Spesso quando non conoscono azzardano frasi contro di essi, o puntano il dito, o dicono cose spregevoli perché pensano di essere nel giusto, e non lo sono mai perché non conoscono la verità.
Vogliono dimostrare che il loro pensiero è la verità.
Mi hanno detto cose terribili.
Ho detto cose terribili, adesso penso che le leccherei dal pavimento, se potesse servire.
Un giorno ho detto “le persone sono strane, prima ti danno tutto e poi te lo tolgono”.
E qualcuno che conosco molto bene mi ha risposto che sono io quella che toglie tutto.
Sono passati anni, e tutt’ora ci sono frasi che mi girano per la testa che non riesco a dimenticare,
perché mi hanno ferita come qualcosa che brucia ancora come il fuoco che non ho mai avuto modo e coraggio,
di spegnere.
Molte cose mi hanno resa forte, altre cose debole.
Tutt’ora se ci ripenso molte cose mi hanno fatta arrabbiare, ma non abbastanza.
Ho incassato colpi pensando che le cose spregevoli che venivano dette su di me e su gli altri,
fossero vere a tal punto da condizionare il mio reale pensiero su di me
e sugli altri, lasciandomi puntare il dito, ad un certo punto ho iniziato a vedere la verità.
Non so cosa mi abbia fatto aprire gli occhi, ma è successo, e sono contenta che sia successo.
Ho iniziato a vedere chi fossi davvero e chi fossero davvero gli altri,
basandomi anche su ciò che vivevo e su ciò che gli altri mi dimostravano,
e non su ciò che qualcuno mi raccontava solo per sminuire qualcun altro.
Sminuirlo per cosa?
Per sentirsi superiore a chi?
A cosa?
E’ una cosa che ho sempre detestato sentirmi superiore.
La verità è che non sono mai riuscita a farlo, e non ho mai voluto farlo.
Nemmeno avere attorno a me persone che si sentissero superiori a me o ad altri,
perché sono dell’opinione che nessuno è superiore a nessuno, io posso esser brava in qualcosa,
e qualcun altro in qualcos’altro.
Ho smesso di puntare il dito verso gli altri, ho imparato ad alzare il dito, solo per puntarlo su me stessa
(se dovevo) perché ero io la persona con cui dovrei e devo sempre prendermela quando penso di sbagliare,
perché sono sempre e solo mie scelte,
perché solo rendendomi conto di ciò posso migliorare, aggiustando gli errori che faccio io (non gli altri)
perché le scelte che faccio son sempre le mie, e non di qualcun altro.
Molte volte ho scelto di non scegliere,
e invece avrei voluto scegliere.
Ho molti rimpianti, ma tutti quanti i rimpianti sono scelte che mi hanno portato
ad altre scelte, ad avere ripensamenti sulle prime scelte fatte, e sul fatto di non
averne avute seconde.
Mi fa arrabbiare e allo stesso tempo meravigliare di quanto siano state giuste le prime.
Ma non vale per tutto, come non vale per le persone che reputi inizialmente in un modo,
e poi sono in tutt’altro.
L’abito non fa (quasi mai) il monaco.