematica contro-intuitiva alla concretezza del mondo naturale. L’interesse di Paterlini è quello di “dimostrare” per via letteraria che siamo tutti partecipi di un’unica realtà, immensa confusa e disorganica, che tramite la letteratura può ricomporsi e dove il piccolo sta veramente al grande come l’astratto al concreto, e viceversa.

Se questo è l’intento, lungimirante e interessantissimo, alcune critiche sono necessarie. D’altronde scegliere come via quella della sperimentazione richiede esattamente questo: che qualcuno critichi, in modo che l’esperimento successivo possa portare al successo. I meccanismi che Paterlini usa per “dimostrare” l’organicità della vita, il suo essere “come” la fisica quantistica, sono eccessivamente semplici. Si tratta soprattutto della reiterazione pesante di alcuni procedimenti. Primo su tutti quello del fulmen in clausola. La quasi totalità dei micro-romanzi termina con una singola che ribalta o dà senso al tutto, fulminando il lettore. Se in molti in casi è un meccanismo interessante, il fatto che venga usato sempre ne svilisce il senso. E altri tic stilistici della prosa di Paterlini vanno a rendere troppo simili i racconti, svelando eccessivamente la fruizione da parte dell’autore della realtà raccontata. Uno in particolare, usato all’eccesso, è l’aggettivazione a gruppi di tre senza la virgola fra il primo e il secondo aggettivo. Il risultato è una forte ripetitività nel raccontare, che svilisce la varietà che si voleva mostrare all’inizio. Inoltre manca completamente una reale chiusura. Non c’è motivo per cui i racconti debbano essere 101 e non 328 o 34. Il cerchio non sembra realmente chiudersi per il lettore.

In conclusione, per quanto fosse bello e interessante il fine e il “macro-modo” per raggiungerlo, il “micro-modo” effettivamente seguito non ha saputo restituirlo come probabilmente doveva essere.


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