di Claudio Tarquini

Fino a 50 anni fa, le madri minacciavano di chiamare l’uomo nero per far rigare dritto “i fieou”.  Ora non dobbiamo stupirci se tutti questi ex bambini votano lega! Scherzi a parte, non si può ignorare come gli imponenti flussi migratori stiano ponendo nuove sfide di integrazione e stabilità economica. Allo stesso tempo risorsa e problema, queste persone di colore emigrano speranzose, a volte scappando da guerre che non ci sono del tutto estranee.

Forse riflesso di una società non così arretrata, la maggior parte dei nostri compatrioti si dichiara antirazzista: solo alcuni strati della società risultano maggiormente orientati verso ideologie discriminanti. Lo stesso spirito si respira anche esaminando le scelte politiche del nostro paese, prima fra tutte l’accoglienza riservata ai tanti immigrati che approdano sulle nostre coste. Negli Stati Uniti non viene fornito loro nessun aiuto, mentre noi possiamo vantare un ottimo servizio di soccorso marittimo.

Come anticipato, gli ideali spesso si discostano dalla realtà dei fatti. Gli immigrati portano nella valigia anche tradizioni, culture e modi di pensare diversi. Si scontrano con la civiltà occidentale europea, evidenziando elementi non compatibili.  Tuttavia bisogna considerare che molte di queste persone sono in stato di difficoltà e ciò spesso pone davanti a scelte moralmente difficili.

L’iniziale impatto negativo si mostra anche nel mondo del lavoro, in una situazione già tutt’altro che rosea. Nei rapporti ufficiali della Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione si legge come in Italia si trovi una situazione unica, con un tasso di occupazione più alto tra gli immigrati rispetto ai colleghi italiani. Attenzione a non interpretare i dati statistici in maniera superficiale: gli immigrati non ci stanno rubando il lavoro. Il CNEL afferma che l’unica categoria di impiego in cui la percentuale di lavoratori stranieri è veramente significativa riguarda le “professioni non qualificate”, occupazioni che noi italiani tendiamo a snobbare. Occorre riflettere su quanto sia diffuso il lavoro in nero: pensiamo a persone che raccolgono pomodori per poco più  di un euro all’ora, reclutati giornalmente da inflessibili “caporali”. Non è forse schiavitù questa?

Infine bisogna interrogarsi riguardo alle cause di questi flussi migratori: non possiamo escludere dalla nostra equazione la politica estera dei paesi occidentali in Africa e Medio Oriente. Spesso questa interferisce con la sovranità degli altri stati, portando guerra, distruzione, fame, morte, povertà e instabilità politica. E così facendo si pongono le basi del boom d’immigrazione di questi anni.

Questa non è che la situazione nel breve periodo, con i decenni si assisterà sicuramente a un cambiamento. Non solo conosceremo meglio la cultura e la storia dei nuovi volti in giro per le nostre città, ma con grande probabilità la cultura italiana influenzerà a sua volta gli immigrati di seconda e terza generazione. Inoltre moderni modelli economici dimostrano che sul lungo periodo l’immigrazione fornisce uno stimolo positivo alla crescita economica.

Ormai viviamo di fatto in una società multietnica, in cui persone con origini e idee diverse convivono fianco a fianco. Qualunque sia la personale opinione politica al riguardo, occorre impegnarsi per superare le sfide che i migranti portano bussando alla nostra porta. L’immigrazione è una possibilità di sviluppo economico, sociale e culturale, ma occorre impegnarsi e aprirsi per poter usufruire equamente di questa vantaggiosa risorsa.

 

FONTI:

-http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics/it

-T. BOERI, J. VAN OURS, The economics of imperfect labour markets, Priceton University Press, 2nd edition

-https://www.cliclavoro.gov.it/Barometro-Del-Lavoro/Documents/V_Rapporto_annuale_Migranti_2015.pdf

-http://www.cnel.it/271?shadow_documento_altri_organismi=3442

IMMAGINI:

391722_Asylum-Boat-Immigrants.jpg

2F94C64F00000578-3371675-image-a-23_1450865303684.jpg