Il 2017 è un anno di fuoco per le elezioni in Europa: prima l’Olanda, ora la Francia e prossimamente, nel settembre del 2017, la Germania. Ma cosa hanno di diverso queste elezioni e perché preoccupano tanto? La risposta è semplice: l’avanzata dei populismi.

Il 23 aprile si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi e ha visto al primo posto per numero di voti (24%) il centrista Emmanuel Macron, candidato di En Marche!, seguito a ruota (21,3%) da Marine Le Pen col suo Front national. Il 7 maggio le previsioni che davano Macron per favorito sono state confermate: Macron, infatti, è stato eletto presidente col 66,6% dei voti, ottenendo il doppio dei voti di Le Pen (20.703.631 contro 10.637.138). La leader populista di estrema destra, al primo turno, è stata solo a un milione di voti di distanza dal giovane europeista e al secondo turno si è registrato un record assoluto di astensionismo. Tutto ciò dovrebbe far tremare l’Europa? In parte sì, poiché il Front national ha ottenuto un risultato storico e i partiti tradizionali di destra e sinistra sono stati eliminati al primo turno. Il candidato di destra François Fillon, infatti, ha ottenuto il 20% di voti, mentre quello dell’estrema sinistra Jean-Luc Melenchon il 19,6%.

Emmanuel Macron

 

Anche se il 7 maggio non ha vinto il secondo ed ultimo turno, il posizionamento di Marine Le Pen ci porta ad interrogarci sulla piega che l’Europa sta prendendo in favore dei populismi e di un atteggiamento più euroscettico.

Marine Le Pen

Questa tendenza populista che si sta sviluppando in Europa è stata portata sotto i riflettori dalle recenti elezioni in Olanda, tenutesi nel marzo 2017. Il Pvv (Partito della Libertà) guidato da Geert Wilders, infatti, non è riuscito ad imporsi al governo, ma ci è andato molto vicino, posizionandosi al secondo posto (20 seggi) dopo il partito di centrodestra (Vdd – Partito per la libertà e la democrazia) di Mark Rutte, vincitore delle elezioni con 30 seggi: il fatto che Wilders, antieuropeista e fortemente xenofobo e islamofobo, sia arrivato a un passo dalla vittoria non può che risultare emblematico della crisi di fiducia che sta vivendo l’Europa. La “Nexit” (Netherlands + exit), promessa da Wilders e per poco scampata, appare ancor più significativa se messa in relazione ai Paesi Bassi, fino a non molto tempo fa promotori del progetto europeo.

Mark Rutte
Geert Wilders

La Germania, prossima nella lista delle elezioni, si trova di fronte ad un testa a testa fra Angela Merkel, per la quarta volta in corsa per le elezioni federali per conto della Cdu (Unione Cristiano-Democratica di Germania), e Martin Schulz, ex presidente del Parlamento Europeo e candidato della Spd (Partito Socialdemocratico di Germania).

Angela Merkel

I sondaggi sulle elezioni, previste per il 24 settembre, al momento danno per favorito il partito della cancelliera, passato dal 35,2% dei voti a oltre il 40%. Martin Schulz, comunque, ha dalla sua una “doppia anima”: pro-Europa da un lato, populista dall’altro – ponendo, a questo riguardo, un forte accento sulle tematiche sociali e sul lavoro. La strategia di Schulz, che vuole colpire dritto al cuore i tedeschi mantenendo comunque un’impronta europeista, potrebbe avere la meglio su Merkel, di cui molti sembrerebbero essersi stancati.

Martin Shultz

La Brexit e l’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti hanno certamente avuto il loro peso in quest’ondata di sfiducia nei confronti dell’Europa, delineando all’orizzonte le barriere del nazionalismo e della chiusura. Non possiamo che augurarci che il populismo incassi sempre una medaglia d’argento.

 

Fonti:

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