Anime e manga sono stati il pane quotidiano di molti bambini e adolescenti. Pomeriggi interi passati davanti alla tv, una serie dietro l’altra, e guai a perdersi una puntata. E anche chi non ha sprecato tutto quel tempo coi cartoni, almeno ha presente un po’ Lady Oscar e Lupin. Molte storie sono quasi diventate parte del nostro substrato culturale, non è immediato pensare che in realtà vengano dal Giappone. Cristina d’Avena ci ha messo del suo per farci sentire questi anime un po’ più nostri.

Trame anche complesse alle volte, ma sempre storie intriganti e apparentemente innocue. Appunto, apparentemente. Perché se su alcuni film in prima serata compare il bollino giallo, quello della visione accompagnata da un adulto, nei pomeriggi di Italia1 nemmeno l’ombra. Ma, nascosto dietro a storie strappalacrime, romantiche, avventurose o divertenti c’è sempre un fondo di erotismo. A partire solo da come vengono disegnate le figure femminili: forme generose, anche su personaggi molto giovani (abbastanza lontane dalla media giapponese), abiti incoscientemente provocanti e una sensualità naturale, allegra, non volgare, che non fa allarmare i genitori e nemmeno la censura. Certo, molti anime non vengono trasmessi in Italia in versione originale, ma non ci lamentiamo. Dall’altra parte, invece, c’erano papà Disney e mamma Rai: belli ma pudichi, addirittura quasi desessualizzati. Si intende, non che fossero tutti asessuati, ma l’amore era ridotto a qualcosa di puramente romantico e il corpo privato di qualsiasi espressione comunicativa.

Come osserva lo studio di Valeria Arnaldi, Corpi e anime. Il nudo e l’erotismo nell’animazione giapponese, edito da Feltrinelli, la sensualità e la tensione erotica che emergono negli anime sono evidenti, almeno ad un occhio più maturo. Perché di certo un bambino non ha gran consapevolezza a riguardo. Le protagoniste hanno spesso abiti striminziti e aderenti che evidenziano le forme o completi che, da grandi, scatenano varie fantasie sessuali. Come la classica divisa scolastica giapponese, innocua ma provocante al tempo stesso, con le parigine e quella gonna talvolta un po’ troppo corta che ondeggia e si solleva leggermente quando le ragazze dei cartoni corrono. Una sensualità ingenua e disinibita, talvolta disarmante proprio perché tale.

Oltre ai vestiti sensuali, ci si mette anche il nudo. Non esplicito, certamente (almeno in Italia), perché si tratta sempre di intrattenimento per minori. Ma velato dietro getti di acqua calda, nuvole di vapore e schiuma, perché una ragazza che si fa la doccia o immersa in una vasca da bagno non manca mai. Questo approccio alla sessualità deriva anche dalla cultura giapponese, che non censura il sesso, non lo ostracizza come qualcosa di peccaminoso, abominevole e diabolico. “Non sono cose da bambini”. E invece sì, ovviamente coi giusti filtri. Perché non si può vivere in una bolla fino a 18 anni e scoprire una volta maggiorenni cosa può offrire l’altro sesso. Il desiderio è libero, il nudo naturale.

Per sottolineare come né gli anime in sé né il discorso sulla sessualità al loro interno siano banali, un solo esempio. Ranma, il protagonista del manga e dell’anime Ranma ½, è, si potrebbe dire, androgino. A causa di una maledizione, egli diventa donna a contatto con l’acqua fredda e torna uomo con quella calda. Non è solo un simpatico espediente che causa vari equivoci divertenti, ma comunica un messaggio chiaro. Ranma, infatti, impara a convivere con la sua doppia natura (e quindi anche con una doppia sessualità), liberandosi dai vincoli ed essendo semplicemente sé stesso.

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