Lucky Ehi è un’opera site specific dello scultore piemontese Fabio Viale (Cuneo, 1972) concepita per l’apertura della nuova sede milanese della Galleria Poggiali (gennaio 2018), che ha la sua casa storica a Firenze.

Se lo scopo della galleria era quello di aprire con una mostra sensazionale, per far parlare di sé, senz’altro con il progetto di Viale hanno centrato il loro obbiettivo, l’opera ha fatto molto discutere: c’è chi l’ha vista come una facile operazione pubblicitaria che fa leva su di uno scottante tema d’attualità, chi come un simbolo politico e chi invece l’ha definita blasfema. Probabilmente sono in pochi ad esserne rimasti indifferenti, perché Lucky Ehi è un lavoro che tenta di toccarci nel profondo.

Il progetto consiste nell’allestimento di tre opere in un unico spazio: in posizione centrale si trova una copia marmorea, realizzata dallo stesso Viale, della Pietà vaticana di Michelangelo Buonarroti, che è stata però privata del figlio. Questa scultura si trova vis-à-vis con un manifesto che riproduce una fotografia della medesima opera, sulla quale è però adagiato, nella posizione del Cristo, il corpo di un uomo di colore, nudo e con un grande tatuaggio di una croce sul braccio destro. Il progetto è completato da un’opera audio in cui il giovane accolto nelle braccia della Vergine racconta la sua travagliata storia: Lucky è un ragazzo cattolico costretto a fuggire dalla Nigeria all’età di diciassette anni per motivi religiosi e giunto infine in Italia, dove è stato accolto dal CAS (Centro accoglienza straordinaria) di Torino, che ha collaborato al progetto di Viale.

La Vergine con le braccia aperte diventa quindi un simbolo di accoglienza materna e di consolazione, per Lucky così come per tutti quei giovani che stanno arrivando in Occidente in cerca di pace e di benessere: la Vergine è l’Europa stessa, che non può voltare le spalle ai suoi figli, o meglio, ai propri fratelli, visto che nella teologia la pietas è un atteggiamento di rispetto verso il prossimo, in quanto ci si considera tutti figli dello stesso padre.

Certo l’Europa, madre e sorella, non è però sempre così accogliente, viene in mente “l’opera gemella” dell’artista piemontese intitolata Souvenir Pietà, esposta nel 2016 a Firenze presso la Basilica di San Lorenzo; si tratta di una copia marmorea del Cristo, sempre su immagine del complesso della Pietà vaticana di Michelangelo. Questa volta ad essere isolato è il figlio, che nella sua angosciante posizione, posto su di un piedistallo che lo sollevava qualche centimetro da terra, trasmette un sentimento forte di abbandono e di desolazione, lo stesso provato forse dai migranti che giunti in Occidente si sentono rigettati ed esclusi.

Fabio Viale non è certo il primo a rielaborare la Pietà michelangiolesca, e altri famosi capolavori in chiave contemporanea. Si pensi all’opera Merciful dream di Jan Farbe, che ripropone un’altra versione della Pietà vaticana, o ancora ai lavori esposti nella mostra “Lamentaion” dell’artista americano Kehinde Wiley, che sostituisce sia la Vergine che il Cristo con persone di colore vestite in abiti contemporanei.

Lucky Ehi potrebbe dunque anche non essere un’opera così originale per contenuto o forma, come hanno fatto notare alcuni, ciononostante rimane un lavoro molto interessante e benefico in quanto invita lo spettatore a riflettere su di un tema di forte attualità con cui l’Europa devo oggi confrontarsi.

 


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