Califfo: nell’Iraq di oggi, parola associata con violenza, sangue e morte. Nell’Iraq del IX secolo califfo era sinonimo di mecenatismo, di attenzione e amore per la cultura, anche non legata all’Islam. Oggi le milizie del cosiddetto “Califfato” distruggono ogni forma di arte e cultura pre-islamica, quando nel passato i successori di Maometto si impegnavano a fondo nel tradurre opere di medicina e filosofia greca. Com’è possibile? Oggi vi racconteremo la storia della Casa della Saggezza, della Bayt al-Hikma di Baghdad.

Una casa per tutti

Originariamente soprannominata Madinat al-Salam, la città della pace, Baghdad fu fondata nel 729 dai califfi abbasidi. La stirpe abbaside non era però arabofona, bensì di origine iranica, e si mostrava molto attenta alla traduzione in arabo del patrimonio culturale persiano e pahlavi. Per questo motivo l’apertura culturale si configurava come una delle caratteristiche del califfato, che spinse per portare alla corte di Baghdad quanti più testi filosofici e scientifici del mondo greco. La Casa della Saggezza (Bayt al-Hikma) divenne così la casa per molti dotti, cristiani e musulmani, che convivevano sotto lo stesso tetto e condividevano la comune passione per il sapere. Un dato su tutti: il più famoso direttore della Casa della Saggezza, fu Hunayn ibn Ishaq (sotto), medico siriano, cristiano.

Medicina, filosofia e astronomia

Hunayn e suo figlio Ishaq Ibn Hunayn inaugurarono la fortunata stagione della medicina araba, basata sulla traduzione di testi medici greci, in particolare gli scritti di Galeno. Possiamo sorprendentemente conoscere la grande mole delle opere tradotte grazie al Fihrist, il Catalogo di Ibn al-Nadim, un curioso personaggio. Soprannominato al-Warraq, ovvero “il cartaio”, egli era solito comprare libri in circolazione a basso costo per poi ricopiarli e rivenderli. Oltre a Galeno, erano diffusi gli scritti neoplatonici dell’Accademia di Alessandra oltre alle opere di Aristotele e all’opera astronomica Almagesto di Tolomeo.

Un modello per il sapere

La convinzione spesso troppo radicata che la fede costituisca la nemesi della ragione trova qui un argomento contro molto forte. Fu infatti un califfo, al-Ma’mun, a promuovere l’ambiente culturale di dialogo.  Personaggi come al-Khwarizmi – dalla storpiatura del cui nome il termine algoritmo – per la matematica, al-Razi per la medicina composero opere fondamentali per lo studio scientifico delle materie, come il Liber continens, poi in ampio uso nel Medioevo latino e occidentale. Oltre a matematica, astronomia e medicina, fu in questo contesto che si svilupparono le scienze ottiche, con Ibn al-Haytham (De aspectibus) e la chimica con Jabir Ibn Hayyam e il suo Kitab al-Kimya, pietra miliare della chimica e alchimia medievale.

Religione vs ragione: chi l’ha detto?

La Bayt al-Hikma si configura oggi come uno degli esempi più produttivi della collaborazione fra culture. Smentisce radicalmente la troppo spesso pretesa antinomia ragione-religione, poiché nell’ambiente iracheno proliferarono filosofi della stutura di Ibn Sina (Avicenna, nell’immagine sopra) su tutti, più il cristiano al-Kindi e la sua cerchia intellettuale. Questi pensatori fecero della traduzione di buona parte del corpus aristotelico e della giustificazione della sua integrazione nel contesto musulmano il loro cavallo di battaglia. Un ultimo datto di fatto. Ironicamente, la radice del nome del califfo fondatore della Casa della Saggezza, al-Ma’mun, deriva dalla stessa radice di iman “fede” e dell’ebraico amen. Ma allora, sappiamo davvero come dovrebbe agire un buon califfo? Come un sanguinario al-Baghdadi o un al-Ma’mun amante della scienza e della cultura?

Fonti:

Jim al-Khalili, La casa della saggezza

Cristina d’Ancona, Storia dela filosofia nell’Islam medievale

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