Marie Bonaparte era pronipote del fratello di Napoleone, Luciano. Moglie di Giorgio di Grecia, è stata principessa di Grecia e Danimarca. Ma Marie aveva un problema, viveva tutti i giorni una situazione deprimente e frustrante. Non era tanto l’omosessualità latente del marito, che non le permetteva rapporti sessuali soddisfacenti al di là del puro fine riproduttivo per dare eredi alla propria casata, ma che era ovviata dalla presenza di vari amanti. La questione era più spinosa: la sua clitoride distava tre centimetri dalla vagina e ciò, a suo avviso, non le permetteva di provare un orgasmo durante il rapporto sessuale.

Per comprendere meglio e accettare la sua situazione, Marie elaborò una teoria anatomica della frigidità. Nel 1924, sotto lo pseudonimo di A. E. Narjani, pubblicò un saggio a riguardo sulla rivista Bruxelles-Médical, specializzata in medicina e chirurgia. Nella sua relazione, prese in analisi 243 donne, misurando la loro distanza clitoride-vagina e intervistandole circa la loro vita sessuale. In base alle sue misurazioni, distinse il campione in tre categorie: téléclitoridiennes, paraclitoridiennes e mesoclitoridiennes. Le prime, il 21% del totale, si trovavano nella sua stessa condizione fisica, con la clitoride situata a più di 2,5 cm dalla vagina e incapaci di raggiungere l’orgasmo durante l’amplesso. Il 69% rientrava invece nella seconda categoria, con la clitoride distante meno 2,5 cm e, secondo la Bonaparte, ad ogni rapporto l’orgasmo era loro garantito. Il restante 10% stava esattamente sulla “soglia di frigidità”, cioè aveva la clitoride proprio a 2,5 cm dalla vagina, per cui il raggiungimento dell’orgasmo non era precluso come per le téléclitoridiennes ma nemmeno garantito come per le paraclitoridiennes: dipendeva da vari fattori, quali il loro umore e le abilità del partner. Nella sua ricerca, Marie ovviamente fece riferimento solo alla stimolazione clitoridea derivante dallo sfregamento durante la penetrazione, senza considerare quella manuale. Studi recenti hanno confermato la sua suddivisione delle donne in tre categorie in base alla distanza clitoride-vagina, ma hanno ridimensionato la percentuale di donne in grado di raggiungere l’orgasmo durante il rapporto, riducendolo al 20-30%.

La Bonaparte scoprì anche una correlazione tra l’altezza della donna e la distanza clitoride-vagina. Kim Wallen, professore di psicologia e neuroendocrinologia comportamentale alla Emory University di Atlanta, riprendendo gli studi della principessa, sostiene che, se la corrispondenza è evidente nelle donne basse, questa è meno riscontrabile in quelle alte, anche se sembra esistere un trend generale. Inoltre, le donne della prima metà del ‘900 erano più basse, quindi la teoria di Marie era più facilmente dimostrabile di ora.

L’esperienza di ricerca di Marie Bonaparte si situa in un periodo, quello tra gli anni ’20 e gli anni ’30, di relativa apertura sessuale rispetto alla repressione vittoriana e al conservatorismo degli anni ’50. In questi anni il sesso inizia ad essere visto come un passatempo ricreativo, per cui emerge una maggior ricerca del piacere femminile, prerequisito per avere sia una buona salute sia un’armonia matrimoniale, come testimoniato dai vari manuali dell’epoca, medici e non, con suggerimenti per come raggiungerlo. Per questo, la principessa si sottopose ad un intervento innovativo: il chirurgo viennese Josef Halban tentò lo spostamento della clitoride. L’operazione si rivelò più difficile del previsto e non diede i risultati desiderati.

Col tempo, e soprattutto grazie all’incontro con Sigmund Freud, Marie riconsiderò la sua teoria della frigidità. Lo psicanalista sosteneva infatti che la clitoride perde sensibilità a favore della vagina durante la pubertà, quindi una donna non ne ha bisogno per soddisfarsi sessualmente. Coloro che hanno orgasmi clitoridei sono quindi bloccate in uno stato infantile, mentre generalmente questa fase, chiamata da Freud “fase fallica”, terminerebbe con lo sviluppo e la pubertà quando la donna prende coscienza del suo ruolo passivo. Nel 1953, la Bonaparte, datasi alla psicanalisi, arrivò anche a screditare il suo saggio pubblicato sul Bruxelles-Médical. I suoi approfondimenti continuarono e, dopo l’osservazione di come donne sottoposte a clitoridectomia riuscissero comunque a compiere una masturbazione clitoridea, giunse ad una semplice conclusione: alcune donne nascono con un orientamento clitorideo, altre con uno vaginale. Non c’è nulla da fare, né la chirurgia né la psicoanalisi possono intervenire.

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Fonti: Mary Roach, Bonk: The Curious Coupling of Science and bumtzi bumtzi, W. W. Norton & Co., 2008