01:53 am
18 febbraio 2018

Epistolari nella storia

Epistolari nella storia

L’epistolario è uno dei generi più moderni e più versatili all’interno della letteratura, utilizzato in maniera innovativa e originale da molti autori appartenenti a epoche storiche, paesi, contesti diversi. Come genere si distingue dal romanzo epistolare, dove la storia viene raccontata per mezzo di lettere, le quali possono coinvolgere più personaggi (come nelle Heroides di Ovidio) o uno soltanto (come Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo) e il cui fine ultimo è l’atto narrativo. Nell’epistolario, invece, non si tende a raccontare una storia unica, ma si parla più di una raccolta di lettere. Le lettere possono essere state scritte con l’intento di essere poi pubblicate dall’autore stesso, oppure possono essere raccolte e pubblicate anche lettere private.

Il primo epistolario moderno è rappresentato da “Le Epistole” di Francesco Petrarca, il quale aveva composto una raccolta in prosa latina di lettere pensate appositamente per un pubblico che andava oltre il destinatario effettivo delle lettere; un altro esempio di epistolario, in questo caso assemblato postumo e quindi non dall’autore stesso, è quello di Giacomo Leopardi, dove il fine privato delle lettere è avvertito principalmente dallo stile adottato, un codice molto più familiare e quotidiano sì, ma comunque curato e scorrevole a differenza, per esempio, del “monologo solitario” che è invece lo Zibaldone.

Esistono anche molti autori che hanno composto, o di cui sono stati composti a posteriori, epistolari; un esempio è dato da Franz Kafka, autore praghese, il quale ha curato molte opere di questo genere tra cui le più famose sono “Lettere al padre”, “Lettere a Milena” e “Le ultime lettere ai genitori”. Ma gli epistolari vengono composti non solo in ambito letterario, ma in generale in ambito artistico: sono infatti molto apprezzate le “Lettere di Van Gogh”, una raccolta di lettere scritte dall’artista impressionista al fratello Theo.

Gli epistolari permettono di aprire una finestra nella quotidianità e nella mente degli artisti, aiutando a comprendere i meccanismi più oscuri del pensare umano e portando i lettori ad un livello di intimo contatto con l’autore stesso.
A maggior ragione nella lingua italiana, questo genere permette di notare l’evoluzione dell’idioma, aiutandoci a capire come l’italiano cambiasse al variare dei registri linguistici e come anche i più grandi autori della letteratura fossero capaci di introdurre e di utilizzare un codice più moderno e più semplice nella vita di tutti i giorni, senza però andare ad avvilire la lingua stessa.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: