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15 ottobre 2018

Bertolt Brecht e le “Storie del signor Keuner”

Bertolt Brecht e  le “Storie del signor Keuner”

Bertolt Brecht nasce nella città bavarese di Augsburg il 10 febbraio del 1898 da una famiglia benestante. Presto comincia a sposare idee di stampo marxista e sviluppa anche la teoria del “teatro epico”: durante la rappresentazione lo spettatore non deve immedesimarsi in essa, ma deve riflettere su quello che viene inscenato, quasi a richiamare il concetto di catarsi aristotelico. Aristotele nella sua Poetica (334-330 a.C.) definivacon queste parole il concetto di tragedia:

Tragedia dunque è mimesi di un’azione seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione; in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo di siffatte passioni. Dico linguaggio abbellito quello che ha ritmo, armonia e canto; e dico di varie specie di abbellimenti ma ognuno a suo luogo, in quanto che in alcune parti è adoperato esclusivamente il verso, in altre invece c’è anche il canto).

Nel ’28 raggiunge la vetta del successo tramite la messa in scena della sua Opera da tre soldi, il rifacimento di Beggar’s Opera, dramma popolare inglese settecentesco di John Gay.

Con l’avvento del Nazismo, è costretto a lasciare la Germania. Esiliato, passa di città in città per 15 anni, finché nel 1941 mette radici negli Stati Uniti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale lascia gli Stati Uniti e si trasferisce nella parte est di Berlino dove costituisce la compagnia teatrale “Berliner Ensamble” che fino al ’54 recita sulle tavole del Deutsches Theater, ma poi si stabilisce nel Theater am Schiffbauerdamm.

A causa di un’infarto cardiaco muore a Berlino il 14 agosto del 1956.

Un personaggio che percorre la vita dello scrittore è quello del signor Keuner. Ma chi è costui? Come scrive Moni Ovadia in un’introduzione alle Storie del signor Keuner edita da Einaudi si potrebbe rispondere a questa domanda tramite una storia “non di brechtiana invenzione, ma verosimile”.

Un giorno un signore che non conosceva di persona il signor Brecht ma ne aveva solo sentito parlare, lo incontrò per strada e gli disse: — Ho sentito parlare di lei, ma non sono riuscito a capire chi lei sia veramente. Chi è lei signor Brecht?

Il signor Brecht lo guardò per alcuni istanti in silenzio e poi rispose: — Se vuole sapere chi io sia, rivolga questa domanda al signor Keuner!

Si può quindi interpretare la storia come se Herr Keuner fosse un alter ego di Brecht.

Le storie sono di lunghezza variabile, anche se tendono a non superare la pagina. A seguire una delle più celebri.

Misure contro la violenza

Quando il signor Keuner, il pensatore, in una sala, davanti a molte persone si espresse contro la violenza, notò che la gente indietreggiava e andava via. Si guardò intorno e vide dietro di sé… la Violenza.

— Che stavi dicendo? — gli chiese la Violenza.

— Mi sono espresso in favore della violenza, — rispose il signor Keuner.

Quando il signor Keuner se ne fu andato i suoi alunni gli chiesero se avesse una spina dorsale. Il signor Keuner rispose: — Io non ho una spina dorsale per farmela rompere. Proprio io devo vivere più a lungo della violenza.

E il signor Keuner raccontò la seguente storia.

Nell’appartamento del signor Egge, che aveva imparato a dire di no, entrò un giorno, al tempo dell’illegalità, un emissario che gli mostrò un documento diffuso in nome di coloro che dominavano la città e nel quale si diceva che doveva appartenergli ogni abitazione in cui mettesse piede, e parimenti doveva appartenergli ogni cibo che richiedesse; e parimenti doveva servirlo ogni uomo che vedesse.

L’emissario si sedette su una seggiola, chiese da mangiare, si lavò, si coricò e con la faccia rivolta alla parete, prima di addormentarsi domandò: — Mi servirai?

Il signor Egge lo coprì con una coperta, scacciò le mosche, protesse il suo sonno e così in quel giorno gli obbedì per sette anni. Ma qualsiasi cosa facesse per lui, ce n’era una che si guardava bene dal fare, e cioè dal pronunciare una sola parola. Quando i sette anni furono trascorsi, l’emissario diventato grasso a furia di mangiare, dormire e comandare, morì. Allora il signor Egge lo inviluppò nella coperta ormai consunta, lo trascinò fuori dalla casa, lavò il giaciglio, imbiancò le pareti, diede un sospiro di sollievo e rispose: — No.

Non trovate faccia riflettere molto questa storia? Prendetela come un invito alla lettura delle restanti!


FONTI
Biografieonline
Bertolt Brecht, Storie del signor Keuner, Giulio Einaudi Editore S.p.A., 2008
CREDITS
Copertina

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