Immancabile come ogni anno, si è tornati a parlare di polveri sottili e calcolo del PM10. Il fatto che spesso si taccia su una questione tanto grave, non deve far pensare che questa sia stata risolta, bensì che per il momento giornali e televisione abbiano altri argomenti di cui trattare. Perché il problema persiste e non basta smettere di pensarci nell’attesa della pioggia perché si possa risolvere.

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Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto, cos’è il PM10?
PM10 è un acronimo che sta ad indicare Particulate Matter ≤ 10 µm, ossia il materiale particolato con dimensione uguale o inferiore a 0 micrometri disperso nell’atmosfera. L’origine di tale particolato può essere naturale come artificiale, ma nel caso specifico, a preoccupare è la parte di origine artificiale, prodotta dalle attività umane, quali l’utilizzo di combustibili fossili. La nostra vita ruota fondamentalmente attorno a questi prodotti, come il gasolio, il cherosene o la benzina, il cui utilizzo e consumo è una delle principali cause di emissione di polveri sottili.

Perché preoccuparsi?
Il motivo è semplice. Tali sostanze vengono assorbite dagli organismi attraverso la respirazione e più sono di piccole dimensioni, più in profondità riusciranno a penetrare, aumentando il rischio di sviluppare forme tumorali, in special modo in organi quali polmoni, colon e intestino.

I limiti di legge imposti dall’Europa in merito alle emissioni, vengono ogni anno superate ben prima del termine dell’anno, costringendo le varie amministrazioni locali a prendere provvedimenti.

I principali comuni italiani, si adoperano nell’attuare una riduzione delle emissioni chiedendo spesso l’aiuto dei cittadini, limitando la circolazione di auto inquinanti (tra cui quelle a gasolio o gli euro 4), invitandoli all’utilizzo dei mezzi pubblici per gli spostamenti e a ridurre le temperature all’interno delle abitazioni o degli edifici statali.

Ma i rischi restano e queste soluzioni possono solo fungere da tamponi. Città come Torino sono arrivate a suggerire ai residenti di chiudere porte e finestre e a non svolgere attività fisica all’aria aperta a causa della condizione intollerabile dell’aria.

Purtroppo Torino è solo uno dei 24 centri urbani sparsi in tutta la penisola che, secondo il rapporto ufficiale Mal’aria di Legambiente, avrebbero già superato i limiti di legge in modo grave.

Non tutti i suggerimenti proposti sono però pienamente realizzabili, e, soprattutto, celano un velo d’ipocrisia inaccettabile in simili situazioni di emergenza.

E’ l’esempio questo dei dati relativi alle emissioni di polveri sottili prodotte dalle automobili a gasolio: non tutti gli studi sono concordi nel ritenere che tali auto producano una quantità superiore rispetto a quelle a benzina, al contrario, alcuni di questi affermerebbero che tali emissioni sarebbero fino a 10 volte inferiori.

La spinta ad utilizzare i mezzi pubblici inoltre, appare insostenibile se si considerano i mezzi a disposizione dei cittadini: non solo sono in un numero insufficiente a sostenere un eventuale aumento massiccio di utenti, ma sarebbero anche di vecchia generazione. Parliamo in questo caso degli autobus: alcuni di questi sarebbero infatti in circolazione da quasi 30 anni, rientrando dunque nella categoria Euro 0, che verrà messa finalmente al bando al termine del 2018.

I veicoli Euro 0 sono ovviamente i veicoli tra i più inquinanti ed è inammissibile che i comuni e lo Stato non abbiano ancora provveduto alla loro rottamazione, al contrario dei cittadini, che hanno invece dovuto provvedere da più di 20 anni.

(LaPresse)In generale, volendo considerare solo la fonte automobilistica delle polveri, ci si trova al momento nella oggettiva impossibilità (o non volontà) di agire in modo concreto e forte in direzione di una riduzione del traffico lungo le strade. Basta circolare lungo una qualsiasi arteria extraurbana negli orari di punta per rendersene conto. Ciò cui si potrebbe puntare al momento potrebbe essere il favorire l’adozione di automobili che sfruttino energie alternative ed ecosostenibili, come le macchine elettriche.

Al di là di queste considerazioni comunque, non possiamo limitarci a sperare nella pioggia o nel vento per risolvere la situazione, né possiamo fermarci a soluzioni temporanee e che risolleveremo lo stato di cose solo in parte. E’ tempo di operare un cambiamento nel nostro stile di vita, un cambiamento drastico, forse scomodo, ma che apporterebbe una svolta in positivo per tutti noi: innanzitutto prendendo consapevolezza del problema e dell’impatto che le nostre azioni, anche le più apparentemente banali, hanno sul pianeta e, quindi, su noi stessi.