Chiunque abbia avuto il coraggio di avventurarsi nell’imponente lettura di IT, capolavoro di Stephen King, la cui versione cinematografica ha visto la luce nel recente ottobre 2017, sa che il romanzo costituisce una sorta di piccolo universo, in cui trama, elementi culturali, fenomeni e problematiche sociali si accavallano, restituendo agli occhi del lettore un’efficace e variopinta pennellata di vita. Un aspetto su cui King insiste particolarmente è la psicologia dei personaggi, spiegata partendo dall’infanzia, la storia personale, e in particolare il rapporto con la famiglia di provenienza.

Il tema del bullismo è trattato in maniera molto efficace attraverso la figura di Henry Bowers. Tipico bullo di scuola, Henry è un ragazzino di dodici anni, già piuttosto alto e robusto per la sua età, a causa dell’imponente quantità di lavoro fisico che è costretto a svolgere nella fattoria in cui abita. Questa attività gli ruba tempo prezioso per dedicarsi alla studio, in cui il giovane ottiene scarsi risultati, subendo a causa di ciò maltrattamenti dal padre, un alcolista violento e al limite della follia. Il padre è una figura incostante, che a volte malmena il figlio, mentre altre si dimostra completamente indifferente nei suoi confronti, unicamente dedito a guardare le partite di baseball in televisione, seduto in veranda. Inoltre incoraggia il figlio a perseguire le proprie idee razziste, premiandolo quando il giovane compie soprusi nei confronti di Mike, ragazzo di colore; Henry giunge ad avvelenare il cane del ragazzino, ricevendo l’elogio paterno, una birra come premio, e la tanto sospirata approvazione del genitore. A scuola Henry è prepotente, è temuto ed evitato da tutti i bambini, con cui reagisce in maniera aggressiva per qualunque, insignificante motivo. È spalleggiato da coetanei che si comportano in maniera simile.

Uno studio di Daniel Goleman (Intelligenza emotiva. Che cos’è, perchè può renderci felici), docente di psicologia a Harvard, permette di spiegare alla perfezione il modo di comportarsi di Henry, così sapientemente delineato da King. Gli atteggiamenti di prepotenza e aggressività tipici del bullismo sono originati da un ambiente famigliare violento, in cui i genitori alternano severe punizioni a indifferenza nei confronti dei figli: questo matura nel figlio l’idea di un ambiente circostante instabile e ricco di minacce, a cui bisogna rispondere in maniera difensiva, con aggressività. A causa di questa visione distorta, gesti normali e innocenti vengono interpretati come attacchi o offese nei propri confronti; ed ecco che scatta la reazione istintiva, incontrollata, ritenuta giustificata alla luce della “minaccia” nella propria direzione. King descrive le interazioni di Henry coi compagni di scuola, mette in luce i suoi atteggiamenti intimidatori, e sa mostrare un aspetto davvero interessante che riguarda le emozioni più insospettabili e recondite del bullo: la sua paura, nel momento in cui vede che i suoi atteggiamenti coercitivi non hanno effetto. In un episodio del libro, il bullo sta minacciando e maltrattando Eddie, uno dei bambini protagonisti, che in un momento di estrema difficoltà si lascia sfuggire una risatina a causa di un pensiero ironico sulla situazione che sta vivendo. La reazione di Henry è la seguente:

“«Ti sembra divertente?» Chiese Henry, più sorpreso che infuriato. «Lo trovi divertente?» E Henry non sembrava spaventato? Anni più tardi Eddie avrebbe pensato: Sì, spaventato.” (Corsivi dell’autore)

L’aggressività di un bullo può essere una scorretta modalità di autodifesa di fronte a minacce irreali.

Purtroppo l’aggressività di queste persone permane anche in età adulta, e questo è mostrato nel romanzo con particolare efficacia tramite la figura di Tom, marito di Beverly.  Tom ha in comune con Henry un passato di violenze, in cui veniva malmenato dalla madre per qualsiasi motivo, in maniera totalmente ingiustificata. Da adulto Tom è diventato controllante e violento con la moglie. Lei è costretta a vivere nella costante paura di lui, che è la condizione che Tom cerca per sentirsi forte e rassicurato. La ribellione di Beverly alle sue violenze lo getta nello stupore più totale, e poi nel panico. Quello che King riesce a dimostrare come un individuo prepotente sia in realtà un individuo impaurito, che si ritiene costantemente minacciato: l’aggressività e la coercizione psicologica sono due tattiche di autodifesa.

'It' remake: The second most terrifying character from Stephen King's book has been cast
Herry Bowers nella versione cinematografica del 1990

Il bullismo è dunque la manifestazione di un disagio interiore, causato da un ambiente famigliare (o comunque circostante) violento. Soprattutto, non è un fenomeno da sottovalutare: infatti il malessere riguarda parimenti le vittime quanto i bulli stessi, che, come dimostrano i diversi studi citatati da Goleman nella sua opera, risultano molto propensi a un futuro criminale e di abusi di alcool e droga. Per combatterlo efficacemente, occorrerebbe maggior attenzione al problema da parte delle scuole: in America, ad esempio , sono stati avviati in passato dei programmi di “addestramento” emotivo per i bambini con spiccata aggressività, che miravano a rafforzare la capacità dei bambini di riconoscere le reazioni altrui come non minacciose, e a insegnar loro strategie di risposta diverse rispetto alla violenza.


FONTI
Stephen King, “IT“, Sperling & Kupfer Editori S.p.A, 2017
Daniel Goleman, “Intelligenza emotiva. Che cos’è, perchè può renderci felici”, Rizzoli, 1996

 

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