A Roma il Parco Centrale del Lago all’Eur è uno dei luoghi meno battuti da turismo di massa e probabilmente non può neanche essere annoverato nell’elenco dei luoghi da visitare. In una città con più di 2000 anni di storia, i monumenti e i paesaggi sono così vari e numerosi che in una gita di pochi giorni si deve obbligatoriamente fare una selezione di cosa vedere e cosa tralasciare.

Il Laghetto dell’Eur è tutto ciò che non ci si aspetta di vedere a Roma, con un’atmosfera che ricorda vagamente Central Park. Un’area verde con un vasto specchio d’acqua al centro, circondato da grandi edifici moderni. Non a caso il quartiere è soprannominato la City, per la somiglianza con New York.
La sua storia è relativamente moderna. Doveva essere realizzato per l’Esposizione Universale del 1942, e infatti fu progettato nel 1937, ma la sua realizzazione avvenne in occasione dei Giochi Olimpici del 1960.
L’autore del progetto fu Raffaele de Vico, che lo inserì in un sistema di 5 grandi parchi che fanno dell’Eur il quartiere più verde della capitale.

L’acqua viene immessa dal “Giardino delle Cascate“, che riempie i circa 85.000 metri quadrati di superficie che il bacino occupa, mentre fuoriesce da sbocchi che si trovano principalmente nel lato nord. Nei punti più profondi è alto 3 metri.
Intorno la riva sono presenti molte varietà di piante tra cui i pini, palme, pitsporo, cedri del Libano, sipei, lecci, taxus disticum e lauroceraso. Anche la fauna ittica è molto numerosa, costituita principalmente da trote, tinche e scardole, ed è preservata grazie al divieto di pesca.
Sono molte le iniziative sportive, soprattutto canottaggio, e culturali che vengono organizzate nel parco.

Tuttavia, i pochi collegamenti ne rendono difficoltoso il raggiungimento. Questo è un problema ricorrente a Roma, la quale nonostante la vastità del suo agglomerato urbano continua ad avere un servizio di trasporto pubblico non all’altezza. Se venisse incrementato, questi luoghi attualmente sconosciuti ai turisti diventerebbero fruibili anche per loro, i quali avrebbero un’alternativa alle rotte più “classiche”, e di conseguenza porterebbero soldi.

E magari si riuscirebbe finalmente a sfruttare a pieno, in termini economici e non, l’immenso patrimonio paesaggistico e culturale che questa città possiede.

Fonti:

www.060608.it

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