L’umanità è costretta a vivere in città circondate da enormi mura difensive. Perchè?

Al di fuori di esse si trovano i giganti, esseri antropomorfi che si cibano di esseri umani. Questo è il macabro scenario de L’attacco dei giganti per i filonipponici Shingeki no Kyojin – manga di genere dark fantasy di Hajime Isayama dal quale è stata tratta una serie televisiva anime di grande successo, diretta da Tetsurō Araki, già autore di un  adattamento mitico, ovvero Death Note – ricordi che anche Netflix ci ha provato? Guarda qui – e Guilty Crown.

In onda dal 2013 e opera di maestria del WIT Studio – che ha anche adattato Kabaneri of the Iron Fortress e Seraph of the End – porta sugli schermi un medioevo alternativo post-apocalittico che, dopo un secolo di pace, vede l’umanità costretta a riprendere in mano le armi per affrontare orde di giganti che sono riusciti a sfondare le difese cittadine del muro più esterno, Wall Maria.

Al centro della storia si trova  Eren Jaeger, ragazzo determinato e coraggioso che con i suoi amici – ciò che rimane della sua famiglia – Armin Arlert e Mikasa Ackerman, tra gli ultimi superstiti  degli abitanti di Wall Maria, decidono di arruolatosi nella legione esplorativa per combattere i nemici in prima linea. Son ben tre le divisioni militari all’interno delle città murarie: la già citata Legione Esplorativa, che si occupa delle missioni fuori le mura; il Corpo di Guarnigione, che veglia le mura e le difende in caso di pericolo; la Polizia Militare, la più protetta di tutte, che mantiene l’ordine all’interno.

Terrore, impotenza e pericolo sono una presenza costante nella narrazione: nel manga così come nell’anime è disarmante il senso di inferiorità, che pervade ogni essere umano, dal più coraggioso al meno intraprendente. La razza umana reagisce alla paura come è solita fare, chiudendosi al mondo, vivendo da reclusi, preferendo la prigionia alla libertà, nell’illusoria sicurezza delle mura come topi in gabbia, ma effettivamente esposti sempre al pericolo.

A convincere il pubblico non è solo l’avvincente trama, ricca di colpi di scena ma, anche, l’eccellente grafica e cura dei dettagli: spettacolari sequenze dedicate alle battaglie rendono L’attacco dei giganti una delle più efficaci produzioni anime degli ultimi anni. Il profondo realismo che pervade l’intera storia è accompagnato anche da un’intensa verosimiglianza con la nostra realtà, sfiducia nelle istituzioni, fede nella scienza, manie religiose, riflessioni filosofiche sulla vita.

Un consiglio? Se siete amanti dei manga o anime giapponesi non potete perdervi questo capolavoro, ma – ATTENZIONE! – non affezionatevi ai personaggi: nessuno è indispensabile, nessuna morte causerebbe una crepa irreparabile nella trama quindi tutti possono sparire da un momento all’altro. Per quanto macabro possa apparire, in realtà è proprio questo uno degli elementi che caricano maggiormente l’aria di tensione.

Costante tentativo di unire i vari indizi forniti nello scorrere delle puntate per completare il complicato puzzle narrativo, ottenendo solo più domande che risposte. L’unico modo per trovare un definitivo chiarimento è attendere la terza stagione, in programma per il 2018.

Credits e Fonti:
backincode.org, themacguffin.it, pointblanck.it, i2.wp.com