Peter Pan occupa senza ogni sorta di dubbio un posto di spicco nella “mitologia dell’infanzia”. A distanza di un secolo, il personaggio letterario creato da James M. Barrie continua tutt’ora a ispirare una pressoché infinita quantità di opere in tutti i campi artistici: film, cartoni animati, album musicali e, naturalmente, romanzi fra cui La Notte di Peter Pan (2007), il thriller di Piero degli Antoni recentemente ripubblicato in versione digitale da VandA. 

Oltre alla celebre Sindrome di Peter Pan (ve ne abbiamo parlato qui http://losbuffo.com/2016/09/18/fanciullino-peter-pan/:), un merito da ascrivere a Barrie è sicuramente quello di aver saputo raccontare una storia dal punto di vista dei ragazzi a cui il romanzo (che in realtà sono due: I Giardini di Kensington e Peter e Wendy) è rivolto, pur mantenendo il classico narratore extradiegetico. Impossibile non ricordare: “Tutti i bambini crescono, meno uno. Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così.

Se infatti Tolkien o Milne (Winnie the Pooh) presentano nelle prime pagine i mondi creati spiegandone creature e regole che li governano, in Peter Pan i lettori s’immergono, meravigliano e conoscono “L’Isola che non c’è” solo assieme a Wendy e i suoi fratelli.

È proprio questa “strategia narrativa”, grande omaggio ai romanzi di Berrie, il principale punto di forza del thriller La Notte di Peter Pan: un giallo, a tratti anche all’italiana, narrato attraverso gli occhi di un bambino appena decenne costretto a dover prendere la più importante decisione della propria vita, a diventare grande in una notte  (…il finale di Peter Pan ricorda qualcosa?!)

Leonardo è un bambino dislessico dotato di un’ottima memoria. Vive con il padre una normalissima vita in Liguria quando una notte trova a casa sua uno sconosciuto armato, che agli occhi pieni di immaginazione di un bambino è identificato in un’Orco o un pirata giunto dall’Isola che non c’è. L’orco, Roberto, tiene in ostaggio il padre in cerca di un “tesoro” sviluppando al contempo  una certa affinità col piccolino: i due sembrano parlare la stessa lingua. D’altronde nessun fanciullo ha mai visto un pirata suonare così bene un pianoforte [magari alcuni di noi in Shrek con Capitan Uncino al piano bar che canta Nick Cave ndr.] Leonardo avrà a disposizione solo una manciata di ore in una notte divisa a metà tra avventura e incubo per tentare di salvarsi e ricostruire così, passo dopo passo, la propria esistenza, così lontana dal mondo dei “grandi”. Un bambino innocente non può comprendere le ipocrisie degli adulti e la loro visione del mondo. Ma questo i “grandi” lo sanno.

Piero degli Antoni riesce nel difficile compito di raccontare un noir assolutamente anti-convenzionale. I panni del Detective vengono indossati da un novello Peter Pan. Ciò permette di aggiungere all’azione connotati “quasi fiabeschi” davvero insoliti per lo standard di genere (se non in Stand by Me e It di Stephen King). Lo stile rapido e prevalentemente paratattico, assieme all’assenza di disparità di informazione fra lettore e protagonista, stimolano con curiosità a finire il romanzo il più velocemente possibile; magari anche in una sola notte che acquista così un forte sapore metaforico, impreziosita inoltre  dalla perfetta sovrapposizione del tempo della storia con quello del racconto.  L’autore dissemina con cura indizi per tutto il romanzo un po’ sul modello di Lemony Snickett (Una serie di sfortunati eventi), o volendo alla “fucile di Čechov”. Tuttavia ogni volta che il lettore si illude di poter incastrare ciascun pezzo del puzzle, la trama prende una piega imprevedibile (seppur ben architettata) e talvolta si ha l’impressione che l’autore sia alla ricerca di troppi colpi scena pur di stupire ad ogni pagina il pubblico, specialmente quello meno sensibile nei confronti di Leonardo: il vero pregio del romanzo.


FONTI
La Nitte di Peter Pan, Piero degli Antoni, VandA ePublishing
Non essere: le avventure di Peter Pan nel paese del mai più di Luca Scarlini in Peter Pan, 2008, Giulio Einaudi editore, Torino