In cucina si crea e si sperimenta, si provano accostamenti e si uniscono vari sapori. E’ dalle varie combinazioni che nascono le prelibatezze. Intorno al tavolo si riunisce la famiglia, si ritrovano gli amici e c’è sempre la possibilità di aggiungere dei posti, è un ambiente caldo, accogliente, aperto.

A San Vito Lo Capo lo sanno bene, infatti tra il 15 e il 24 settembre si terrà il XX Cous Cous Festival che, dal 1998, cerca di valorizzare la differenze e di promuovere lo scambio culturale attraverso le tradizioni gastronomiche.
Celebrando il Cous Cous come un “cibo della pace, al motto di “Make cous cous not war”, il festival riunisce tutti intorno ai colori e ai sapori di questo piatto povero della tradizione mediterranea, pietanza che sa coniugare i sapori della terra che lo offre – ad esempio, in Sicilia, la versione più tipica è con la zuppa di pesce.

Il cuore della festa è una sentitissima gara internazionale, nella quale chef di 10 paesi differenti si sfidano per cucinare il miglior Cous Cous, la squadra italiana viene scelta con una precedente gara di livello nazionale mentre le giurie del festival sono addirittura due, una di esperti e una popolare. Nella scorsa edizione è stata la Palestina a trionfare.

In un’atmosfera multietnica, i confini della città si aprono al mondo permettendo un emozionante viaggio culinario capace di trasportare chiunque dall’Angola alla Tunisia, dal Perù alle Mauritius facendo sentire tutti più vicini.

Non solo cucina ma anche arte e musica, tra gli ospiti di quest’anno ci sarà Joe Bastianich e tra i cantanti nazionali ed internazionali interverrà, tra gli altri, Francesco Gabbani .
Saranno dunque dieci giorni all’insegna dell’integrazione promossa attraverso cooking show, degustazioni, spettacoli e concerti, una rassegna che il sindaco della città, Matteo Rizzo, definisce: – Fiore all’occhiello del nostro territorio -.

Le potenzialità della cucina come ponte, come arte che abbatte le frontiere, è stata colta anche da UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati) e dall’ong Food Sweet Food, che hanno organizzato in diverse città europee il Refugee Food Festival:  un’iniziativa che prevede l’apertura delle cucine dei ristoranti a chef rifugiati da paesi come l’Afghanistan, l’Eritrea, la Somalia, la Siria e l’Ucraina.

Oltre a rappresentare una possibilità concreta di lavoro e a permettere ai rifugiati di presentare piatti tipici delle loro terre, il festival consente ai clienti di venire a conoscenza di nuove culture e nuovi sapori, iniziando così ad assimilare l’idea della diversità come un valore.

I tre obbiettivi principali che l’iniziativa si propone sono di cambiare la percezione comune nei confronti dei rifugiati, di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro a questi chef stranieri mettendoli in contatto tra di loro e con diversi ristoranti e, infine, di scoprire piatti e bontà di tutto il mondo.

La ricetta per l’integrazione non è una sola, ma gli ingredienti immancabili non possono che essere apertura, comprensione e voglia di arricchirsi reciprocamente attraverso un sincero desiderio di accoglienza.

FONTI: www.couscousfest.itwww.sanvitoweb.comwww.refugeefoodfestival.comwww.repubblica.it

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