Papa Francesco durante la visita all’ilva di Genova elogia l’impresa autentica e mette in guardia dall’economia quando diventa spietata speculazione:

L’imprenditore non va assolutamente confuso con lo speculatore, lo speculatore non ama la sua azienda né i lavoratori ma li vede solo come mezzi per fare profitto, quando l’economia passa nelle mani degli speculatori si rovina…”

Nel nostro Paese è attualmente in corso un acceso dibattito sui voucher, strumenti utilizzati per retribuire i lavori occasionali e discontinui o prestazioni di lavoro accessorie.
Ogni voucher può essere utilizzato per un’ora e vale 10€, di cui 1,30€ va all’INPS, 0,70 all’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro e 0,70€ per la gestione del servizio, perciò di fatto il lavoratore guadagna 7,50€.

Nati con l’intenzione di far emergere il lavoro nero garantendo un minimo di contribuzione e per dare una copertura assicurativa a questa categoria di dipendenti, i voucher sono comparsi per la prima volta nel 2008, sotto il governo Prodi ed erano spendibili solo in ambito agricolo; con il succedersi dei governi, le aree di impiego sono state ampliate sempre di più ed è anche aumentata la somma massima annuale che una persona può percepire: oggi i voucher sono utilizzati soprattutto nel settore del commercio, dei servizi e del turismo.

Tutto ciò ne ha favorito un uso improprio e, paradossalmente, li ha resi un mezzo di sfruttamento.
Per alcune tipologie di impiego che non richiedono competenze specialistiche, infatti, è frequente che il datore di lavoro continui a sostituire i dipendenti ogni volta che raggiunge il tetto massimo di pagamento con i voucher, ovvero, per risparmiare i costi di un contratto a chiamata o di un contratto a tempo determinato, evita di stringere un rapporto lavorativo stabile con un singolo dipendente.
Capita inoltre che, nell’arco di una giornata lavorativa, solo una parte sia pagata tramite i voucher mentre il resto venga retribuito in nero, di modo da poter dire, in caso di infortunio, che questo sia avvenuto nell’arco di tempo coperto dal voucher.

Per tutta questa serie di motivi la CGIL ha dato vita a una forte mobilitazione al fine di ottenerne l’abolizione. L’obbiettivo è stato quasi raggiunto perché, per scongiurare la minaccia del Referendum prospettato dal sindacato di Susanna Camusso, la Commissione del Lavoro ha effettivamente approvato la loro eliminazione ma ora, nell’ambito della manovra correttiva di bilancio, il Governo sta tentando di inserire una nuova misura: il “contratto di lavoro occasionale” per regolamentare in modo nuovo le prestazioni prima garantite dai voucher.

Il nuovo strumento potrà essere usato solo da aziende con un massimo di 5 dipendenti ed entro un tetto di 5mila euro l’anno. Ogni lavoratore potrà essere pagato fino a 2500 euro.
Per le famiglie sarà previsto un apposito “libretto” telematico per pagare piccoli lavori domestici (come baby sitting, lezioni private ecc..), il tutto attraverso specifici portali INPS.

Per il fronte dei contrari ”si vuole far rientrare dalla finestra ciò che è stato fatto uscire dalla porta”, si dichiara anche che se il governo non dovesse fare dei passi indietro si intensificherà la mobilitazione.
Gli imprenditori, invece, consideravano i voucher uno strumento valido e temono il rischio di una burocrazia troppo complessa per le piccole realtà.

Per ritornare alle parole del Papa non resta che sperare che ”L’economia non perda volto e non perda i volti” perché un’economia senza volti è un’economia astratta e feroce.

 


Fonti:

Il Cittadino di Monza e Brianza sabato 3 giugno 2017, Il Cittadino +, Economia “Nuovi Voucher, no della CGIL Artigiani: troppa burocrazia” di Paolo Cova
www.lindro.it
www.possibile.com

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