Münster è una cittadina tedesca di 300 mila abitanti la cui stessa esistenza in Italia è ignota ai più, per non dire quasi a tutti. Eppure dal 1977 c’è qualcosa che, come un incantesimo rinnovato ogni dieci anni, turba silenziosamente la quiete di questo piccolo paese altrimenti ignorato della Renania-Vestfalia, nel nord-ovest della Germania. Skulptur Projekte è attualmente considerata una delle più famose situazioni espositive di arte contemporanea a livello internazionale, al pari della Biennale di Venezia e di dOCUMENTA di Kassel. A differenza però della mostra di Kassel, fondata nel 1955 e incarnazione pura di quella spinta al rinnovamento culturale e intellettuale di una Germania post-bellica, Skulptur Projekte non si limita semplicemente a “fare il punto” dell’arte contemporanea dentro e fuori i confini tedeschi ma si rivolge sin da subito al ruolo e alla metamorfosi della scultura nelle arti e nella società, interroga la sua relazione con lo spazio pubblico, la sua intersezione con il movimento quotidiano di corpi ed eventi, la sua presenza stessa nella città. È questo imperativo di site-specificity che il primo direttore di SP, Klaus Bussmann, chiede ai nove artisti invitati ad esporre nel ’77 e trasmette anche alle successive edizioni della mostra, che prende forma appunto ogni dieci anni. Un intervallo lunghissimo, pare, che invece funziona e riesce a creare una sorta di disegno retrospettivo più vivido e, forse, più facile da leggere e da collocare in termini storico-artistici rispetto ad altre manifestazioni più frequenti.

Dai nove artisti della prima edizione, Skulptur Projekte Münster 2017 vede la partecipazione di più di 35 grandi nomi della scultura contemporanea e delle arti visive e performative: da Gerard Byrne a Michael Dean, da Lara Favaretto a Hito Steyerl, Xavier Le Roy, Joelle Tuërlinckx e molti altri. Questi artisti si misurano con il compito non scontato di creare un’opera site-specific, che viva in simbiosi con la realtà mutevole e quotidiana di Münster, con i suoi cambiamenti atmosferici, la sua architettura urbana, i suoi edifici istituzionali. Dal centro storico alla periferia più industriale e spoglia di Münster, fino al progetto satellite allo Skulpturenmuseum di Marl, una città vicina, i visitatori di SP sono invitati a perdersi, a piedi o in bici, tra le vie di Münster, e ad andare in cerca, mappa in tasca, delle opere sparse sul suolo pubblico, o a lasciarsi sorprendere dalla loro subitanea apparizione.

Pierre Huyghe, After ALife Ahead, 2017

È difficile lasciarsi sorprendere per caso dal lavoro dell’artista francese Pierre Huyghe: After ALife Ahead è un’installazione di enormi dimensioni che occupa l’intera sala principale di un palaghiaccio quasi in periferia della città, ora dismesso. I visitatori si auto-infliggono una coda di attesa lunghissima nel piazzale antistante l’edificio, ma una volta entrati l’esperienza ripaga: l’anima interna del palaghiaccio è stata scavata, smantellata, distrutta, per creare quella che più di un’installazione sembra la ricostruzione reale di un paesaggio lunare. I vecchi pavimenti di cemento sono stati sventrati, lasciando scoperto il sottosuolo sabbioso; dal soffitto si aprono e si chiudono, ad intermittenza, dei grandi finestroni neri che filtrano e controllano l’apporto luminoso all’ambiente; una zona terrosa in fondo alla sala è ricoperta di erba, mentre al centro di questo paesaggio, a metà tra scenario di distruzione post-apocalittica e umida grotta primitiva, si trova un acquario abitato da un solo pesce, piccolissimo, le cui squame fotocromatiche cambiano colore al variare dell’intensità luminosa circostante. L’ambiente di Huyghe colpisce insieme per la maestosità e la potenza delle sue dimensioni, la sua palese intenzione sorprendente, la semplicità del gesto (la distruzione di un ambiente che viene ricreato attraverso il suo stesso scheletro), ma anche la precisa e considerata valutazione di ogni piccola variabile: i suoni, gli odori, l’esperienza tattile che una tale ri-creazione ambientale permette.

Diversa per intenzioni e poetica è invece Tender Tender, l’opera di Michael Dean ospitata nel salone interno del Museo di Arte e Cultura LWL, una delle venues principali di Skulptur Projekte, nel cuore del centro storico di Münster. L’artista inglese ha qui utilizzato lo spazio preesistente come teatro di una nuova costellazione scultorea di oggetti, materiali e forme a lui care. Calchi di cemento, borse di plastica, pagine e libri strappati e riassemblati, ferro, palloncini, nastro isolante sono gli elementi intimi con cui Dean costruisce quelle che chiamerei “storie tattili”: i diversi materiali manipolati dall’artista stesso, siano essi componenti materiche oppure testuali, si fondono insieme e costruiscono reti di sensazioni che guidano il corpo del visitatore dentro l’installazione, insieme rovina e celebrazione di un racconto autobiografico. Il lavoro di Dean è drammatico, non nel senso di una spettacolarità esibita ma in quello di una “esposizione” fisica ed emotiva, un’opera umana, troppo umana.

Michael Dean, Tender tender, 2017

A Münster di interessantissimo e intelligente c’è anche la decisione, di volta in volta, di far integrare in modo permanente nel corpo della città anche opere di edizioni precedenti, che in questo modo dialogano con i nuovi lavori allestiti, in una conversazione mai spenta e mai risoluta su cosa sia la scultura oggi e su come si relazioni il corpo pubblico ad essa. È possibile scoprire in giro per la città opere di Daniel Buren, Claes Oldenburg (le famose “palle” di cemento nel parco dell’Aasee), Jenny Holzer e Dan Graham (nei Giardini del Castello), Hans-Peter Feldmann (che “riarredò” i WC pubblici nella piazza del mercato) e di tantissimi altri artisti-icone, il cui contributo viene oggi accorpato e incarnato nel patrimonio cittadino, oppure rimesso in discussione, o ignorato, o anche odiato. È proprio questo carattere dialettico e dinamico a piacermi di Skulptur Projekte come peculiare occasione espositiva: la mostra non è organizzata intorno a spazi chiusi e autonomi, white cubes del sistema-arte riconosciuto, luoghi esistenti nella loro delimitata specificità e (soprattutto) accessibili solo tramite un biglietto ben pagato (pensiamo a dOCUMENTA o alla Biennale), bensì l’esperienza e la fruizione artistiche avvengono rompendo gli schemi del circuito chiuso, investono la quotidianità nel suo scorrere più naturale, irrompono nello spazio pubblico domandando, infastidendo, meravigliando. L’arte invade le strade, ed è una bella sensazione.

Ludger Gerdes, Angst, 1989

 

Skulptur Projekte

fino al 1 ottobre 2017

 

Fonti: autrice, https://www.skulptur-projekte.de

Immagini: © Giulia Zabarella