Sbarcato il 10 maggio nelle sale italiane, l’ultima fatica del regista Terrence Malick ha saputo guadagnarsi in pochi giorni un folto gruppo di estimatori, grande almeno quanto un altrettanto nutrito esercito di detrattori. Il momento per schierarsi è dunque più che propizio, e non posso fare altro che imbracciare le armi e militare tra gli estimatori di Song to song.

BV (Ryan Gosling), un ragazzo dall’animo semplice e gentile, è pronto a dedicare anima e corpo alla sua relazione con la fidanzata Faye (Rooney Mara). Quest’ultima, alla costante ricerca di nuove e forti esperienze per soddisfare il suo bisogno di darsi alla vita, intreccia una relazione con l’amante Cook (Michael Fassbender), un magnate dell’industria musicale. Il fragile triangolo, fatto di amore e tradimenti, di amicizia e di inganni, sarà costantemente messo in bilico dall’instabile figura interpretata da Fassbender: Cook è un uomo enigmatico, affascinante ed egocentrico, pronto a fagocitare tutti coloro che gli stanno intorno.

Quando si parla di film come Song to song, credo che sia del tutto inutile cercare delle etichette come “bello” o “brutto”: durante la visione ci ritroviamo spaesati,impreparati per confrontarci con quella che, a conti fatti, è un’esperienza. Un’esperienza che può raggiungere lo spettatore e colpirlo profondamente, o può anche rimbalzargli contro lasciandolo infastidito. Malick chiede molto al suo pubblico, e non fa nulla per rendere la visione scorrevole: quei 129 minuti trascorrono lenti, i dialoghi sono pochi, le voci fuori campo predominano, i nessi logici e cronologici tendono a sbiadirsi. Tuttavia, sono convinto che il regista non ricerchi questo stile antinarrativo e dilatato per puro vezzo cinematografico.

Rivolgendosi a Ryan Gosling, intento a suonare il pianoforte, Rooney Mara lo invita a rallentare il ritmo, ad andare più piano: è una storia d’amore quella che sta suonando per lei, e ha bisogno del suo tempo, dei suoi spazi. Questo è, riassunto all’estremo, Song to song: una lunga e sofferta storia d’amore, raccontata attraverso bellissime immagini dalla fotografia potente ed evocativa. Le scene che si susseguono sono ricordi sfuggenti, volatili, pregni di malinconia; il tutto si intreccia per analogia, si sfoca, si deforma, esattamente come fanno i ricordi nella nostra mente. Tutto il film, dalla prima inquadratura, è pervaso da un’aria malinconica che riesce ad essere pesante e leggera al tempo stesso, e i personaggi che lo abitano sono vinti dai demoni del loro passato.

I quattro protagonisti diventano così il polo di un turbinio di emozioni: si attirano e si allontanano, si baciano, si toccano, si odiano, si amano. Malick riserva molto spazio anche alla dimensione fisica: corpi che si spogliano, si strusciano, si accarezzano (la macchina da presa indugia sulla pancia di Rooney Mara in modo quasi maniacale, simbolo della sua bellezza e insieme origine della vita).

Non si può negare, Song to song è un film molto particolare; per la sua stessa natura è destinato a dividere il proprio pubblico in due blocchi contrapposti. Parlare di questo film è difficile, vorrei quindi concludere con un consiglio: fatevi un favore e guardatelo. Poi deciderete per che parte militare: estimatori o detrattori?

Fonti:

https://www.comingsoon.it/film/song-to-song/48914/scheda/

Crediti immagine:
Regia di Terrence Malick, 2017, screen
http://www.indiewire.com/wp-content/uploads/2017/01/umpv_06749_r_crop.jpg?w=780