Dal focolare al fronte: donne della grande guerra

La prima guerra mondiale: uomini al fronte e donne a casa davanti al focolare, in attesa del ritorno dei mariti, dei padri, dei figli. Questa è l’immagine comune quando si pensa alla guerra e al carico di disperazione e morte che portò con sé. Tuttavia, questo ritratto non rappresenta fedelmente quella che fu la realtà di quegli anni. Sicuramente le donne non combatterono al fronte, ma molte sostennero in vario modo lo sforzo bellico. La necessità di partecipare attivamente allo sforzo che lo Stato stava sostenendo, spinse molte donne ad arruolarsi nelle fila delle infermiere volontarie della Croce Rossa.

Comparsa in Italia nei primi del 900, all’inizio della guerra la figura dell’infermiera era ancora circondata da un alone di discredito e di diffidenza; erano infatti molti a temere per i probabili comportamenti immorali che queste donne avrebbero potuto compiere in ambiente così diverso da quello casalingo. Questi timori spinsero, almeno per il primo anno di guerra, ad impiegare le crocerossine negli ospedali locali, nei centri di primo soccorso allestiti nelle stazioni ferroviarie e sui treni ospedale; affidando loro per lo più compiti assistenziali e non direttamente sanitari, come la somministrazione dei pasti, la lettura di lettere e un generale supporto nei momenti di difficoltà.

I vertici delle istituzioni militari però si resero presto conto che il sistema sanitario non avrebbe potuto reggere allo sforzo bellico senza l’aiuto completo di queste donne, perciò dal 1916 alcune infermiere vennero inviate in prima linea. Al fronte le condizioni di vita erano difficili, il lavoro era intenso e le scene che si presentavano davanti agli occhi delle infermiere erano spesso raccapriccianti. Molte di queste donne non erano totalmente preparate ad affrontare situazioni così difficili e resistettero solo per alcuni giorni. La maggior parte di loro però riuscì ad adattarsi alla vita del fronte e a guadagnare il rispetto dei medici, diventando una risorsa importante per l’intera macchina della sanità militare.

Wikimedia Commons/ Il sacrario militare di Redipuglia. In primo piano la tomba del duca d’Aosta. By Kevin1971 (Own work) [CC BY-SA 4.0]

Un esempio di questa dedizione e abnegazione è quello di Margherita Kaiser Orlando, morta di influenza spagnola nel dicembre 1918, mentre accudiva alcuni militari feriti in un ospedale di Trieste. Unica crocerossina seppellita nel sacrario militare di Redipuglia, era stata insignita della medaglia di bronzo al Valore Militare, per il comportamento eroico tenuto durante un bombardamento nemico all’ospedale da campo in cui prestava servizio. La crocerossina divenne una figura iconica della grande guerra, una donna amorevole che, come una madre compassionevole, assisteva con cura e pazienza i feriti e i moribondi ispirandosi al modello di Orlando e di Florence Nightingale, altro eroico simbolo e dell’assistenza infermieristica moderna.


Fonti:

P. Willson, Italiane. Biografia del novecento, Laterza, 2011

http://www.sacrarioredipuglia.it/margherita-kaiser-parodi.html

http://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/269

 

Credits: Immagine di copertina

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