Ormai in ogni dispositivo elettronico, che si tratti di smartphone o computer, è presente l’autocorrettore. Probabilmente questo strumento è stato per lungo tempo il sogno di ogni copista, editore ed autore, soprattutto di quelli medioevali. Cosa c’è di meglio del poter scrivere senza preoccuparsi (o quasi) se una parola sia scritta bene o male? Eppure il futuro, di questo passo, non sembra così roseo.

Se infatti, grazie all’autocorrettore, le nostre preoccupazioni per la grammatica e la morfologia si riducono a zero, ciò porta in qualche modo ad un “contro” che si oppone all’appena detto “pro”. In effetti, l’automazione della scrittura portare inevitabilmente allo spegnimento del cervello o come minimo dell’atto logico-ragionativo. Detto in modo più concreto, l’utente medio del “mezzo” 2.0, aiutato da tutti i punti di vista per quanto riguarda la lingua italiana (a parte per questioni di sintassi più complesse), con il passare nel tempo, nel ripetere la stessa azione scrittoria su carta, rischia di non riuscire più a mettere in moto quel procedimento mentale che gli permette di distinguere, grossolanamente, “cielo” da “celo”. Non è un caso che negli ultimi concorsi pubblici si siano riscontrati errori da scuola elementare, come ad esempio l’incapacità d’utilizzo dell’h nel verbo avere. Possiamo vedere tutti i giorni in un modo o nell’altro, come il mezzo digitale con le sue decine di abilitazioni, crei un confortevole spazio virtuale in cui il fruitore viene aiutato e “coccolato”: uno spazio in cui l’errore di lingua viene corretto automaticamente o amabilmente accettato perché “suvvia, il contesto è informale”. Se l’autocorrettore poteva diventare un utilissimo strumento d’insegnamento, per esempio per quanto riguarda l’italiano per stranieri e nelle classi di scuola primaria, il suo destino è stato l’opposto e banale: non utile ma dannoso. Come tool, si potrebbe dire che l’auto correttore sia un ibrido tra la causa e l’effetto: da una parte è stato ed è un potente veicolo dell’analfabetismo, dall’altro è la dimostrazione che la padronanza dell’italiano da parte dei madrelingua è sempre più scadente.

Nel complesso, sarebbe bene per il linguista affacciarsi con più interesse al mondo del Web 2.0. La chiave per il crescente analfabetismo potrebbe trovarsi proprio tra le stringhe di programmazione dei sociali network, o più semplicemente, nelle loro home.

 

 

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