Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini furono due dei più grandi artisti del Seicento che trasformarono, con le loro opere, la Roma Barocca. La loro rivalità divenne leggenda, tanto che tuttora è quasi impossibile parlare di uno senza nominare l’altro.

I due acerrimi rivali erano ai poli opposti: Bernini, carismatico e mondano, era noto presso la corte papalina dell’epoca grazie alle sue conoscenze, che l’aiutarono ad ottenere gli incarichi per i più prestigiosi cantieri romani;  Borromini invece era schivo e poco incline a coltivare amicizie mondane e  basava il lavoro sulla sua inclinazione per l’arte.

Bernini, nato a Napoli nel 1598 e figlio d’arte (il padre Piero era anche lui uno scultore), è considerato uno dei migliori scultori del suo secolo, nonché un valente architetto e pittore. Grazie al suo carisma, alla sua disinvoltura, alle sue conoscenze e al suo precoce talento ottenne il favore del cardinale Maffeo Barberini che divenne il suo principale protettore, soprattutto dopo essere stato eletto Papa con il nome di Urbano VIII nel 1623.

Borromini, nato nel 1599 a Bissone, piccola località situata nel Canton Ticino oggi in Svizzera, con il nome di  Francesco Castelli, fu allievo di Carlo Maderno, l’architetto italo-svizzero che nel 1603 aveva ottenuto la direzione dei lavori della Basilica di San Pietro, ai quali il giovane Borromini partecipò sin dal suo arrivo a Roma.

Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, 1622-1625

Il periodo dei primi decenni del Seicento fu un periodo di grande innovazione nel campo dell’arte, la città di Roma era la capitale dello stile ricco ed esuberante del Barocco e i due giovani Bernini e Borromini si trovarono presto con molte commissioni da eseguire da parte di papi e cardinali che gareggiavano per costruire palazzi sempre più belli.

Il primo scontro è datato nel 1623, quando il neoeletto Urbano VIII ordinò a Bernini di progettare il Baldacchino che avrebbe incorniciato l’altare della Basilica di San Pietro; ad affiancare Bernini nell’impresa c’era un gruppo nutrito di collaboratori tra cui lo stesso Borromini che aveva il compito di modellare il marmo per il basamento del baldacchino stesso.

Baldacchino, Basilica di San Pietro, 1623-1633

Nel 1629 Carlo Maderno morì e, nonostante Borromini fosse il suo pupillo e il naturale successore del suo maestro nella direzione del cantiere della Basilica, fu Bernini ad ottenere l’incarico grazie alla sua salda alleanza con Urbano VIII.

Bernini conosceva la validità artistica di Borromini, per questo chiese il suo prezioso aiuto per portare a termine la realizzazione del baldacchino: Borromini divenne indispensabile grazie ai suoi disegni preparatori della parte superiore e per la sistemazione futura nella basilica. Nonostante gli sforzi Borromini non si vide riconosciuto alcun merito; quando nel 1633 il Baldacchino fu terminato e trasportato nella Basilica, fu Bernini a raccogliere tutta la gloria e gli onori.

Borromini si senti profondamente umiliato e scoraggiato da quest’affronto subito tanto che disse:

“Non mi dispiace che (Bernini) abbia avuto li denarii, mi dispiace che goda l’onor delle mie fatiche”

Dopo il successo del Baldacchino la carriera di Bernini fu tutta in discesa, grazie alla sua abilità, alle sue conoscenze mondane, ma anche alla continua protezione del papa che lo favoriva tanto quanto Giulio II aveva un tempo favorito Michelangelo Buonarroti. Borromini invece si concentrava solo sul suo lavoro covando un ardente rancore nei confronti del suo rivale, nonostante Bernini stesso lo avesse raccomandato per i lavori della realizzazione della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza.

Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, Francesco Borromini, 1642-1660

Nel 1644 la fortuna di Bernini sembrò cambiare quando Urbano VIII morì e al suo posto venne eletto papa Innocenzo X Pamphili. Il nuovo papa detestava tutto ciò che potesse ricordargli il suo predecessore e per questo fece allontanare Bernini e lo sostituì con Borromini, lieto, per una volta, di surclassare il suo avversario.

Bernini però, abile nei rapporti mondani, riuscì ad ottenere la protezione e il favore di Donna Olimpia, la cognata del papa, così che, nuovamente, rubò il prestigio e un nuovo progetto al Borromini: la fontana di Piazza Navona.

Nel 1647 Borromini era stato infatti incaricato da Innocenzo X Pamphili di occuparsi dell’opera di Piazza Navona, ma Bernini presentò un progetto più elaborato a Donna Olimpia che alla fine convinse il Papa a sostituire Borromini ed affidare l’incarico a Bernini: nacque così la Fontana dei Quattro Fiumi.

FOTO #4 Fontana dei Quattro Fiumi, Gian Lorenzo Bernini, 1648-1651

Borromini fu un’altra volta costretto a subire un’umiliazione da parte del suo collega-rivale, ma nel 1652 si prese una piccola rivincita quando subentrò come architetto della Chiesa di Sant’Agnese in Agone; la chiesa si trovava proprio di fronte alla fontana del Bernini in Piazza Navona e Borromini impiegò tutto il suo talento di architetto per donare alla facciata della chiesa tanta imponenza nel tentativo di surclassare il lavoro di Bernini.

La rivalità accesa tra i due finì con la morte di Francesco Borromini che nel 1667, stanco di vedersi rubare i progetti e le commissioni dal più mondano e amato Bernini, cadde in depressione e si tolse la vita. La parabola di Bernini comunque era in discesa: nel 1665 era stato invitato dal re Luigi XIV con l’incarico di rimodernare il Louvre ma il suo progetto su aspramente criticato e Bernini fu costretto a ritornare a Roma completamente sconfitto. Morirà nel 1680.


FONTI

Focus Storia n°137, Marzo 2018